Verso il 17 aprile: dopo il caso petroli perché è più importante dire addio alle trivelle

Referendum contro le trivellazioni
Referendum contro le trivellazioni

di Bruno Simili

Negli ultimi giorni si è cominciato a parlare del referendum che ci chiamerà alle urne il prossimo 17 aprile. In verità i quesiti referendari in origine erano otto, ma la Corte costituzionale ha salvato solo questo:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

L’assoluta incomprensibilità per l’elettore obbligherebbe le forze politiche, e i media, a un tentativo di chiarezza. Al contrario, come sempre accade, è la migliore occasione per «interpretarlo» e strumentalizzarlo a proprio comodo. Proviamo a capirci qualcosa.
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Mario Tozzi: “Fonti fossili roba vecchia, serve una svolta”

Referendum contro le trivellazioni
Referendum contro le trivellazioni

di Alessandro Principe

A tre settimane dal referendum del 17 aprile, gli italiani sembrano ancora poco interessati e ancor meno informati sull’oggetto del voto. I sondaggi però dicono una cosa interessante. Quelli che sanno sanno dell’esistenza del referendum e ne conoscono il contenuto sono ancora pochi. Ma, una volta informati, non hanno dubbi: voterebbero sì.

Per questo l’informazione sui contenuti, il dibattito, il confronto delle idee restano fondamentali. Nonostante la scarsa attenzione dei media, almeno quelli più diffusi, quelli che arrivano nelle case della maggior parte dei cittadini. C’è l’ostacolo dell’apparente difficoltà del quesito e della materia certamente di non immediata comprensione. Il voto del 17 aprile riguarda la durata delle concessioni per le trivellazioni in mare entro le 12 miglia (circa 20 chilometri, le cosiddette acque contigue). Si vuole che una volta scaduta la concessione l’attività estrattiva venga abbandonata?
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No triv: verso il referendum sostenuto dalle regioni

No triv - Foto di AmbienteQuotidiano.it
No triv - Foto di AmbienteQuotidiano.it
di Enzo Di Salvatore

Cin­que anni fa, a seguito del disa­stro petro­li­fero occorso nel Golfo del Mes­sico, il governo Ber­lu­sconi decise di vie­tare la ricerca e l’estrazione di petro­lio nei mari ita­liani entro le cin­que miglia marine. Que­sta pre­vi­sione non era rivolta solo al futuro, ma – per così dire – anche al passato. Nel senso che il divieto avrebbe tro­vato appli­ca­zione anche ai pro­ce­di­menti in corso: a pro­ce­di­menti avviati, ma non ancora con­clusi con il rila­scio di un per­messo di ricerca o di una con­ces­sione per l’estrazione.

Due anni dopo, il governo Monti inter­ve­niva nuo­va­mente in mate­ria con un decreto-legge (il «decreto svi­luppo»), sta­bi­lendo che quel divieto – concernente ora sia il petro­lio sia il gas – fosse esteso ovun­que alle dodici miglia marine. Con una pre­ci­sa­zione, però. Il nuovo divieto avrebbe riguar­dato solo il futuro e non il pas­sato. Nel senso che non avrebbe tro­vato più appli­ca­zione ai pro­ce­di­menti in corso. L’obiettivo del governo Monti era asso­lu­ta­mente chiaro: occor­reva far ripar­tire i pro­ce­di­menti bloc­cati dal governo Ber­lu­sconi.

Ven­ti­cin­que in tutto, tra i quali quello su «Ombrina mare» in Abruzzo e quello su «Vega B» nel Canale di Sici­lia. Ai quali, nel pros­simo futuro, si aggiun­ge­ranno quelli rela­tivi alle atti­vità di ricerca che ha in serbo la società Spec­trum Geo: un pro­getto enorme desti­nato ad esplo­rare i fon­dali del mare Adria­tico per 30 mila chi­lo­me­tri qua­drati e che, ter­mi­nata la fase della ricerca, verrà ulte­rior­mente spac­chet­tato in nume­rosi pro­getti di estra­zione.
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Un referendum in difesa dei mari italiani

Trivellazioni
Trivellazioni
del Coordinamento Nazionale No Triv

Circa 130 associazioni e 70 personalità del mondo accademico, culturale, sociale, politico, artistico, hanno risposto all’appello del Coordinamento Nazionale No Triv e sottoscritto una lettera, che è stata inviata oggi alle Regioni italiane per chiedere ai Consigli regionali di deliberare urgentemente una richiesta di referendum abrogativo.

Tale richiesta ha un obiettivo molto chiaro: fermare i progetti petroliferi in mare, sbloccati nel 2012 dal Governo Monti. Essa deve essere deliberata e depositata entro il prossimo 30 settembre da almeno cinque Regioni. Con ciò si eviterebbe la raccolta di 500.000 firme e si consentirebbe ai cittadini italiani di andare a votare nella primavera del 2016.
Senza questo referendum, svolto in tempi brevi, i procedimenti per progetti petroliferi riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” e tuttora in corso si chiuderanno rapidamente, anche grazie all’accelerazione impressa da alcune norme dello “Sblocca Italia”.

Il Coordinamento Nazionale No Triv e le associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa invitano tutti i sottoscrittori dell’appello a prendere parte alla conferenza stampa, indetta per il giorno 11 settembre, ore 11, presso la Sala Stampa della Camera dei deputati – Piazza di Montecitorio, Roma. La sottoscrizione resta aperta. Coloro che volessero aderire a questa iniziativa collettiva, possono inoltrare la loro richiesta mediante posta elettronica all’indirizzo email del Coordinamento Nazionale No Triv: info@notriv.com.
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