Napoli in ripresa: non è un fuoco fatuo

di Sergio Caserta

Chi come me – partenopeo che non vive più a Napoli da molto tempo – tornandoci periodicamente per insopprimibile amore, non può non registrare con soddisfazione un costante cambiamento della città e soprattutto dei napoletani. Siamo abituati alla cautela e collaudati dalle tante delusioni: flussi e soprattutto riflussi in quest’ultimi trentanni ne abbiamo visti tanti, perciò nessuna esaltazione, né lodi a ennesimi rinascimenti.

Napoli in realtà muore e rinasce ogni giorno: questa nuova fase, che coincide con il secondo mandato di Luigi De Magistris, mi sembra mostri chiari elementi di evoluzione. In primo luogo e alla base, c’è il consolidamento del flusso turistico imponente ancor più per qualità che per la notevole quantità. Turismo straniero, ma anche tantissimo italiano cui corrisponde una crescita di servizi, ristorazione, arte, artigianato, cultura non più come fenomeni marginali ed effimeri.

No, sta crescendo una cultura imprenditoriale autoctona, rivolta a soddisfare domande più esigenti e diversificate, basti osservare l’offerta gastronomica e gli apprezzabili miglioramenti nell’imponente rete museale e culturale.
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Napoli e la disoccupazione: virtù e vizi di un famoso movimento. Intervista a Sergio Caserta

di Valerio Romitelli

Da circa un anno a Bologna si è costituito il Pad (Progetto Assistenza Disoccupati), un progetto volontario e sperimentale che punta a strutturarsi più stabilmente sul territorio. Promotori ne sono, oltre la relativa associazione APAD, i servizi Nidil e Auser della CGIL, l’Associazione Includendo, un gruppo di psicologi e psicoterapeuti volontari in collaborazione con studenti e professori di Antropologia (Luca Jourdan e il sottoscritto) dell’università di Bologna (per ulteriori chiarimenti si può vedere qui).

Perché questa iniziativa? La nostra città non offre forse già sufficienti servizi e forme di assistenza per chi è in cerca di lavoro? E comunque, “qui da noi” non sono oramai certi i sintomi che fanno sperare in una prossima uscita dalla crisi in corso e dunque nella ripresa dell’occupazione? Così in effetti ragiona chi non ha diretta esperienza o non conosce da vicino l’effettiva realtà attuale della disoccupazione nel bolognese e si ostina invece a credere sempre vigente, e solo transitoriamente declinata, la proverbiale tradizione di questo territorio: quella che ne ha fatto uno spazio privilegiato di prosperità e di politiche sociali più che altrove efficienti.
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Lo stato della città: turismo a Napoli

di Annunziata Berrino

Il rapporto tra Napoli e il turismo è fondante nella storia di questo fenomeno della modernità occidentale, che per molti aspetti ha maturato proprio qui i suoi caratteri. E tuttavia Napoli è una delle città che meno si è impegnata a ricostruire e interpretare la propria vicenda; certo, si dirà, il turismo è futuro, e tuttavia l’assenza di riflessioni sul proprio percorso è anche indice di importanti criticità, che hanno inevitabili riflessi sullo stesso governo del fenomeno.

Tra secondo Settecento e primo Ottocento, Napoli è in assoluto la città più amata e desiderata in Europa. La cultura occidentale elabora, definisce e matura il canone stesso della bellezza di una città moderna proprio sul profilo di Napoli. O meglio, Napoli riesce a rispondere con i suoi caratteri a tutte le istanze della modernità occidentale: prima di tutto alimenta lo scientismo, offrendo le grandi attrazioni sismiche e vulcanologiche, poi soddisfa il nuovo canone di classicità, che non è più centrato sulla magnificenza dei luoghi pubblici, ma su un sentire privato, individuale, che legittima una rapporto intimo e personale con la classicità; infine, è capace di rispondere alle potenti istanze romantiche, grazie alla sua sensualità, alla varietà del paesaggio, al colore popolare, alla potenza della sua musicalità.
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Matrimonio gay a Napoli

Il primo matrimonio gay in Italia si tenne a Napoli nel 1978

di Gaetano Capaldo

La legge sulle unioni civili tiene banco in queste ore. La politica italiana è al lavoro per partorire il testo che dia la possibilità alle coppie, anche omosessuali, di vedere riconosciuta la propria unione senza il vincolo del contratto di matrimonio. Quest’ultimo negozio giuridico, dopo l’approvazione del decreto, resterà comunque precluso alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Eppure un matrimonio omosessuale, in Italia, si è già “celebrato”.

Accadde a Napoli, nel 1978. Come riporta un vecchio numero del settimanale Oggi, risalente all’epoca dei fatti, si “unirono” due uomini partenopei. Uno, vestito da sposa, era soprannominato ‘A Russulella mentre il partner, in abiti maschili, era noto come Là Là. I due, all’epoca, avevano all’incirca cinquant’anni e crearono scalpore in città. La “sposa” fu accolta da una folla incredula quanto lasciò la propria abitazione con indosso l’abito bianco per salire a bordo di una chiara e luccicante Mercedes bianca che la conducesse dal futuro “marito”.

Il matrimonio, comunque nullo per l’anagrafe, fu celebrato con tanto di testimoni e la coppia, dopo le foto di rito, partì anche per il viaggio di nozze. Il fatto ebbe una forte risonanza mediatica tanto che la giornata dei due fu seguita anche dalle telecamere della Rai che mandò in onda un servizio sul primo matrimonio omosessuale celebrato in Italia all’interno de “L’Altra Domenica”.
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Le mani sulla città

“Le mani sulla città”: una lezione di urbanistica, ma di quale urbanistica?

di Edoardo Salzano

Dall’archivio della vecchia edizione di Eddyburg riprendo un intervento che scrissi per un’iniziativa dell’Università di Reggio Calabria, e fu pubblicato sul numero monografico della rivista trimestrale del Laboratorio Cinema-Città dedicato a Francesco Rosi. In calce una scheda e l’audio della scena principale del film.

È facile dire che Le mani sulla città è una lezione di urbanistica. Lo è in modo così evidente. Certo, non è una lezione sulla tecnica dell’urbanistica, non spiega la cultura del piano regolatore né il procedimento della sua formazione, non affronta il tema delle analisi né quello del disegno del piano, non svela gli arcani della disciplina. È una lezione che molti professori d’oggi criticherebbero senza perdere troppo tempo nelle argomentazioni.

Ma è una lezione essenziale: perché racconta la sostanza del piano. Svela “di che lagrime grondi e di che sangue” il tentativo, che nella pianificazione perennemente si compie, di “temprare lo scettro ai reggitori”, di ridurre il peso dei padroni della città, di far sì che la città non sia una macchina per accumulare ricchezze private di un pugno di proprietari immobiliari, ma la casa di una società di uomini, donne, bambini.

E dimostra come il piano urbanistico sia il risultato di una scelta politica. Non a caso, il protagonista del film, l’antagonista dello speculatore Nottola (splendidamente interpretato da Rod Steiger), è il consigliere comunale comunista che, esprimendo i bisogni e gli interessi, magari inconsapevoli, dei cittadini si oppone all’intreccio, sempre perverso, tra la proprietà immobiliare e i governanti servizievoli verso i poteri economici forti.
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Enrico Berlinguer: l’uomo che ebbe come faro la democrazia

Napoli, Largo Berlinguer
Napoli, Largo Berlinguer
di Aldo Tortorella, intervento all’inaugurazione di Largo Berlinguer a Napoli

Voglio innanzitutto ringraziare come napoletano di nascita, di famiglia e, spero, di sentimenti il Comune di Napoli e il suo sindaco, per questa iniziativa che fa onore non ad una parte politica ma a tutta la città perché in ogni momento storico, ma particolarmente in questo che l’Italia viene attraversando, giova all’insieme della comunità la memoria di coloro che per tutta la vita, hanno servito con lealtà e con intelligenza il loro paese e, in esso, la parte sociale più indifesa e più priva di potere, quella su cui grava la fatica maggiore del reggere la società. E questo è stato innanzitutto Enrico Berlinguer: un uomo politico che ha speso la sua esistenza e il suo ingegno per la causa della pace, della democrazia, della giustizia sociale, del riscatto delle classi lavoratrici nel proprio paese e nel mondo.

A lungo la sua memoria fu ignorata o avversata. Si fece appello, come fu scritto, a “dimenticare Berlinguer” anche dall’interno di quello che era stato il suo partito. È accaduto il contrario. Oggi, a cosi grande distanza dalla sua scomparsa, in un mondo radicalmente cambiato gli hanno reso omaggio anche molti che furono a lui contrari od ostili durante la sua vita e dopo di essa perché la sua memoria è stata tramandata ed è rimasta viva anche in parti diverse e lontane da quella che fu la sua.

Spesso, però, è stato ricordato unicamente come uomo integerrimo, capace di vivere con rigore il proprio ideale. Egli è stato molto più di questo, ma – certo – basterebbe già questo a renderlo indimenticabile nei tempi di avvilimento della politica che andiamo vivendo. La sua opera è divenuta via via più memorabile perché molte delle sue indicazioni politiche, che sovente furono riguardate con alterigia e persino con scherno, sono risultate profetiche. Disse “austerità” e gli si rispose che aveva una visione da frate zoccolante. Parlò di “questione morale” e gli si obiettò con sufficienza che già dal Machiavelli la politica era scienza diversa dall’etica.
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La storia di Leo e delle sue tentazioni da ragazzino uscito dalla guerra

Le donne dei vicoli di Napoli
Le donne dei vicoli di Napoli
di Cornelius

Leo fin da ragazzo, poco più che adolescente, provava una torpida attrazione per i vicoli stretti della sua città di mare. Le domeniche mattina andava in villa comunale col giovane padre, ancora magro e dal naso adunco per la fame patita nella guerra finita da poco. Scorazzando sui pattini, osservava le donne passare con gonne scampanate e posava sguardi fugaci su quelle caviglie sottili.

Poi risaliva, la mano in quella del padre, per le scale assolate dei vicoli dai muri scrostati, le signore sedute davanti alla porta del “basso” svogliate dal caldo, lo sguardo indolente e attraente, chissà cosa celavano quelle stanze in penombra, appena coperte da tende accostate. La notte Leo sognava di trovarsi da solo nei vicoli, e girando vedeva le donne chiamarlo con sorrisi beffardi: “Entra Leo, vieni a vedere”.

Erano signorine, donne di tutte le età, grasse e magre, vestite appena, le gambe dischiuse. Leo correva voleva andare e fuggire, la tentazione dell’ignoto, il raptus dell’amore a buon mercato. Il sogno finiva in una grande piazza, dove si ritrovava solo e sudato, un sogno mai terminato.
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L’omicidio di Giancarlo Siani e la Napoli che ripiombava nelle vecchie piaghe

Giancarlo Siani
Giancarlo Siani
di Sergio Caserta

Oggi lunedì 23 settembre sono ventotto anni che Giancarlo Siani è stato assassinato. Era cronista del Mattino di Napoli, un giovane giornalista precario che scriveva con brillante lucidità di camorra e per questo fu ucciso nell’indifferenza dei poteri costituiti.

C’è un bellissimo racconto, “Scimmie” (Navarra Editore) di Alessandro Gallo, liberamente ispirato alla vicenda di Siani: Pummarò, Panzarotto e Bacchettone sono tre quindicenni con il sogno di diventare camorristi, di uscire dall’anonimato del sottoproletariato partenopeo, diventare uomini di rispetto e farsi ricchi, il mito per migliaia di giovani della Napoli degradata e di tanto sud (ora anche nel nord). Ai tre imberbi adolescenti capita di conoscere per caso Giancarlo Siani la cui figura diventerà fondamentale per fuoriuscire dal destino che si stava prefigurando, in particolare per il protagonista Pummarò.
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Città della scienza deve rinascere: da Bologna l’appello alla ricostruzione di un gioiello distrutto

Incendio a città della scienzadi Sergio Caserta, Adriano Cosentino, Serafino D’Onofrio, Elisa Dorso, Luca Fermariello, Mattia Fontanella, Antonio Genovese, Mavi Gianni, Libero Mancuso, Raffaele Ricciardi e Roberto Zeno

Città della Scienza è un desiderio, una speranza, un sogno realizzato. È l’orgoglio di Napoli. Oggi, dopo l’incendio devastante, è lo scheletro di un fallimento civile e sociale.

A Napoli, per anni, fisici, matematici, biologi, naturalisti, astronomi, geologi, chimici, psicologi, informatici, musicologi e pedagogisti hanno sperimentato e costruito percorsi didattici e sistemi di divulgazione scientifica nei padiglioni affacciati sull’arenile di Bagnoli, mentre di fianco procedeva la dismissione degli impianti dell’Italsider. La rinascita del vecchio quartiere operaio si è basata sulla bonifica dei terreni inquinati dalle lavorazioni decennali dell’acciaieria e sulla presenza di 350.000 studenti, visitatori e animatori dei laboratori di Città della Scienza.

Nell’incendio, oltre alle aule didattiche, è andato distrutto il Laboratorio del LifeLearning Center Napoli dedicato alla biologia molecolare e realizzato dopo l’adesione della Fondazione Idis-Città della Scienza al LLC Network (primo consorzio italiano per la formazione permanente e la didattica sulle Scienze della vita, di cui è capofila il LLC di Bologna, nato dall’associazione tra la Fondazione Marino Golinelli e l’Alma Mater Studiorum).
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Povertà estrema

Bologna, in mille senza dimora. L’Istat fotografa l’umanità che vive in condizioni di povertà estrema

di Leonardo Tancredi

Le persone senza dimora in Italia sono 47.648 (0,2% della popolazione), è il dato che emerge da una ricerca sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema condotta dall’Istat in convenzione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la Federazione degli organismi per le persone senza dimora (fio.PSD) e la Caritas. Chiunque conosca il fenomeno sa che fornire un dato preciso sulle presenze di senza dimora è impossibile, anche in questo caso, infatti, si tratta di una stima basata sul numero di persone che nei mesi di novembre e dicembre 2011 ha utilizzato un servizio di mensa o accoglienza notturna (370 mense e 434 dormitori) nei 158 comuni presi a campione. L’approssimazione è buona, al 95% il numero è compreso tra 43.425 e 51.872.

Elementi significativi emergono dallo scorporo dei dati: il 59% dei senza dimora è straniero; il 61% ha perso un lavoro stabile; il 63% ha vissuto in una casa. L’età media è 49,9 anni per gli italiani, 36,9 per gli stranieri. Questi numeri ci danno una prima impressione della povertà estrema frutto dell’attuale situazione sociale ed economica. Casa e lavoro sono parte del passato, spesso prossimo, di tante persone che oggi vivono in strada e che hanno subito inaspettate deviazioni dal loro percorso di “normalità”.

La migrazione in Italia genera esclusione, se è vero che la maggioranza dei senza dimora sono migranti (soprattutto rumeni, marocchini e tunisini) e che la loro condizione di poveri è meno strutturale (sei mesi di permanenza media in strada contro i 4 anni degli italiani). I dati sulle donne non si discostano di molto: sono solo il 13% del totale, il 43% italiane, le straniere vengono soprattutto dall’Est, Bulgaria, Romania, Polonia, Ucraina.
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