Manicomi: immagini di violenza istituzionalizzata

di Gioacchino Toni

«quello che noi mostriamo non è il volto dell’internato o della sua follia, ma ciò che resta di un uomo dopo che l’istituzione, deputata alla sua cura, lo ha sistematicamente distrutto e annientato. Questi volti esprimono soltanto la violenza istituzionalizzata di cui sono stati oggetto e ciò che diventa l’uomo, che sia diventato cosa agli occhi dell’uomo» (dall’Introduzione ad una mostra fotografica tenuta a Venezia negli anni ’70).

Il volume pubblicato dall’editore Contrasto raccoglie lo storico reportage realizzato da Gianni Berengo Gardin tra il 1968 ed il 1969 all’interno di alcuni istituti psichiatrici italiani. Recentemente Carmilla si è occupata della gestione/costruzione della salute mentale grazie a Piero Cipriano che ha affrontato il manicomio fisico, la psichiatria chimica e la macchina diagnostica in grado di conferire identità e destino all’individuo.

Questo libro ci riporta al sistema concentrazionario manicomiale precedente la svolta basagliana. Si pensi che fino alla legge 180 del 1978 il criterio che determinava l’internamento in manicomio era sostanzialmente ancora quello dettato dalla legge 36 del 1904 che prevedeva il ricovero coatto del paziente in quanto “pericoloso per sé e per gli altri o di pubblico scandalo”. Non è difficile immaginare quanto arbitrio potesse contenere anche solo l’idea di “pubblico scandalo”.

Le lotte contro i manicomi portate avanti nell’Italia degli anni ’60 e ’70 da personalità come quella di Franco Basaglia non possono essere scorporate da quell’insorgenza diffusa che per un ventennio ha portato tanti e tante a smettere di chinare la testa di fronte al potere politico, economico e culturale osando pensare e praticare forme di libertà. È in tale contesto che (anche) le recinzioni dei manicomi sono state aperte.
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“Libertina, snaturata, irosa”: storia delle donne internate in manicomio durante il fascismo

a-internate

di Elena Viale

Mentre in Italia restano da chiudere ancora due Opg – gli ospedali psichiatrici giudiziari tristemente famosi per la loro lunga storia di condizioni disumane di degenza – e si fanno tentativi di ristrutturare l’istituzione dalle fondamenta, dal passato delle cure psichiatriche del nostro paese continuano a emergere terribili testimonianze.

Durante il Ventennio fascista, per esempio – complice l’ampliarsi della categoria della “devianza” morale e sociale – i manicomi si riempirono di donne accusate di essere libertine, indocili, irose, smorfiose o, soprattutto, madri snaturate. I ricercatori Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante hanno passato al vaglio i documenti del manicomio cittadino di Sant’Antonio Abate, uno degli storici luoghi di trattamento dei disturbi psichici e custodia di persone sgradite alla società, per raccontare le vite delle donne che vi erano recluse durante quel periodo. Ora foto, lettere e cartelle cliniche dell’archivio dell’istituto sono esposte in una mostra in corso alla Casa della Memoria e della Storia di Roma.

Ho contattato Annacarla Valeriano, della Fondazione Università degli Studi di Teramo, per parlare di devianza, ospedali psichiatrici e foto segnaletiche.
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Franco Basaglia

Franco Basaglia e la più importante rivoluzione italiana

di Vanessa Roghi

Il 13 maggio non si è stabilito per legge che il disagio psichico non esiste più in Italia, ma si è stabilito che in Italia non si dovrà rispondere mai più al disagio psichico con l’internamento e con la segregazione. Il che non significa che basterà rispedire a casa le persone con la loro angoscia e la loro sofferenza (Franca Ongaro Basaglia, 19 settembre 1978)

Con questa citazione John Foot apre l’ultimo capitolo del suo importante lavoro di ricerca La “Repubblica dei matti”. Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia. 1961-1978 (Feltrinelli 2014), capitolo dedicato alla legge 180, alla sua approvazione e alla successiva costruzione della sua memoria pubblica.

Una citazione che racchiude in sé quanto di problematico ma anche di immensamente rivoluzionario ha potuto lasciare l’esperienza di un uomo nella storia nella società italiana senza dimenticare tuttavia le critiche, le domande, le questioni ancora oggi in sospeso, a trentasette anni dal 1978. Una citazione che a partire dalla persona che l’ha pronunciata, Franca Ongaro, mette in luce tuttavia un altro tema, centrale nel libro di Foot: Basaglia, da solo, non sarebbe riuscito a fare niente; e quella che racconta La “Repubblica dei matti” è la storia culturale di un movimento, non la storia di un singolo uomo.

Per questo la ricerca di Foot è complessa da raccontare, perché mai retorica, mai ammiccante, mai facilmente lineare. Dunque procediamo attraverso concetti chiave:

  • Uno: Franco Basaglia, da solo, non avrebbe mai fatto niente.
  • Due: Franco Basaglia non amava i matti, odiava il manicomio.
  • Tre: la legge Basaglia non esiste e comunque dovrebbe chiamarsi legge Orsini.
  • Quattro: quindi Franco Basaglia è stato il più importante intellettuale della storia dell’Italia repubblicana.

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L’economia sociale per sconfiggere gli Opg

Stop Opg
Stop Opg

Questo articolo si inserisce nelle attività divulgative legate alla promozione dell’appello Stop Opg – Chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, senza proroghe e senza trucchi in vista del prossimo 31 marzo, quando è stata fissata la scadenza per la chiusura definitiva di queste strutture.

di Roberto Loddo

Dove andranno a finire le persone sarde internate negli ospedali psichiatrici giudiziari? E che fine hanno fatto tutte le persone sarde dimesse dagli scorsi anni? Con quali progetti e con quali risorse sono state portate in Sardegna? Queste le principali domande scaturite dal seminario nazionale “Opg: Liberare le persone, vivere i diritti”, seminario formativo svolto venerdì 27 febbraio nella biblioteca provinciale di Cagliari e curato dall’associazione dei familiari Asarp.

L’incontro, inserito nel progetto Uomini del Sud e finanziato dalla Fondazione con il Sud, ha rappresentato un momento di discussione aperta a esperti del settore e alle istituzioni sui percorsi di cura personalizzati e sulla restituzione di diritti e opportunità alle persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari. La tappa cagliaritana del seminario è stata organizzata con la collaborazione della biblioteca provinciale di Cagliari e con il patrocinio della provincia di Cagliari.

L’Asarp è partner del progetto insieme a “Impresa a rete società cooperativa”, Consorzio Nuova Cooperazione Organizzata, Rete Fattorie Sociali, Fondazione di Comunità di Messina, Consorzio Mediterraneo Sociale, Consorzio CO.ri. Uomini del Sud è un progetto ambizioso perché vuole sostenere la presa in carico delle persone sarde negli Opg, e la loro fuoriuscita definitiva dalla condizione di internamento, attraverso l’inclusione abitativa, lavorativa, sociale e affettiva, nonchè attraverso l’attivazione dei PTRI (progetti terapeutico riabilitativi individualizzati) sostenuti con budget di salute: un modello innovativo di integrazione socio-sanitaria e di sviluppo dell’economia sociale come strumento di lotta contro la povertà estrema in cui gli internati degli Opg versano, a causa di lunghi periodi di esclusione sociale.
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Tutti fuori: Piazza Grande di maggio racconta gli ospedali psichiatrici giudiziari

Piazza Grande maggio 2014
Piazza Grande maggio 2014
di Leonardo Tancredi

Il numero di maggio di Piazza Grande è dedicato al tema degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari: attualmente sei strutture in Italia, per un totale di 803 persone internate. In copertina il volto di Ascanio Celestini, attore, regista, scrittore e drammaturgo, intervistato da Giorgia Gruppioni. Da tempo Celestini lavora sul tema del manicomio e ha anche interpretato una persona affetta da malattia mentale: “Indubbiamente gli Opg sono un’istituzione vergognosa che va superata.

La pericolosità della maggior parte degli internati (se mai c’è stata) si è azzerata insieme a una parte consistente della loro identità”. Nel 2006 scrive il libro “La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico”, da cui è stato tratto un film diretto, sceneggiato e interpretato dalla stesso Celestini. “La complessità non va isolata e ghettizzata, col risultato di complicarla ulteriormente, ma tenuta all’interno della comunità”.
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“Opg: è la volta buona?”: a Reggio Emilia si parla del superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari

Iguana JoOpg: è la volta buona? Della risposta, che punta alle “prospettive per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari in Emilia Romagna”, si discuterà il prossimo 24 settembre a Reggio Emilia nel corso dell’omonimo convegno organizzato dall’Azienda Usl nell’ambito della settima settimana della salute mentale, prevista sempre nella città emiliana dal 22 al 30 settembre. Tra gli scopi dell’appuntamento, che inizia alle 8.30 per concludersi alle 13, si legge:

Il convegno vuole essere un’occasione di riflessione, aperta ai rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e alla comunità in generale, per delineare il futuro dell’assistenza alle persone autrici di reato prosciolte per malattia mentale in regione.

Da qui si può scaricare il programma completo sulla giornata (pdf, 237,3 kB) e se il punto di partenza sarà un bilancio della situazione in Emilia Romagna, poi sarà la volta di esperienze sul campo: dai quattro anni successivi alla chiusura dell’Opg di Reggio alle esperienze di Sadurano e delle cooperative sociali Ovile e Ambra.
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