Silenzio elettorale sul dramma delle agenzie di stampa

di Vincenzo Vita

Il disastro italiano delle agenzie di stampa corre via senza impeti e sussulti in una campagna elettorale in cui di comunicazione ben poco si parla. E neppure il ministro con delega Lotti sembra sconvolgersi granché per la crisi generale delle fonti primarie di informazione, dentro la quale uno dei soggetti – Askanews – rischia davvero l’eutanasia. Ma pure l’Adn Kronos non sta bene, e non solo. Pure la più grande, l’Ansa, è in affanno.

È possibile che il governo, pur presieduto da una persona sensibile a tali temi, assista inerte a simile tragedia? Stiamo parlando di 130 giornalisti e poligrafici di Askanews per i quali la proprietà di Luigi Abete ha proposto al ministero del lavoro la cassa integrazione al 70%, preludio di una chiusura ampiamente annunciata.

Lavoratrici e lavoratori dell’agenzia hanno chiesto un incontro urgente alle forze politiche in queste ore. Hanno ragione, perché i programmi elettorali non dicono, sorvolano su quella che si presenta come l’anticipazione di una voragine. Il comparto dell’editoria è in una fase di transizione dalla stagione analogica all’era digitale. Se non si gestisce democraticamente il passaggio, la caduta può assumere tinte inquietanti.
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Renzi-Verdini, oltre il Nazareno

Denis Verdini e Matteo Renzi
Denis Verdini e Matteo Renzi

di Luigi Ambrosio

L’ultimo dossier importante prima della fine della legislatura è la riforma della Giustizia. Le intercettazioni, i tempi della prescrizione e la durata dei processi. Non è un caso che Denis Verdini, al termine dell’incontro con la delegazione del Partito democratico alla Camera, abbia parlato proprio della Giustizia:

“Ha ragione chi vuole la prescrizione lunga e chi vuole un processo breve. Si mettano d’accordo. Non si può essere sotto processo tutta una vita, non si può far cadere reati in prescrizione, ma ci dovrebbe essere una riflessione”.

Il Pd fatica a trovare l’accordo con il Nuovo Centrodestra e, come sempre, il nodo è al Senato dove il gruppo di Verdini, Ala, può dare una mano a Renzi. Ambienti vicini al premier fanno notare che la riforma della Giustizia non si possa fare pensando di sostituire Ncd con Verdini. L’accordo politico con Verdini può dare però a Renzi un margine di manovra decisivo.
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A 50 anni del “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini tra rischio retorica e dibattiti datati

di Michele Fumagallo

Ogni qual volta si fa un tuffo nel passato, si sente la mancanza struggente di una sinistra comunista e libertaria, capace di scavare e aprire orizzonti sempre nuovi, lontani dal conformismo insopportabile in cui è precipitata la nostra vita. Pensavo questo anche nel cinquantenario della prima (festival di Venezia, 1964) del film di Pier Paolo Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”.

Mi è capitato, per una consuetudine che data da qualche anno, di avere un lungo colloquio con l’interprete del Nazareno pasoliniano Enrique Irazoqui (è poi andato, in piccolissima parte, come cappello a una pagina di Alias, l’inserto culturale de “Il manifesto”, di sabato 26 aprile 2014 che ha riprodotto, un po’ tagliata, una mia vecchia intervista di tre anni fa). In questo colloquio Enrique mette il dito sulla piaga di questo anniversario.
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