Fantasmi di città - Foto di Ludovico Sinz

Zanonato, ministro dello sviluppo e tutore delle multiutility del “rusco” (*)

di Claudio Corticelli

I ministri del governo Letta, seguono quella deriva liberista che da decenni i vari governi hanno intrapreso, favorire il grande capitalismo industriale, a scapito di medie piccole imprese che vanno bene e fanno bene alla comunità locale. A riprova di queste scelte pseudo-liberiste, il ministro Zanonaro “temendo” che le piccole società potrebbero accumulare perdite, le ex municipalizzate italiane, le fa mangiare dalle quattro-big del settore del rusco: Hera di Bologna, Acea di Roma, A2a di Milano e da Iren di Torino.

Anzi il ministro Zanonato, si noti appartenente al PD, che appena insediato era subito scivolato sul nucleare, da pochi mesi bocciato dagli italiani al referendum, pochi giorni fa ha ammonito le quattro Utilites, “non fate fusioni tra voi, guai” le ha riunite e gli ha intimato il contrordine, niente più megafusioni che metterebbero a rischio la loro forza attuale, ma la linea è l’acquisizione, il mangiarsi le aziende più piccole, da parte di quelle più forti.

Un’indicazione ministeriale che puzza da lontano di processo graduale al TRUST pigliatutto, per adesso accantonata, come è già avvenuto in Germania con la nascita dell’unica Utilities la RWE. Mentre invece Zanonato ha l’obiettivo palese non tanto di salvare le ottime aziende locali, come COSEA Ambiente, che opera con profitto e qualità tra le genti e la società civile dei 24 municipi dell’Appennino Tosco-Emiliano, ma di svendere questo patrimonio aziendale locale alle grandi aziende, che non sono più in mano ai Comuni, ma sono manovrate dal grande capitale finanziario, che ne tiene la maggioranza delle azioni.
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Hera e la cattiva strada delle multiutility

Heradi Vincenzo Comito

Hera spa è un’azienda con sede sociale a Bologna, nata nel 2002 dalla fusione di 12 aziende municipalizzate operanti in Emilia Romagna; è attiva della distribuzione del gas, dell’acqua, dell’energia e nello smaltimento dei rifiuti in Emilia Romagna e nelle Marche, ma si sta espandendo anche al di fuori di queste regioni. Azionisti di riferimento sono un numero rilevante di comuni. Partecipano al capitale anche delle entità esterne, quali Lazard Asset Management, Carimonte Holding, Gsgr srl., ecc. Dovrebbe presto diventare socia la Cassa Depositi e Prestiti, che acquisirà il 6% del capitale complessivo.

I ricavi della società, che erano stati pari a circa 1,1 miliardi di euro nel 2002, sono saliti sino ai 4,1 miliardi del 2011. Il tasso di crescita medio annuo della cifra d’affari si colloca nel periodo intorno al 16,2%. I dati del 2012 vedono una ulteriore crescita sino a 4,5 miliardi, con un incremento del 9,4% sull’anno precedente.

Dal 1° gennaio 2013 la società AcegasAps, che concentra la sua attività sulle aree di Padova e di Trieste, è entrata a far parte del gruppo. La cifra d’affari di Hera per il 2012, se considerassimo nel conto anche tale nuova struttura, dovrebbe superare i 5 miliardi. In prospettiva, essa potrebbe diventare ancora più rilevante con la ventilata, ipotetica, fusione con Iren spa, un altro complesso di grandi proporzioni. Nel 2011 l’energia elettrica rappresentava il 35,1% del totale della cifra d’affari, il gas il 33,0%, l’acqua il 13,2%, l’ambiente il 16,4%; gli altri servizi raccoglievano il residuo 2,2%.
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