Il virus, le grandi crisi epocali e gli scenari possibili

di Gigi Sullo E se, arrampicandoci sulle macerie dopo l’ondata del virus, scoprissimo un panorama ignoto, come dopo una colata di lava, e dov’era Pompei ci fosse un terreno brullo e fumante? Nel Novecento, le grandi trasformazioni, come le chiamava Karl Polanyi, sono state l’esito di grandi crisi o catastrofi. La prima guerra mondiale, l’assassinio […]

La fine del neoliberismo

di David Harvey Cercando di interpretare, capire e analizzare il flusso quotidiano di notizie, tendo a collocare quanto sta accadendo nel contesto di due modelli di funzionamento del capitalismo distinti eppure intrecciati. Il primo livello è una mappatura delle contraddizioni interne della circolazione e dell’accumulazione del capitale mentre il valore del denaro si sposta alla […]

Il grande inganno del liberalismo

di Angelo d’Orsi Il liberalismo è un grande inganno. Più i suoi teorici parlano di libertà, meno essa viene garantita alle masse popolari. Più i governanti dei Paesi “liberali” si riempiono la bocca di grandi parole, meno viene garantita la libertà di espressione a chi dissente. Più si finge trasparenza, nei sistemi liberali, più il […]

Liberisti e rossobruni, i nemici interni alla sinistra

di Giacomo Russo Spena Da un lato la destra becera e nazionalista, pericolosa ed estremista, che a suon di propaganda parla alla pancia del Paese foraggiando disvalori e guerra tra poveri. La destra di Matteo Salvini e Giorgia Meloni che sabato, a Roma, hanno palesato il loro orgoglio italiano blaterando di sostituzione etnica, “Dio patria […]

Il sovranismo populista e le sue possibili alternative: seminario sul pensiero politico

Il 29 ottobre alle 17 presso il dipartimento storia, culture e civiltà , piazza San Giovanni in Monte 2, Università di Bologna inizia la quinta edizione del Seminario del pensiero politico aperto a tutti gli interessati sul tema Il sovranismo populista e le sue possibili alternative tenuto da Valerio Romitelli assieme a Luca Jourdan, docente […]

Non sarà un pranzo di gala: come costruire l’altra Europa

di Marco Bersani Cosa concretamente può succedere, nel momento in cui si apre un conflitto radicale con l’attuale Unione europea, per aprire la strada ad un’alternativa europea (e globale) di società?». Naturalmente, nessuno, tantomeno chi scrive, ha la sfera magica con cui predire il futuro, tanto più in una fase così incerta e inquietante, da […]

Keynes, il costo morale del rischio

di Massimo De Carolis All’indomani di una crisi economica globale, tuttora lontana dall’aver esaurito la sua spinta destabilizzante, non può sorprendere che un’opera come la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta torni oggi alla ribalta, accendendo di nuovo l’interesse non solo degli economisti di professione, ma di chiunque si sforzi di capire cosa stia […]

Le troppe illusioni del neoliberismo

Luciano Gallino

di Filippomaria Pontani

Nel leggere il recente rapporto dell’Università di Amsterdam sulla crescita elettorale di forze definite come “populiste” e “anti-sistema” in Europa, può venire in mente il cupo pannello dedicato ai flussi elettorali degli anni 1920-30 nel Museo della Villa della Conferenza di Wannsee fuori Berlino (dove il Nazismo varò nel 1942 la soluzione finale, ora centro di documentazione sui totalitarismi).

Ma chi abbia memoria più fresca, potrà ricordare le pagine finali di un libro di Luciano Gallino (Finanzcapitalismo, Einaudi 2011), nel quale il sociologo torinese constatava come le politiche di austerità, combinate con la mancanza di regolazione dell’economia a dominante finanziaria, con l’abbattimento diffuso del welfare, con la debolezza (corrività) delle istituzioni, stessero portando a un’affermazione crescente di formazioni di destra e di tendenze più o meno autoritarie.

Sull’attualità del pensiero di Gallino, scomparso nel 2015, e i suoi potenziali sviluppi torna ora il volume Le grandi questioni sociali del nostro tempo curato da Pietro Basso e Giuliana Chiaretti (scaricabile dal sito delle Edizioni Ca’ Foscari), volto a demistificare alcuni mantra del pensiero unico. Ne citeremo qui tre.
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Mercati, riforme, sviluppo: le fake word del neoliberismo

di Paolo Baldeschi

“I mercati ci chiedono le riforme per rilanciare lo sviluppo”. Quante volte abbiamo letto o sentito queste parole, ripetute ossessivamente nei giornali e nei programmi televisivi; si noti bene che non si chiedono “riforme”, ma “le riforme” per antonomasia, cioè quelle riforme che sono gradite all’establishment. Proviamo a tradurre queste parole magiche nel loro autentico significato, un esercizio non di parte, ma puramente ermeneutico.

La prima parola magica sono “i mercati”. Di quali “mercati” si tratta? Il mercato azionario, quello delle obbligazioni, dei futures, dei mutui sub-prime, delle materie prime, o cosa altro? Tutti riassunti nel termine “sistema dei mercati”, una parola neutra che, come ha scritto Luciano Gallino [1], ha sostituito il molto più esplicito, veridico, ma ormai impopolare, “capitalismo”. Cui deve essere aggiunta la qualifica di “finanziario”, ciò che lo rende radicalmente diverso da quello industriale e manifatturiero, i cui profitti non sono neanche lontanamente paragonabili a quanti ottenuti con strumenti speculativi.

La seconda parola magica sono “le riforme”, quelle che ci vengono chieste sia dai “mercati”, sia dall’ Unione Europea, a sua volta prona ai voleri dei “mercati” ben rappresentati al suo interno dall’immenso apparato burocratico e tecnocratico della Commissione e all’esterno dalle lobby delle multinazionali, potenti e aggressive. Le riforme, nell’accezione neoliberista, sono quelle che comprimono i salari e i diritti dei lavoratori.
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Italia: una rivoluzione apparente al servizio dell’egemonia neoliberale

di Stefano Palombarini

Il neoliberismo, espressione della sovranità nazionale

L’azione del governo italiano è al centro dell’attenzione in Europa, in primo luogo a causa della “disobbedienza” alle indicazioni della Commissione UE. Le ragioni del conflitto tra le istituzioni europee e la coalizione che si è formata dopo le elezioni di marzo meritano riflessione. Ma va immediatamente sottolineato come questo scontro abbia una forte valenza simbolica, in quanto convalida il racconto di una sovranità schiacciata dai trattati comunitari: indipendentemente dalla sua connotazione politica, l’alleanza M5S-Lega attira le simpatie di chi concepisce l’Unione europea come una camicia di forza anti-democratica che impedirebbe alla volontà popolare di determinare le politiche pubbliche.

Il precedente della Grecia, vittima di un vero ricatto fondato sulla necessità per quel paese di ottenere i prestiti di Fmi e Bce, è citato spesso, ma a torto. L’Italia si finanza sui mercati, dispone ancora di un forte risparmio interno e non corre il rischio di insolvenza. Cosa rischia disobbedendo alla Commissione? L’apertura di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo, che nel peggiore dei casi potrebbe concludersi con una multa certo considerevole, ma che non potrà eccedere lo 0.5% del Pil.
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