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Amianto: il Sin Org Bologna per la bonifica, conquistato da Afeva Er, Cgil e Rsu Ogr

di Andrea Caselli, presidente Afeva Er

Nei giorni scorsi, è stato ripreso sul sito dell’Associazione il manifesto in rete un articolo scritto da Vito Totire che si occupa principalmente delle Officine Grandi Riparazioni di Bologna. Naturalmente ringraziamo Vito Totire per essersi associato ai lutti vissuti dai lavoratori Ogr e naturalmente condividiamo alcuni passi delle sue considerazioni relative ai diritti delle vittime e degli ex-esposti amianto e della necessità di un loro riconoscimento.

Vorremmo altresì chiarire alcuni quesiti ed alcune inesattezze riportate nella parte che riguarda la vicenda del Sin Ogr Bologna. Scrive Vito Totire:

Il sito Ogr è stato incluso tra i SIN – siti di interesse nazionale – nel dicembre 2017; non siamo affatto contrari ma vi sono alcune questioni: a) come mai non è stata convocata una conferenza dei servizi per discuterne b) come mai vengono destinate risorse pubbliche per caratterizzare un sito che è stato inquinato da un’azienda che deve invece risponderne economicamente in proprio secondo il principio “chi inquina paga”? Non che siamo sorpresi da questa ennesima grave amnesia…) come mai si scopre solo adesso che il sito va inserito nei SIN se le Ferrovie hanno sempre dichiarato che l’amianto era sparito da decenni?

La richiesta di inserire l’Ogr Bo fra i Siti di Interesse Nazionale, in considerazione delle previsioni di delocalizzazione delle attività produttive, parte a metà del 2017 per una richiesta in tal senso al Presidente della giunta regionale Emilia Romagna Stefano Bonaccini, da parte della Rsu Ogr congiuntamente alla Cgil Er, alla Cdlm-Cgil Bo, ad Afeva Er.

Ogr di Bologna: ennesimo operaio morto per amianto

di Vito Totire

Muore d’amianto anche Giovanni Malagoli, a pochi giorni da Mario Giovanni Perin. Le istituzioni non devono ricordarsi dell’amianto solo nei giorni dei funerali. L’unico modo per elaborare veramente questi lutti senza fine è riflettere sul passato ma contemporaneamente agire nel presente. Invece: i dati 2018 sull’amianto nell’acqua “potabile” parlano di 13 campioni positivi su 47 nella città di Bologna: il 27.6%.

Mentre si allunga la strage Ogr a Bologna si temporeggia colpevolmente sulla bonifica delle reti acquedottistiche. Alla faccia della prevenzione. Ci associamo al cordoglio espresso dal sindacato e dai compagni di lavoro di Giovanni Malagoli. In questa città in cui pare che qualcuno sia riuscito a lucrare anche sui morti e sui funerali, dobbiamo guardare in faccia il problema dell’amianto non solo per il passato ma anche rispetto al futuro:

I martiri della resistenza dimenticati dell’officina Ogr di Bologna

di Salvatore Fais

Riporta Mario Bianconi nel suo libro “Trent’anni di officina 1958”:

FINALMENTE LA LIBERAZIONE 21 APRILE 1945

«Non vide mai un tale degrado nella sua vita”. Cosi tanto risentimento ed odio per le coercizioni e le prepotenze patite e sopportate, opprimente per l’operaio e dannoso per l’amministrazione ferroviaria”. Racconta sempre Bianconi: “Nel mio piccolo mondo vidi verificarsi l’inverosimile, vidi l’Ingegnere capo marciare inquadrato agli ordini di un suo manovale. Vidi un capo servizio compiacersi di fare il lacchè ( e lo ripeto: lacchè ) ad uno scritturale salito per meriti fascisti a gerarca di terzo o quarto ordin”.. E vide un altissimo funzionario ferroviario di Bologna, messo improvvisamente in pensione per un involontario dispettuccio al su lodato gerarca. In quel periodo venne messo a dirigere -dall’alto- le cose ferroviarie un farmacista. Questo fatto la dice lunga su come funzionavano le cose, Bianconi vide -nel suo piccolo- peggiorato fino all’inconcepibile il disordine in quel luogo di lavoro.

Questi nuovi controllori delle attività ferroviarie, tenevano di fatto in soggezione, dal più basso al più alto tutti i capi amministrativi e tecnici, i quali si guardavano bene dal lamentarsi per non incorrere in guai peggiori. L’officina, racconta sempre Bianconi, fu tramutata in un ignominioso, odioso covo di spie e leccapiedi, da far dare di stomaco ad una struzzo, i voltagabbana paludavano come i funghi. Aumentò all’inverosimile il numero di lavoratori disposti a far di tutto pur di non versare una goccia di sudore lavorando”. Gli indaffarati a far niente si trovavano nel loro paradiso terrest”., Il distintivo del fascio mise al coperto, in officina, individui che quanto a malefatte ne avevano più del diavolo.