La situazione della sanità in Italia e in particolare a Trieste

di Claudio Cossu

Il caso triste dei malati curati per terra nei locali del pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola (Campania) ha destato orrore e sconcerto in tutto il Paese, addossando in una prima fase, tutte le responsabilità ai medici e ai dipendenti del quel presidio sanitario. Ma in seguito, con la riflessione e la ponderadezza che il caso esige, si è razionalmente compreso che la causa di tutto ciò va ricercata nella programmazione effettuata dallo Stato e dalle Regioni (Conferenza Stato-Regioni), ma soprattutto nei continui tagli, decisi in quella sede al Fondo sanitario nazionale.

Tali operazioni si riverberano, di conseguenza, sulle dotazioni dei vari presidi sanitari regionali e ai servizi offerti sul territorio che in tal modo non possono “decollare” mai. Come a Trieste e in tutto il Friuli Venezia Giulia, dove nonostante le edulcorate rassicurazioni della Giulia Maria Sandra Telesca (assessore regionale competente, pare), gli attuali 674 posti-letto saranno ulteriormente ridotti a 608 dalla riforma sanitaria regionale, anche se il rasserenante direttore Delli Quadri ha detto che si sarebbe opposto a tale mutilazione, nel consiglio comunale. Per ora, sono solo parole.

In un contesto in cui l’ospedale ha ormai perso la sua autonomia e rientra nella gestione globalizzante dell’azienda sanitaria, cui sono state unite anche le cliniche universitarie, in una bella, ridondante e ipertrofica sigla Asuits, nella volontà di risparmiare, e indurre i cittadini utenti, a rivolgersi al privato. Mirando ai servizi sul territorio non ancora predisposti adeguatamente, in maniera tale da sostituire le notevoli riduzioni della organizzazione tradizionale.
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Fca (ex Fiat) di Pomigliano-Nola: se questo è un operaio

pomigliano-nola

di Moni Ovadia

La vicenda dei lavoratori della Fca (già Fiat) di Pomigliano-Nola che si sono suicidati o hanno commesso gesti estremi a causa del perdurare di condizioni di lavoro insostenibili sul piano materiale e psicologico è nota ai lettori di questo giornale, così come è conosciuto «l’happening» che ha messo in scena la rappresentazione del suicidio dell’Ad Sergio Marchionne per «estremo rimorso», azione di provocazione e di satira atta ad evocare i gesti disperati dei compagni di lavoro. Questa rappresentazione ha dato il motivo all’azienda di licenziare gli operai che hanno inscenato il suicidio in effigie di Sergio Marchionne.

I lavoratori licenziati si sono rivolti al tribunale del lavoro per per fare revocare il provvedimento che a mio parere ha tutti i tratti della rappresaglia. Il tribunale del lavoro, sia in primo grado che nel ricorso di competenza, ha dato ragione all’Azienda con questa fattispecie di motivazione: «un intollerabile incitamento alla violenza (…) una palese violazione dei più elementari doveri discendenti dal rapporto di lavoro gravissimo nocumento morale all’azienda e al suo vertice societario, da ledere irreversibilmente (sic) il vincolo di fiducia sotteso al rapporto di lavoro».
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