Iran, rabbia antica nella rivolta imprevista

di Marina Forti

Le proteste scoppiate in Iran negli ultimi giorni di dicembre hanno colto tutti di sorpresa: il regime, il governo del presidente Hassan Rohani, le forze di sicurezza che hanno reagito in ritardo, i commentatori interni e quelli stranieri, che si sono buttati a cercare analogie con l’ondata di proteste seguita alle elezioni presidenziali del 2009.

Le analogie evidenti sono le strade invase da folle per lo più molto giovani, i gesti di sfida dei manifestanti, e l’ampio uso di telefonini per far circolare immagini e brevi video. Ma le analogie si fermano qui, le differenze sono molte. Negli ultimi giorni in Iran è emersa una corrente sotterranea di rabbia che va oltre gli schieramenti politici noti. Cerchiamo di ricapitolare.

La prima manifestazione di protesta è scoppiata il 28 dicembre a Mashhad, nel nord-est del Paese, contro l’aumento dei prezzi dei generi alimentari – le uova ad esempio rincarate di quattro volte in poche settimane – di prima necessità. Proteste simili non sono nuove in Iran, anche se di solito non ricevono grande attenzione mediatica. In particolare, negli ultimi mesi sono state segnalate numerose piccole proteste su scala locale, ad esempio per gli stipendi non pagati o contro licenziamenti improvvisi. Ci sono state proteste quando banche o istituzioni di credito semi-ufficiali sono fallite lasciando i risparmiatori con nulla in mano.
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Vietnam: in risposta alle farneticazioni di Donald Trump

di Rossana Rossanda

Dopo le farneticazioni di Donald Trump rivolte a mo’ di risposta a quelle della Corea del Nord, manifestamente meno pericolose, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato il suo «profondo rispetto» nei confronti del leader americano. Nessuno, d’altra parte, in sede di Nazioni Unite ha protestato, salvo una preoccupazione emersa dal rappresentante russo. La risposta più seria sembra dunque un lungo documentario (in nove puntate divise in tre serate) realizzato da due giornalisti Usa, Ken Burns e Lynn Novik, trasmessa dalla rete franco-tedesca Arte.

Il materiale raccolto inizia di fatto dal 1964 – dopo la sconfitta della Francia a Dien Bien Phu, che mette fine al lungo protettorato francese sull’insieme del territorio, e inquieta gli Stati Uniti, spaventati di un crescere dell’influenza cinese, e comunista, nella zona – e continua da allora fino ai primi anni Settanta: si tratta insomma della terribile fase americana (iniziata formalmente nel 1950) di quella guerra.

A cominciare i bombardamenti del Nord era stato Lyndon Johnson, col suo ministro degli esteri Robert MacNamara. Johnson mai accettò di riconoscere che la guerra contro i Vietminh non era che un seguito di disfatte, ma non si candidò per un secondo mandato, lasciando lo spazio al «furfante» Nixon (la definizione è di Lilian Wellman) che, come si ricorderà, sarà costretto a dimettersi nel 1974 dopo lo scandalo Watergate. Per quanto avesse inizialmente dichiarato che avrebbe operato per la pace, non vi operò affatto: il 1968 avrebbe visto infatti la più forte offensiva delle truppe del Nord, che presero Saigon assieme a diverse altre città del sud («offensiva del Tet»). Da allora in poi sarebbe stata solo una lunga strada verso la disfatta americana, che si sarebbe realizzata in capo a circa quindici anni di massacri.
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Appennino tosco-emiliano: meno capitalismo dei rifiuti e più ambiente sostenibile

Sistema Cosea
Sistema Cosea
di Legambiente SettaSamoggiaReno

In tema di rifiuti abbiamo recentemente letto dell’invito che il ministro allo sviluppo economico Zanonato, che ama l’energia nucleare, ha rivolto a livello nazionale alle 4 grandi multi utility, protagoniste negli ultimi anni di importanti fusioni, affinché nelle proprie politiche espansionistiche diano la priorità all’assorbimento delle piccole e medie aziende di proprietà pubblica. Come Legambiente, lo consideriamo un messaggio inquitante e sbagliato nella forma e nei conteniti.

Negli ultimi giorni è apparsa inoltre sulla stampa locale la notizia che 24 Comuni dell’Appennino tosco-emiliano, proprietari del consorzio e delle società che costituiscono il cosiddetto “Sistema-Cosea” che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti sulla montagna Bolognese e Pistoiese, in vista della scadenza dell’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti a Cosea Ambiente SpA, e di un ormai prossimo esaurimento della discarica del Co.Se.A. Consorzio Servizi Ambientali, sono chiamati a valutare il futuro di queste realtà (circa 100 dipendenti diretti e altrettanti nell’indotto) ipotizzando la cessione dell’attività, in tutto o in parte, alla mulitutility Hera.
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