Il dopo sisma in Emilia: pulizia etnica del patrimonio

di Tomaso Montanari

Demolizioni di futuro. È questa la perfetta definizione di ciò che continua ad accadere in Emilia, a quasi sette anni dal terremoto del maggio 2012. Edifici storici, tutelati dalla legge e ricchissimi di significati vengono fatti brillare perché fortemente lesionati: una sorta di colpo di pistola alla testa ad organismi fiaccati, ma che sarebbe perfettamente possibile salvare. Una pulizia etnica del passato dovuta non alla povertà, ma alla ricchezza senza cultura di una regione che pensa già a nuovi capannoni e si prepara alla “secessione dei ricchi”, insieme a Veneto e Lombardia.

Nell’immediato dopo terremoto a saltare in aria furono i campanili (indimenticabili le immagini dell’esplosione di quello di Poggio Renatico), municipi (come quello di Sant’Agostino, nel Ferrarese, anch’esso minato con la dinamite), case antiche (a Mirandola, per esempio): uno scempio che trovò poi una giustificazione ideologica negli stand del ministero per i Beni Culturali al Salone di Ferrara nel marzo 2013. Il loro titolo, stampato a caratteri di scatola, era: “Dov’era ma non com’era”.

Una provocazione, rincarata dalla presentazione stampata sui pannelli, in cui il vertice del sistema italiano di tutela del patrimonio culturale affermava: “Di considerare questo evento drammatico come un’opportunità. L’opportunità di affermare una cultura architettonica della ricostruzione capace di prendere le mosse dalla reale situazione e consentire la coesistenza tra le preesistenze e gli edifici contemporanei, l’attualizzazione del bene culturale laddove era, dando ad esso nuovi significati vitali”.
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Ex Jugoslavia: la memoria collettiva negata

reportage di Samuel Bregolin

I Balcani producono più storia di quanta ne possono digerire, disse un giorno il primo ministro britannico Winston Churchill, ma quanta ne producono così ne dimenticano, in un eterno tentativo di far scordare ai propri figli un passato pieno di massacri e orrore, nel tentativo di dargli un futuro migliore. Così vengono inghiottite dal dimenticatoio la prima e la seconda guerra mondiale, la caduta della Jugoslavia, si cancellano e si nascondono i numeri, i nomi, i fatti.

Ma è proprio dall’aver dimenticato, confuso, mescolato i fatti che la storia può tornare a ripetersi, basata su menzogne e manipolazioni politiche semplici per chi non riconosce più la verità, anche se qui una sola verità forse non è mai esistita.
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