La legge 107: ecco cosa si intende per scuola digitale

La buona scuola che non vogliamo
La buona scuola che non vogliamo
di Silvia R. Lolli

Per concludere l’analisi della legge 107, prendiamo in considerazione alcuni aspetti non ancora esaminati in parte collegati alla didattica. Non abbiamo voluto approfondire le problematiche specifiche alle assunzioni docenti o dirigenti e le indicazioni per l’edilizia scolastica. Ci riferiamo alla scuola digitale e alla formazione dei docenti che avranno una ricaduta di lungo periodo.

Ricordiamo però che il futuro della scuola statale si giocherà subito, nei prossimi due mesi, quando gli organi collegiali, e in primis il dirigente scolastico, dovranno stabilire il loro piano triennale di offerta formativa (PTOF). Il futuro di ogni IS passerà dalla capacità di leggere i bisogni formativi degli studenti dei tre diversi livelli di scuola senza essere offuscati da interessi disciplinari, oppure senza essere contaminati da chi sta fuori dalla scuola, comprese le associazioni dei genitori.

Un altro pericolo potrà rilevarsi a regime se le valutazioni e i monitoraggi che si stanno sempre più estendendo nelle scuole non saranno solo per una valutazione comparativa funzionale alla ripartizione di risorse a livello nazionale, ma servirà a stabilire uno standard nazionale obbligatorio per le scuole statali, di livello appena sufficiente. Per ora osserviamo nelle scuole un gran fermento di proposte a livello associazionistico e di categorie; per tutte queste incertezze abbiamo manifestato la nostra contrarietà alla legge, ma soprattutto una legittima preoccupazione per la sua anti costituzionalità.
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