La lunga durata del razzismo italiano e l’accelerazione verso il baratro

di Annamaria Rivera

È del tutto evidente che, con il governo fascio-stellato, abbia raggiunto il culmine la dialettica perversa fra razzismo istituzionale e razzismo “popolare”, della quale scrivo da molti anni. E ciò non solo a causa di una produzione legislativa essa stessa d’impronta apertamente sicuritaria e discriminatoria, la quale non fa che titillare, legittimare, alimentare il senso comune intollerante e i diffusi sentimenti di ostilità verso gli altri. Ma anche grazie al ricorso a una strategia propagandistica, ben congegnata e ben pagata, che è divenuta ormai, come nei regimi totalitari, strumento di governo e, al tempo stesso, di manipolazione delle masse: le due dimensioni vanno facendosi sempre più intercambiabili o addirittura coincidenti, insieme con la costante violazione del principio democratico della separazione dei poteri.

E’ anche a causa di questa dialettica che gli atti di razzismo “spontaneo”, per così dire, vanno moltiplicandosi secondo il ben noto meccanismo per cui frustrazione, risentimento e rancore (non poche volte effetto delle condizioni sociali vissute) sono indirizzati verso il capro espiatorio di turno, di solito il più disprezzato, vulnerabile e alterizzato.

Nondimeno la china intrapresa, pericolosa per la sopravvivenza della stessa democrazia, è anche l’esito, oggi spinto all’estremo, dell’operato di governi passati, non solo dei più recenti e non solo di centro-destra. Ricordo che fu nel corso del primo governo Prodi che, il 28 marzo del 1997, si consumò la strage di un centinaio di profughi albanesi della Katër i Radës, in gran parte donne e bambini, tutti/e in fuga dalla guerra civile.
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L’odio verso gli stranieri: il capro espiatorio e l’attacco alla democrazia

di Chiara Saraceno

L’Italia sembra avvitata in una sorta di spirale viziosa, ove l’impossibilità – per motivi di compatibilità economica, ma anche per contraddittorietà degli obiettivi – di mantenere tutte le promesse contenute nel contratto di governo, unita alla competizione tra i “contraenti”, spinge ossessivamente alla ricerca di capri espiatori da indicare come i colpevoli di questa impossibilità: non solo i governi passati, ma gli immigrati, l’Unione Europea, la Germania, la Francia di Macron, le agenzie di rating. Ciò a sua volta provoca sfiducia e isolamento da parte degli investitori e dei (ex?) partner europei, riducendo ulteriormente i margini di manovra e allo stesso tempo confermando la sindrome dell’accerchiamento e del vittimismo. “Prima gli italiani”, non solo dei migranti, ma anche del patto europeo di stabilità e dei vincoli di bilancio, suonerebbe accattivante e sensato, se non fosse che l’insostenibilità del debito pubblico rischia di ridurre non solo il bilancio pubblico, ma anche quelli privati, oltre a mettere una pesante ipoteca sulle generazioni future.

Questo circolo vizioso è per ora vincente sul piano politico, consolidando la leadership di chi è più bravo (e con meno remore morali) nella costruzione della dicotomia noi-loro, amico-nemico e nello spostare progressivamente i limiti di ciò che è ritenuto moralmente e civilmente intollerabile, nelle parole ma anche nei fatti. Tra “la pacchia è finita”, i migranti come “croceristi” a sbafo, fino al sequestro per giorni di 170 migranti su una nave italiana, il ministro degli interni Matteo Salvini ha visto sistematicamente aumentare la propria popolarità e il consenso al suo partito. Ha visto anche aumentare la percentuale di chi lascerebbe in mare al proprio destino coloro che si ostinano a cercare in Europa, via Italia, una vita migliore, o a fuggire da quella intollerabile nel loro paese.
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Trieste, dove c’è un’emittente televisiva odiosa

Blitz contro i migranti al Silos di Trieste - Foto Il Piccolo
Blitz contro i migranti al Silos di Trieste – Foto Il Piccolo

di Claudio Cossu

C’è un’emittente televisiva, a Trieste, che sparge odio e diffonde strumentalmente paura, trasmette incontri e “talk show” (si fa per dire) che rilevano le cose più negative e ostili avverso gli stranieri, i rifugiati politici e gli immigrati che quivi soggiornano – su ordine peraltro del Governo, attraverso il Prefetto – e organizza discussioni e dibattiti polemici, discussioni maldisposti agli stessi, dipingendoli fannulloni, mantenuti, ladri e, come se ciò non bastasse, malvagi rapinatori e non ottemperanti alle nostre leggi.

Tali incontri sono coordinati sempre da un conduttore corrucciato, dall’aria accilliata e direi quasi rabbiosa. Ogni tanto un direttore che proviene dal Veneto, legge i suoi editoriali in funzione anti – stranieri ed esprime tutta la sua animosa contrarietà verso ogni forma di accoglienza, spargendo il suo malanimo verso questi disperati ed ultimi della terra, colpevoli solo di essere stati destinati nella nostra città.

Evidentemente non è sufficiente il regolamento comunale cosiddetto “mille divieti” che l’attuale vice-sindaco sta elaborando alacremente, per un asserito e vago ordine o “decoro” da imporre con le proibizioni e gli ordini più assurdi, che sfociano, alla fine, in una goffa e ridicola rispettabilità dell’assurdo, che ricorda troppo le commedie del grande Jonesco. Alla mattina, ecco la rubrica “Sveglia città” dove i luoghi frequentati da quei poveri esseri rifugiati, vengono rilevati ed evidenziati come ritrovo di teppisti o di violenti malavitosi pronti al malaffare ed allo “scippo”.
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Strage di Orlando, altro che Islam: è l’omofobia a renderci complici

La strage di Orlando
La strage di Orlando
di Tiziana Ciavardini

Chissà per quale strano motivo i 50 morti di Orlando non hanno suscitato la rabbia degli altri attacchi terroristici. Chissà perché nemmeno agli Europei se li sono filati, non dedicando nemmeno la metà di un minuto di silenzio alle vittime. Fossero stati altri morti, tutte le tv oggi avrebbero acceso i riflettori sulla strage e invece si parla di altro. Fosse stato qualcuno di importante, avremmo visto in mondo visione anche qualche lacrimuccia in grado di commuoverci. E invece niente, oggi si parla di Brexit, delle elezioni politiche, anche le botticelle romane hanno avuto più risonanza di 50 vite perse.

Alla tragedia di Orlando abbiamo avuto subito tutti la risposta pronta: è stato l’Islam. Il killer era musulmano, forse affiliato all’Isis, ma forse no, tanto che anche le confuse dichiarazioni dell’Fbi ci lasciano perplessi. Ma nelle nostra Italia, così dedita alle facili conclusioni, dire che è stato l’Islam è una sorta di alleggerimento della coscienza. Non ci siamo soffermati a sufficienza sul problema delle armi facili da acquistare in America, la nostra attenzione si è concentrata sul fatto che Omar Mateen fosse un musulmano.

A noi italiani piace vedere il mostro ‘l’Islam’ e non passa giorno che accada qualcosa per convincercene di più. Ci siamo soffermati su ‘chi ha ucciso’ invece che sul ‘chi è stato ucciso’. A due giorni dalla strage abbiamo scoperto un’Italia omofoba come non ci aspettavamo.
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Bologna: il Cassero e le foto “blasfeme”, no all’istigazione all’odio

Il Cassero
Il Cassero
dell’Altra Emilia Romagna

Sulla vicenda delle foto “blasfeme” all’Arcigay di Bologna, e in particolare sulle reazioni violente scaturite dalla pubblicazione di immagini della “festa eretica e scaramantica Venerdì credici”, organizzata lo scorso 13 marzo al circolo Lgbt del Cassero, riteniamo che se è legittimo criticare un’espressione di dileggio verso una concezione religiosa o filosofica diversa dalla propria, non è ammissibile trasformare queste critiche in assalti violenti, minacce gravi ed ingiurie, istigazione all’odio di chiaro stampo fascista.

Le rappresentazioni irridenti il simbolo della croce cristiana costituiscono la rappresentazione iperbolica della critica e del rifiuto di uno specifico sistema di credenze, valori e regole: può non piacere ma è una manifestazione della libertà di pensiero e della creatività dello spirito che avviene senza arrecare un danno specifico, in quanto non rivolta contro qualcuno in particolare ma contro una filosofia di vita.

Lasciamo anatemi ed integralismi da parte e interroghiamoci sui mali più profondi e veri della società che determinano disagio: la povertà, la discriminazione sociale, l’intolleranza per le diversità; Papa Francesco ci sembra da questo punto di vista più illuminato di certi suoi prelati e di molti improvvisati alfieri della Sua Chiesa.
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Laura Boldrini: l’odio non serve, meglio concentrarsi su Costituzione e democrazia

Laura Boldrini - Foto di Giorgio Montersino
Laura Boldrini - Foto di Giorgio Montersino
di Nunzia Catena

Una persona rara: con testa, cuore e passione, così mi è apparsa nei giorni scorsi Laura Boldrini con il suo discorso alla stazione di Bologna per la strage del due agosto. E deve essere stato così anche per tutti i partecipanti alla manifestazione se è vero che hanno applaudito costantemente e lungamente. Ieri, il lutto che si ripete da trentatré anni, per la prima volta nella mia memoria, è stato un vero lutto, profondo nel suo significato di perdita di vite umane, profondo nel senso di ciò che viene dopo ogni tragedia.

Ci si aspettava da tempo, come per ogni lutto, prima di tutto, parole di rispetto della morte e della vita, che non sono mai arrivate fino a ieri. Per una strage come questa di Bologna, e per le altre che la Boldrini ha giustamente e con forza ricordato, si attendevano risposte a domande con frasi ed atti di serietà istituzionale. A cominciare da come continuare a cercare la verità e tenerla stretta nella memoria del nostro Paese, per i più giovani, ha detto Lei, per tutti quelli che non possono dimenticare, dico io.

Boldrini ha detto molte cose, ha parlato di mandanti delle stragi da trovare, ma anche di come non si può denigrare chi non riesce ad affidarsi e credere nelle istituzioni che non funzionano, che non ci rappresentano. Lei stessa si è detta in una qualche difficoltà nel suo ruolo di rappresentante istituzionale a cui però, evidentemente, non ha voluto sottrarre un confronto reale con un’intera città colpita. La sua personale vicinanza è diventata la personale vicinanza dello Stato, per una volta.
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Foto di Marco Billeci

Omofobia, Forza Nuova e le pervesioni da curare: per l’idiozia invece non c’è rimedio

di Marino Buzzi

Per l’idiozia invece non c’è rimedio, mi verrebbe da dire leggendo lo striscione che il gruppo di Forza Nuova ha appeso alla sede Arcigay di Bologna, al Cassero, quel luogo che dovrebbe essere memoria storica e sociale di una città che ha lottato per ottenere diritti e uguaglianza, luogo di sorellanza e fratellanza, in cui le persone di ogni origine, religione, orientamento sessuale, genere, colore si sono confrontate, nel corso degli anni, cercando gli uni negli altri qualcosa da imparare.

La diversità dovrebbe essere un valore, così come dovrebbero esserlo la pace e la convivenza, la condivisione di emozioni, sentimenti, emozioni. Non c’è speranza per chi vede in noi solo perversione, non sono neppure convinto che serva a qualcosa cercare un dialogo con chi del nostro essere riesce a vedere solo l’atto sessuale, come se i nostri sentimenti fossero in realtà solo un film pornografico. È quello che pensano i signori che hanno affisso questo inaccettabile e intollerabile striscione. È un atto gravissimo da non sottovalutare perché un attacco così meschino, fatto di notte, di nascosto, al cuore della vita GLBT bolognese è da considerarsi un attacco intimidatorio alla libertà di tutte le cittadine e i cittadini.

Ogni giorno ci confrontiamo con un numero crescente di attacchi alle nostre persone, non c’è solo la violenza fisica che attraversa, senza distinzioni, questo paese privo di tutele per le persone omosessuali. Ci sono anche, e a volte sono quelle che fanno più male, le offese, le prese in giro, le parole dette a metà che si insinuano sotto la pelle e che rimangono per anni.
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