Lo scossone e la sveglia: la particolarità italiana e l’incompreso disagio sociale / 1

Crisi - Foto di Roberto Giannotti
Crisi - Foto di Roberto Giannotti
di Aldo Tortorella

Nuovamente, la democrazia italiana mostra di essere la più inquieta e turbolenta rispetto a quella che si ritiene la normalità dei paesi dell’Europa. La crisi economica mette in discussione ovunque le basi materiali (la fiscalità, la redistribuzione del reddito prodotto) su cui si reggono gli Stati e il compromesso sociale democratico.

Si estende, non solo nella destra americana, l’interesse per il capitalismo asiatico (cinese) senza democrazia, che fu l’ultima preoccupazione del liberale democratico Dahrendorf. Ma, dall’altra parte, riprende vigore anche l’accusa (Occupy Wall Street ne è un modesto ma significativo segnale) al capitalismo finanziario, il cui trionfo a livello planetario non ne ha spento ma esaltato le contraddizioni. In un mondo economicamente globalizzato si eclissa la sovranità degli Stati nazionali entro cui sono racchiuse le istituzioni democratiche esistenti: l’Europa detta legge ma il suo Parlamento è senza poteri reali. C’è un passaggio d’epoca per le sorti della democrazia dall’esito incerto.

In Italia, all’interno di questa realtà generale, tutto il materiale infiammabile accumulato dalla crisi economica, dalla sua ostinata negazione da parte dei governi di destra, dalle cattive politiche a essa precedenti, e dalle misure inique per porvi rimedio, è venuto concentrando la sua carica dirompente sul sistema politico. Con il risultato della esplosione di un movimento esplicitamente volto ad azzerare tutti i partiti esistenti negandone la diversità secondo il motto, non nuovo, «partiti e politici sono tutti uguali».
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Foto di Cau Napoli

“No nazi in my town”: da Rimini all’Europa il ritorno dell’estrema destra e le risposte dell’antifascismo

di Angelica Erta

Nella Grecia a rischio default si assiste all’irresistibile ascesa di Alba Dorata. La Troika impone l’austerity, il governo greco ormai orfano di sovranità cede su tutti i fronti mentre le squadracce del partito di estrema destra moltiplicano i raid dei suoi militanti in divisa. Immigrati, gay, attivisti e giornalisti non allineati sono potenziali obiettivi. Alcuni iniziano a domandarsi se la Grecia sia ancora una democrazia, ma il consenso intorno al partito cresce, mentre la polizia ellenica sembra assecondarne le mosse. Dal 7% delle elezioni di maggio, che consentì ai suoi esponenti di sedere in Parlamento, al 15% odierno secondo i sondaggi. E se la Grecia rappresenta il parossismo della malattia, è pur vero che il filo d’odio corre veloce anche nel resto dell’Europa dove si osserva un’ascesa dei movimenti e dei valori neofascisti.

È in questo quadro che ha attecchito Forza Nuova, partito antisistema che si mostra come il difensore più puro dell’identità nazionale. Lo schema si ripete in tutta Europa. Le infrastrutture e il welfare vengono distrutti e i movimenti di estrema destra fanno proselitismi, intrecciando l’ideologia razzista e xenofoba ad analisi socioeconomiche semplificate, chiedendo il ritorno di regimi protezionisti e nazionalisti contro il ‘nemico’, l’immigrato o il rom che rosicchia il benessere degli autoctoni. Connessioni fra crisi economica e revival del nazionalismo (e della xenofobia?) tracciate anche dal convegno di forza Nuova dell’8 novembre prossimo, a Rimini, dal titolo “Crisi economica e crisi della nazione. Quale futuro?”
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