Un modello economico-criminale di successo nel neocapitalismo italiano

di Francesco Forgione Non è facile, nei tempi grigi che stiamo vivendo, avviare una discussione sul tema delle mafie e sul profilo dell’Antimafia. Le mafie sono fuori dal dibattito pubblico e dall’agenda politica e l’attenzione si accende solo in vista dei tristi anniversari delle stragi o degli omicidi “eccellenti” vissuti sempre più ritualmente dalle istituzioni […]

Riace, una periferia al centro del mondo

di Nicola Fiorita

La vicenda giudiziaria che riguarda Mimmo Lucano ha compiuto un piccolo passo in avanti con la decisione del Tribunale del Riesame che ne ha revocato gli arresti domiciliari e ha disposto, come è noto, il divieto di dimora a Riace. In attesa di leggere le motivazioni del provvedimento, si possono solo fissare degli appunti a margine, utili più come griglie di lettura che come veri e propri elementi di valutazione sul terreno processuale.

Il ridimensionamento dell’impianto accusatorio iniziale, già ampiamente segnalato da molti commentatori, è evidentemente confermato da questo secondo provvedimento. Già prima, l’ordinanza del Gip di Locri lasciava sul terreno solo due delle numerose accuse rivolte a Lucano. Quella di favoreggiamento dell’immigrazione, inevitabilmente destinata a sgonfiarsi, riguardando solo un matrimonio suggerito e nemmeno celebrato, e quella più seria relativa all’affidamento del servizio di raccolta differenziata a due cooperative in ipotesi prive dei requisiti richiesti.

Se certamente tale servizio deve essere ricondotto alle proporzioni proprie di un piccolo paese della Locride e se altrettanto certamente potrebbe notarsi che le indagini compiute – per impiego di risorse, personale e per la loro lunghezza – appaiono del tutto sproporzionate al tipo di reato contestato, quello che ora più colpisce è la “fuga” dall’inchiesta del Procuratore capo di Locri, il quale dopo aver annunciato con un lungo comunicato stampa l’arresto del sindaco di Riace si è progressivamente smarcato dal suo ruolo di protagonista e ha affidato a un giovanissimo pubblico ministero, di prima nomina e da poco a Locri, il compito di rappresentare l’accusa davanti al Tribunale del Riesame.
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