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Il carcere di Belluno e la memoria, imbrattata da croci celtiche e frasi fascisteggianti

di Loris Campetti

Il carcere di Belluno costruito nel quartiere di Baldenich è ancora lì, imponente e tenebroso. Non ospita più prigionieri speciali come Renato Curcio, e neppure partigiani arrestati dai nazifascisti come nel ’44, ma non mancano nuovi, sfortunati ospiti costretti in gattabuia. È il 16 giugno del ’44 quando entrano nel carcere 12 uomini, 8 soldati tedeschi che scortano 4 prigionieri, partigiani bellunesi. Nessun sospetto da parte delle guardie e appena ne passa una con le chiavi delle celle i militari tedeschi la bloccano insieme a tutti i suoi sgomenti camerati.

Gettata la maschera e aperte le celle, i 12 incursori liberano 70 prigionieri, partigiani e civili, e rinchiudono dietro alle sbarre i carcerieri per poi fuggire. E senza sparare un colpo. Naturalmente gli 8 soldati tedeschi sono partigiani italiani e sovietici camuffati, guidati dal comandante “Carlo” (Mariano Meldolesi), Brigata Pisacane, Divisione Nino Nannetti. Quando le guardie riusciranno a liberarsi e dare l’allarme i partigiani, liberatori e liberati, saranno già alla macchia sulle montagne dolomitiche.

Questa azione straordinaria viene tramandata di generazione in generazione sotto il nome della “Beffa di Baldenich”. Il 28 aprile del ’45, alla vigilia della Liberazione, “la Lince”, alias il comandante Carlo, ripeterà con successo un’azione analoga a quella di 9 mesi prima, sempre nel carcere di Baldenich. A Meldolesi, nativo di Gaeta, è stata riconosciuta la cittadinanza onoraria di Belluno.

Come si diventa nazisti (senza accorgersene)

di Luciano Gallino

Tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta, nella cittadina tedesca di cui parla questo libro (chiamata Thalburg dall’autore, in realtà Nordheim nello Hannover), si svolge di giorno in giorno un animato gioco collettivo la cui posta, senza che la maggior parte dei partecipanti se ne renda conto, è la democrazia. Sullo sfondo d’una situazione economica e sociale per più versi minacciosa agiscono parecchi attori, che hanno propositi diversi o contrapposti, modi differenti di interpretare la situazione, mezzi dissimili per agire. Alla fine vi sono vincitori trionfanti e vinti umiliati, la situazione sociale ed economica appare profondamente trasformata, e la democrazia è morta.

Nello stesso periodo, come sappiamo, un confronto analogo si stava svolgendo in tutta la Germania, e analogo ne fu l’esito. I suoi sviluppi sono stati analizzati da una letteratura storica e socio logica ormai imponente, ma in gran parte di questa gli attori di cui son state studiate le mosse sono cancellieri e ministri, capipartito e dirigenti dei massimi sindacati, forze armate e associazioni industriali nazionali. La scena è l’intero Paese, e le date e i luoghi sono per lo più un campione frammentato, e incontrollabile per l’immaginazione, tratto da duemila giorni – quanti durò all’incirca l’agonia della democrazia in Germania – e da dieci o ventimila città e paesi.

Germania: se l’ultradestra avanza, diciamo “grazie” agli inciuci centristi

di Samuele Mazzolini

Come ormai succede da qualche tempo a questa parte, quando un partito o un politico della destra populista ottiene un successo elettorale, assoluto o relativo che sia, un manipolo di “illuminati” ritiene di dover andare a fare una piazzata a urne ancora fresche, mettendo in discussione, in barba a qualsiasi principio democratico, che una fetta dell’elettorato abbia deciso di votare a quel modo.

Ieri sera è toccato ad Alternative für Deutschland, colpevole di aver ottenuto il 12,6% dei consensi, divenendo di punto in bianco la terza forza politica della Germania. In parallelo, la timeline di Facebook si intasa di isteriche considerazioni contro l’avanzata dei populismi, “mala tempora currunt” di qua, “tifiamo asteroide” di là, sermoni pregni di tensione morale che puntano il dito contro l’incedere dei fascismi (disegnando così la fallace equazione tra fascismo e populismo). In un fenomeno paradossalmente non del tutto estraneo alla sinistra che storicamente aveva lottato per l’estensione delle franchigie democratiche, taluni paventano persino di revocare il voto agli imbecilli.

Intendiamoci subito: sono tempi bui per davvero perché l’estrema destra fa schifo sul serio e non c’è alcuna ragione di celebrare alcunché. Ma è l’analisi di fondo di quello che sta succedendo a fare acqua da tutte le parti. Le piazzate infatti andrebbero organizzate di fronte alle sedi dei partiti che hanno provocato lo sfacelo economico e sociale in cui versa l’Europa, sì proprio quegli attori politici “moderati”, “seri” e “responsabili” le cui politiche non si differenziano ormai quasi per nulla le une dalle altre.