Noi musulmani fra le follie di Trump e di al Baghdadi

Donald Trump
Donald Trump

di Shady Hamadi

Ti svegli la mattina e scopri di non poter mettere più piede negli Stati Uniti. Deve essere una strana sensazione. La tua fede è diventata il problema. Qualcosa che dovrebbe essere intimo, come le mutande che indossi, non lo è più. I panni, sporchi o puliti, si lavano in pubblico, se sei musulmano. Ti costringono a farlo.

Ma oggi è difficile essere musulmani. Siamo diventati come il prezzemolo: ci mettono ovunque, siamo il problema che causa gli altri problemi. Dalla disoccupazione giovanile al colesterolo, la colpa è nostra. In più, ora dobbiamo barcamenarci fra Trump e al Baghdadi, due facce di uno stesso fenomeno. Da una parte, Donald vieta ai cittadini di paesi considerati “a rischio terrorismo” di entrare negli Usa per proteggere la sicurezza. Ammanta questa sua scelta islamofoba giustificandola come dovuta: una promessa da mantenere perché l’aveva stretta con i suoi elettori. Trump, però, è un islamofobo realista: non vieta l’ingresso a quei cittadini dei paesi con i quali commercia, come l’Arabia Saudita.

Dall’altra parte, noi musulmani, siamo obbligati a fare i conti con il radicalismo, che si alimenta anche grazie a queste scelte scellerate. Festeggia infatti il califfato, o chi per lui, per le leggi del tycoon. Finalmente si concretizza che “quelli – dicono i fondamentalisti – non ci vogliono per la nostra religione”. Allora bisogna far quadrato e se non lo fai sei come loro. Tu che sei in mezzo a un ponte a parlar di dialogo ti prendi del “buffone” o cedi sotto il fuoco dei due contendenti.
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Là dove la ragione vacilla: risposta a Panebianco sul Corsera a proposito di immigrazione

Lavoro immigrati - Foto Cau Napolidi Maurizio Matteuzzi

Dal compianto maestro e amico Pierugo Calzolari avevo appreso la lezione del “rasoio di Hanlon“, che il suddetto, da signore qual era, sintetizzava così: “non attribuire a malizia ciò che può essere adeguatamente spiegato con l’incompetenza”; e che io, popolano e tutt’altro che signore, formulerei invece così: “prima di pensare alla malizia prendi in considerazione l’idiozia”.

Ho usato questa massima in senso kantiano, facendola mia, in specie in considerazione della miseria umana. Ma c’è un limite a tutto, come diceva Totò, ogni limite ha la sua pazienza. Leggo sul Corriere della sera:

“Per esempio, certi gruppi, provenienti da certi Paesi, dovrebbero essere privilegiati rispetto ad altri gruppi, provenienti da altri Paesi, se si constata che gli immigrati del primo tipo possono essere integrati più facilmente di quelli del secondo tipo. È possibile che convenga favorire l’immigrazione dal mondo cristiano-ortodosso a scapito, al di là di certe soglie, e tenuto conto del divario nei tassi di natalità, di quella proveniente dal mondo islamico”.

Be’, qui il rasoio non mi sorregge. È un passo di “mein Kamf”? No, è di Panebianco, ed è uscito sul nostro giornale di più consolidata tradizione. Che dire? Selezioniamo dunque i cristiani, meglio, i cattolici? O magari gli misuriamo gli attributi, perché appunto abbiamo bisogno di più nascite? Si rimane veramente senza parole. E qui il “rasoio” non regge. Non può essere che si arrivi a tanto. E allora, che spiegazioni darsi?
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