Perché il lavoro uccide

di Chiara Saraceno Hanno fatto una morte orribile, annegati nel letame. I 4 morti dell’azienda agricola della campagna pavese si aggiungono alla lunga lista di morti sul lavoro che sta facendo del 2019 il peggiore degli ultimi anni. È una strage trasversale a tutti i settori produttivi, anche se è particolarmente concentrata nelle costruzioni e […]

Morti per amianto: ancora rinvii al “palazzo dell’ingiustizia”

del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio

Di amianto si continua a morire, i processi ritardano e l’ingiustizia continua. Dopo ripetuti rinvii e cambiamenti di giudici al Palazzo di Giustizia di Milano (che noi, vittime dell’amianto il Palazzo consideriamo “il palazzo dell’ingiustizia” per le continue assoluzioni dei manager imputati delle morti d’amianto) si è tenuta finalmente l’udienza del processo per l’amianto al Teatro alla Scala, che vede come imputati rinviati a giudizio 5 dirigenti del Teatro, accusati della morte di 10 lavoratori a causa dell’amianto.

Davanti al pm Maurizio Ascione e al nuovo giudice Mariolina Panasiti, presidente della 9° sezione penale, si è finalmente aperto il processo, subito rinviato dopo che la giudice ha giustificato i ritardi con la mancanza di organico. La prossima udienza si terrà il 19 marzo alle ore 9,30 nell’aula 9 bis. Anche nel Teatro alla Scala, il tempio della musica noto in tutto il mondo, era presente una grande quantità di amianto che ha avvelenato diversi lavoratori uccidendone 10, fra cui macchinisti di scena, un orchestrale, un cantante del coro e un vigile del fuoco. Data la massiccia presenza della sostanza cancerogena, è probabile che siano stati contaminati, negli anni, anche spettatori del Teatro.

Quali parti civili in questo processo, oltre al nostro Comitato (sempre presente a tutte le udienze), Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto – difese dall’avvocata Laura Mara – sono state ammesse altre associazioni: il Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, il sindacato CUB Informazione Spettacolo, la CGIL, INAIL e ATS (ex ASL), ANMIL. Presenti all’udienza anche i responsabili civili (Fondazione Teatro Scala e Centro Diagnostico Italiano).
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Regalie alle spiagge, “elemosina” ai malati di amianto

Amianto
Amianto
di Antonio Sciotto

Con gli emendamenti alla legge di Stabilità, come ogni anno si scatenano gli appetiti: due emendamenti di Ap e Forza Italia prolungano di 2 anni la sanatoria sui canoni non pagati per gli stabilimenti balneari che hanno in concessione le spiagge. Un intervento del Pd, invece, “salva” i 700 funzionari dell’Agenzia delle Entrate retrocessi a semplici impiegati da una sentenza del Tar, ricostituendo anche il loro, ben più alto, stipendio precedente. Tutto questo mentre ieri mattina i lavoratori e i familiari vittime dell’amianto manifestavano davanti al ministero del Lavoro per protestare contro lo stanziamento «elemosina» previsto dal governo per loro: solo 5600 euro una tantum per chi è malato, e nemmeno per tutti, mentre le associazioni chiedono un sostegno continuativo e strutturale.

Il debito dei concessionari delle spiagge si potrà estinguere pagando il 30% della somma dovuta, se in unica soluzione, o il 60% se in 6 rate annuali. E mentre si favoriscono le imprese balneari (i cui canoni tra l’altro sono tradizionalmente piuttosto bassi), intanto si penalizzano i semplici cittadini: un emendamento dell’Anci (associazione dei Comuni) chiede di “cassare” lo sconto del 30% previsto oggi per chi paga entro 5 giorni dalla contestazione di una multa. La sentenza del Tar sui dirigenti del fisco viene aggirata affermando invece che questi ultimi potranno mantenere il proprio trattamento economico «a titolo individuale e in via provvisoria». Bene che l’Agenzia delle Entrate possa tornare a lavorare a pieno regime – la direttrice Rossella Orlandi, qualche settimana fa, aveva affermato che non riusciva a fare più nulla – ma certo si apre un altro nodo: un’anomalia concorsuale, sanzionata da un tribunale, viene adesso sanata dall’intervento della politica.
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Foto di Vito Manzari

Lettera aperta del sindaco di Lampedusa: “Quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?”

di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.

Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore. 
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