Bologna: arriva Saputo: e i Prati di Caprara?

di Silvia R. Lolli

Penultima settimana di maggio, al termine del campionato di calcio c’è stato l’arrivo di Saputo in città come puntualmente ci informano i nostri giornali, dandoci le conoscenze della squadra di calcio anche quest’anno accontentata della sola salvezza. Del resto una città-non città come Bologna, che fra l’altro ha nel suo pedigree un respiro sportivo più ampio del solo calcio, che futuro può prospettare per un campionato di calcio in cui contano marketing e merchandising e contratti ultramilionari per giocatori sempre meno capaci, ma che aiutano a mantenere i bilanci societari con meno debiti, ed i profitti degli investitori e dei procuratori?

L’arrivo di Saputo mette a posto gli scarsi risultati sportivi della gestione Donadoni, ma non solo, perché vuole avere qualcosa in cambio da tutti noi cittadini: il progetto di speculazione sul territorio. Quindi il suo arrivo ci preoccupa soprattutto per ciò che si sta tracciando per il futuro di questo territorio, attraversato e consumato ambientalmente, economicamente e socialmente.

Ormai sono passati due anni da quando per la prima volta abbiamo appreso del mega progetto di restyling dello stadio e della distruzione di impianti ed ambiente per sviluppare commercio e nuove ricche residenze; eravamo nel 2016 in piena campagna elettorale. È passato un anno da quando si è costituito il comitato Rigenerazione no Speculazione che ha cercato di far riflettere e bloccare lo scempio di un POC assurdo e solo speculativo e che passò abbastanza in sordina in scadenza del vecchio mandato amministrativo del 2015.
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Bologna: i colpi di sole dell’assessore

di Coalizione Civica

Ha cominciato definendo i Prati di Caprara che vedete nella foto sopra (di Piergiorgio Rocchi) come verde ‘percepito’, non reale. È stato attaccato da cittadini inferociti sia al quartiere Porto-Saragozza sia a Borgo-Reno, alla partenza di un fantomatico percorso partecipato. Si è affrettato ad offrire a compensazione dell’investimento sullo stadio aree che a norma di legge (attualmente) non potrebbero rientrare in questo piano, nonostante il nostro governo si stia affrettando a rassicurare (e rientrare in partita).

Ha appoggiato la chiusura di un centro sportivo per farne un Despar, in mezzo a una decina di altri centri commerciali, e ora non sa neanche bene come procedere. Eppure continua a sostenere la bontà dell’operazione finale: replicare un outlet della moda di lusso (The Mall), capace di movimentare milioni di macchine l’anno, in pieno centro abitato di Bologna.


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