Il ’68, questo anno formidabile e indimenticabile

di Silvia Napoli

Di celebrazione in celebrazione, sarà l’euforia enciclopedista del nuovo già stanco millennio, forse per ora il meno lungimirante della Storia, siamo arrivati al turno del ’68, espressione sempre vaga nei termini cronologici, quanto precisamente evocativa in termini di spirito dei tempi. Evocativa di un mood o modo di essere in primis, la famosa attitudine ribelle, diffusa allora su scala planetaria e per ora senza repliche annunciate.

Forse per questo, ci si approccia a tutte le molteplici esposizioni di feticci e memorabilia e testimonianze sull’arco temporale che va dai tardi anni ’60 ai primi Settanta con due prevalenti atteggiamenti: quello del bimbo nella stanza delle meraviglie o quello del pellegrino colpito da timore reverenziale e fideistico per ciò che oggi si configura come sorta di mistero o prodigio.

Difficile stilare un elenco ragionato e selettivo delle tante iniziative più o meno azzeccate, talvolta riflessive, talvolta scanzonate che si sono susseguite e continuano a farlo in questo scorcio di anno, un po’ in tutta Italia. In qualche modo, più o meno generate da padri nobili che siano, più o meno polifoniche che risultino, sono infatti inabilitate ad essere esaustive nella rappresentazione di tanta ricchezza di stimoli e di scambi e contaminazioni globali, non globalizzati, attenzione, che si produssero allora.
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Angela Pascucci: ciao, compagna, questa mostra ti sarebbe piaciuta

di Sergio Caserta

Avrei voluto e dovuto essere presente, in rappresentanza del circolo, sabato scorso all’ultimo addio ad Angela Pascucci. Purtroppo sono rimasto bloccato in un maxi ingorgo, causa incidente sull’A1, di quelli che quotidianamente attentano ai nostri viaggi. Angela ha terminato la sua intensa esistenza dopo una difficile e dolorosa malattia. È stata stata una giornalista ed intellettuale di primo piano per il manifesto e per la sinistra, una persona “di senso” ovvero che andava a fondo delle cose, che si poneva domande impegnative sul presente, sempre incredula che la sinistra stesse cosi velocemente declinando verso il nulla.

Angela è stata un’appassionata sostenitrice del manifesto in rete. La sua analisi corroborata da una profonda cultura e dalla elevata conoscenza del quadro politico globale ed in particolare di quello della Cina, le forniva argomenti razionali all’indagine sulle conseguenze della globalizzazione e della crisi. Ebbi la fortuna di poterla visitare non tantissimo tempo fa, a casa sua, in un momento in cui la malattia le concedeva una pausa alle sofferenze e le dava la forza di esporsi al dialogo, un incontro doloroso e bellissimo in cui ancora ci confrontammo sulle deludenti vicende politiche della nostra cara e “sfrantummata” sinistra.
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Trieste: alla vigilia del 25 aprile si celebrano le camicie nere

di Claudio Cossu

Ed ora si è “ricreato” il mondo di Almerigo, con pannelli posti in bella mostra nel contesto di una ricca rassegna espositiva a Trieste, nella sala “Veruda” del neo-classico palazzo Costanzi, per ricordare Grilz (Almerigo) che in un volantino si era autoproclamato dirigente nazionale del tenebroso e cupo “Fronte della Gioventù”, nel lontano novembre 1980 (così recitava il “Dossier sul neofascismo a Trieste” a cura di Claudio Tonel, ed. Dedolibri, Trieste, 1991).

Ciò, ovviamente in tempi antecedenti all’esperienza filocolonialista con il Renamo, nell’Africa ancora in cerca di libertà ed indipendenza, ricordato su “Il Piccolo” del 20 aprile 2017 dall’amico dottor Brovedani. Al riguardo, molte cose interessanti sui trascorsi del concittadino Grilz ci possono riferire gli archivi della Digos triestina, tra una spedizione ostile agli studenti stranieri dell’Università tergestina, una manifestazione a Prosecco, Longera e un imbrattamento a Basovizza o a Santa Croce con gli elementi più neofascisti e nostalgici della gioventù triestina.

La libertà d’espressione è tutelata dalla nostra Costituzione e vale per tutti, d’accordo. Ma lo sa il prefetto che il nostro concittadino è stato processato, unitamente ad altri camerati dalle medesime insegne funeree, presso il tribunale di Trieste, tra l’altro, per gravi reati (non certo ragazzate) il 25 ottobre 1982? Le accuse: ricostituzione del partito fascista, propaganda sovversiva e apologia del fascismo” (con blocchi stradali, assalti avverso la comunità slovena e cose similari).
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Cartoline di Bologna: saluti da Santa Viola

di Claudio Corticelli, dal 2001 abitante in Via Agucchi

Una mostra di cartoline in bianco e nero, corrispondenze, carte postali, foto, parole di saluto tra parenti e amici, clienti, ricevute e inviate da Santa Viola, borgata della prima periferia di Bologna

Ci sono persone che non ricordano solo con la mente, ma raccolgono da sempre, negli armadi o nei cassetti, testimonianze tangibili, immagini del tempo che passa, in questo caso foto e parole, dai primi del 900 fino ai nostri giorni, delle genti e case della zona dove sono vissuti da sempre, per poi non tenersele per se, ma esporle pubblicamente, per condividere il tempo che fu.


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Elia Cantori, Palazzo de' Toschi

Spigolature dai giorni di Arte Fiera a Bologna 2016

di Carmen Lorenzetti

r quanto Arte Fiera e i suoi eventi collaterali sia stata dibattuta, lodata o criticata, ha comunque generato degli spunti di riflessioni. E questo è comunque un fatto positivo. Mi soffermerei su alcuni esempi di collaterali. Il progetto ON 2016 (OnPublic.it) curato da Martina Angelotti quest’anno è intitolato Dopo, domani e pone come traccia il futuro. L’intervento Quattro atti sul lavoro di Adelita Husni Bey si focalizzava sul problema del lavoro oggi e nel 2040.

Si trattava, nello step 1, di quattro conferenze (che l’artista chiama drammaturgicamente “atti”) effettuate da quattro studiosi del lavoro di diverse discipline (filosofia, sociologia economica e del lavoro, studi sulla condizione lavorativa delle donne e sui processi di trasformazione del lavoro, diritto del lavoro), che venivano fatte in contemporanea da 4 tavoli rotondi con i visitatori ordinatamente seduti attorno, mentre nello step 2 i partecipanti potevano riempire un questionario diviso in quattro atti, dove avrebbero descritto la loro attuale condizione lavorativa e quella di un immaginario 2040.

L’evento si è svolto nel luogo per eccellenza della gestione storica del potere spirituale e temporale bolognese: la Cappella Farnese ossia la Cappella del Cardinal Legato in Palazzo d’Accursio, oggi utilizzata per concerti e conferenze. Il lavoro magistralmente orchestrato veniva però a mio parere in parte inficiato dal brusio che regnava durante le conferenze, difficilmente ascoltabili. Era una comunicazione che arrivava a metà, cioè nel momento della compilazione del questionario.
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“Orienti”: tra Cina e Giappone, alla ricerca di due culture

"Orienti" di Livia Tassinari
"Orienti" di Livia Tassinari
In vista dell’inaugurazione della mostra fotografica Orienti il prossimo 26 giugno a Bologna, pubblichiamo il testo dell’autrice degli scatti che descrive il suo percorso di ricerca.

di Livia Tassinari

Fin dalla prima adolescenza sono sempre stata affascinata dall’oriente e a distanza di pochi anni, mi sono trovata a fare due viaggi aventi come meta il Giappone e la Cina. Due viaggi all’insegna del “fai-da-te”, senza guide, spesso affrontati anche in maniera solitaria, e con la voglia esplorare questi mondi, in un certo senso, sconosciuti. Il primo viaggio è stato in Giappone dove ho toccato diverse città del centro-sud dell’isola, il secondo è stato in Cina, dove ho gravitato soprattutto attorno alla zona di Shanghai.

Vedi l’intero album su Flickr con le fotografie di “Orienti”, la mostra di Livia Tassinari

Durante la durata del secondo viaggio non ho fatto altro che paragonare le due società, gli usi, i costumi, i cibi e volti degli tessi autoctoni. Una volta rientrata a casa mi sono chiesta: “Perché non utilizzare le foto scattate durante queste ‘avventure’ per fare vedere a tutti cosa ho pensato mentre passeggiavo tra le strade di questo due bellissimi Paesi?”
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Trame di pace

Bologna, ecco le “trame di pace”: un percorso per comprendere

di Sergio Caserta

Il primo maggio del 1975 a Napoli fu forse il più bello della mia vita finora. Al corteo festeggiavamo contemporaneamente due straordinari avvenimenti: la caduta di Saigon e la sconfitta definitiva degli USA dal Vietnam, la vittoria della sinistra alle elezioni amministrative che, per la prima volta dal dopoguerra, conquistava il Comune della terza città d’Italia e capitale del meridione, eleggendo sindaco Maurizio Valenzi.

La fine della guerra degli americani in Vietnam, fu per tutti gli anni sessanta e dei settanta, un impegno politico per i movimenti pacifisti in tutto il mondo, non era il primo movimento c’era già stato quello contro la proliferazione atomica dei “partigiani della pace” nel clima inquietante della “guerra fredda”.

Il movimento pacifista è sorto negli ultimi decenni dell’ottocento come illustra il catalogo della mostra Trame di pace, simboli, carte, azioni di un’utopia possibile in corso a Bologna, presso la sede del quartiere Santo Stefano, al Baraccano, promossa dall’Istituto Parri e dall’assessorato alla cultura della Regione Emilia Romagna, con la collaborazione e i contributi di molte associazioni e istituzioni.
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Wandrè, lo Stradivari del rock

Antonio Pioli, Wandrè, con Roberto Benigni
Antonio Pioli, Wandrè, con Roberto Benigni
di Noemi Pulvirenti

Antonio Pioli, detto Wandrè, nasce a Cavriago nel 1926 ereditando dal padre Roberto la maestranza del liutaio. Infatti nel 1939, all’età di 13 anni, decide di assemblare la sua prima chitarra utilizzando un modello del padre. Prima di approdare alla costruzione dei suoi modelli, che diventeranno poi leggenda 40 anni dopo, si arruola come partigiano nelle colline reggiane.

Wandrè si distingue soprattutto per la sua capacità di ripensare all’estetica, ma in particolar modo a come migliorare la qualità sonora per i musicisti. Tra le sue idee fantascientifiche troviamo la creazione di un manico in alluminio usato al posto di quello classico in legno. Costruisce poi un manico privo di “truss-rod”, ossia del meccanismo che consente di modificarne la tendenza alla deformazione, che offre come risultato il miglioramento della limpidità sonora, ricercata da ditte come la Kramer (negli anni ’80 fornirà la chitarra a un pioniere selvaggio come Edward Van Halen). Altra mutazione introdotta da Wandrè è il ponte “suspended”, che conferisce per la prima volta al musicista un miglior controllo e adattamento al proprio stile. Non dimentichiamoci che queste innovazioni furono compiute in un’epoca in cui il virtuosismo elettrico era ancora ben lontano dal nascere.
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