Il vascello fantasma

di Domenico Gallo   Dalla fine del XVIII secolo si diffuse in tutte le marinerie del mondo il mito del vascello fantasma, i marinai avevano il terrore di imbattersi in un vascello fantasma condannato a navigare in eterno, senza mai poter tornare a casa, con un equipaggio formato da spettri. Secondo la leggenda si trattava […]

Regolarizzazione dei migranti, come funzionerà

di Annalisa Camilli Nel cosiddetto decreto Rilancio approvato dal governo italiano il 13 maggio, tra i diversi provvedimenti economici è contenuta una misura per regolarizzare una parte dei migranti irregolari che vivono in Italia. Secondo alcune stime potranno accedere a questa procedura 200mila delle circa 600mila persone che vivono nel paese senza un regolare permesso […]

Per gestire l’emergenza, il Portogallo regolarizza gli immigrati

di Francesco Olivo   Regolarizzare gli immigrati per la sicurezza del Paese. Il Portogallo affronta l’emergenza del coronavirus con un obiettivo: non lasciare nessuno fuori dal servizio sanitario, non solo per ragioni umanitarie, ma anche per una questione di sicurezza collettiva. Il governo di Antonio Costa ha approvato ieri la sanatoria per i richiedenti asilo […]

La politica europea delle migrazioni è la politica dell’estrema destra

di Gennaro Avallone La violenza contro le persone profughe in Grecia che si è nuovamente scatenata nell’ultimo periodo, e continua ancora in questo momento, ha fatto tornare al dibattito sul ruolo dell’Unione Europea nei riguardi dei processi di fuga delle popolazioni. C’è chi chiede una posizione unitaria. C’è chi si chiede perché non funziona la […]

Lacrimogeni greci sui rifugiati. Turchia: «30mila in arrivo»

Grecia. Atene: 66 migranti arrestati, 4mila respinti. Ankara chiede altri soldi all’Europa. Si fa strada l’idea di trasformare le isole in campi dove rinchiudere profughi e migranti, una proposta che risveglia i ricordi peggiori…   di Argiris Panagopoulos La polizia greca ha respinto, utilizzando almeno due volte lacrimogeni e bombe assordanti, i profughi e i migranti […]

I numeri sulle migrazioni internazionali che mettono a tacere le fake news

di Duccio Facchini I migranti internazionali nel mondo sono 272 milioni, pari al 3,5% della popolazione globale, 51 milioni di persone in più rispetto al 2010. È quanto emerge dall’aggiornamento dell’International Migrant Stock pubblicato a metà settembre e curato dalla “Population division” in seno al Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite […]

Quella del sindaco di Riace è disobbedienza civile

di Luigi Ambrosio

Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, non è mai stato tipo che si nasconde. Ha sempre svolto il suo lavoro alla luce del sole e anche le intercettazioni telefoniche che sono utilizzate come elemento di accusa nei suoi confronti lo dimostrano. Nelle conversazioni, il sindaco spiega che una donna di nazionalità nigeriana occorre che si sposi per poter ottenere i documenti necessari per il permesso di soggiorno. Altrimenti, data la sua condizione, verrebbe espulsa. Il sindaco aggiunge che in caso di matrimonio lui si sarebbe fatto carico di produrre tutti i documenti necessari consentirle di rimanere in Italia.

Secondo il procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, il sindaco si sarebbe più volte e in modo inequivocabile adoperato per organizzare matrimoni di comodo. Con una “spigliatezza disarmante” dice il procuratore. Stabilirà la magistratura se i reati siano effettivamente stati commessi. A Salvini, che ha esultato per l’arresto, ha risposto Emma Bonino ricordando l’importanza di essere garantisti, sempre. “Ancora una volta una vicenda tutta da chiarire nei suoi aspetti giudiziari è trasformata in un’arma di propaganda e gettata nel tritacarne mediatico e social da un ministro della Repubblica italiana” ha scritto Bonino.

È significativo che sia stata proprio lei a esprimersi. Emma Bonino è stata tra le principali protagoniste di battaglie che si sono basate anche disobbedienza civile. Nel caso di Riace, la disobbedienza civile è uno strumento di azione risposta politica contro comportamenti sempre più punitivi nei confronti dei migranti da parte del Governo. Questo, al netto dell’esito della vicenda giudiziaria su cui, come ricorda Bonino, occorre essere garantisti.
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Guido Barbujani: “Le razze non esistono, esiste il razzismo”

di Radio Popolare

Il genetista di fama mondiale Guido Barbujani, professore all’Università di Ferrara, ha presentato al Festival della Letteratura di Mantova il suo ultimo lavoro Il giro del mondo in sei milioni di anni (Il Mulino). A Radio Popolare ha spiegato che da quando siamo scesi dagli alberi e abbiamo iniziato a camminare sulla terra non ci siamo più fermati.

La storia umana è fatta di un nomadismo ancestrale innegabile e fondativo, ma la lente razziale ci ha impedito per secoli di capire chi siamo. Ora, però, che sappiamo inequivocabilmente che le razze biologiche non esistono, dobbiamo sconfiggere il razzismo, la negazione dei diritti a uomini e donne discriminati da ignoranza e pregiudizi. L’intervista di Claudio Jampaglia a Giorni Migliori.

È un tentativo di raccontare le migrazioni dell’umanità, a partire dalla prima. Quando parliamo di umanità è difficile mettersi d’accordo su quale sia il punto di inizio. La vita sulla Terra ha 4 miliardi di anni, dove troviamo il punto di inizio della storia? Noi l’abbiamo trovato nel momento in cui i nostri antenati si sono separati dagli antenati degli scimpanzé.
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Salute, chi non parte (dal Sud) è perduto

di Monica Mariotti

C’è una migrazione silenziosa – che non è considerata strumento di consenso politico e raramente desta l’interesse dei mezzi di informazione di massa – che ogni anno attraversa la nostra penisola. È il flusso di cittadini costretti a spostarsi dal proprio luogo di residenza per ricevere cure adeguate. La gravità del fenomeno, però, ormai è tale da non poter più essere ignorata. Gli ultimi dati disponibili relativi al 2016 parlano infatti di poco meno di un milione di “migranti della salute”, per una spesa di circa 4,6 miliardi di euro.

Per comprendere ragioni, direzione e percorsi di questo esodo, si può distinguere su base regionale tra mobilità passiva e mobilità attiva. La prima definizione fa riferimento alla percentuale di pazienti che escono dalla propria area di residenza per curarsi in un’altra regione, mentre la seconda alla capacità di un sistema sanitario di attrarre cittadini da altri territori regionali. Se si analizzano le differenze regionali tra ricoveri “in entrata” e “in uscita”, si nota che il saldo è positivo solo per otto regioni e negativo per tutte le altre.

Le prime tre posizioni sono occupate da Emilia-Romagna, con un saldo pari + 9%, Toscana (+ 7,5%) e Lombardia (+7,2%), mentre le ultime tre da Calabria con una differenza del -20%, Basilicata (-6,8%) e Abruzzo (-6,4%). Lo spostamento tra territori regionali limitrofi (o mobilità di confine), però, deve essere valutato diversamente rispetto alla mobilità di lungo raggio, cioè il vero e proprio viaggio della speranza di coloro i quali percorrono tutta la penisola per curarsi.
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Abdi

“La Somalia è senza diritti, ecco perché sono scappato”

di Andrea Guccio Parolin

“La Somalia vive una situazione di guerra da ormai 25 anni, e anche se oggi non se ne parla praticamente più, i conflitti non si arrestano, e la popolazione è costretta a vivere senza un governo e senza diritti. Per un bambino la guerra è la normalità, quando ci cresci in mezzo, le opzioni che hai non sono molte: o accetti di prendere in mano un fucile e ti arruoli o vieni ucciso. Altrimenti tenti la fortuna e scappi, provando a raggiungere l’europa”. Abdi è un ragazzo somalo di 25 anni ed è arrivato in Italia nel 2007. Con queste parole comincia il racconto del lungo viaggio per arrivare in Europa.

“Sono nato a Mogadiscio, e ho sempre vissuto in mezzo alla guerra. Non puoi non averci a che fare, ti tocca sempre, anche se tu la guerra non la fai. Mi ricordo che una volta mentre giocavamo in mezzo alla strada, sono arrivati due gruppi e hanno cominciano a spararsi. Noi eravamo lì, in mezzo, e lì è facile morire. Ho perso mio papà quando ero molto piccolo, circa sei anni, non ricordo bene, e mia sorella”.

A 12 anni decide di fuggire: “Non hai scelta, o ti arruoli o scappi. Se ti rifiuti vieni ucciso”. Uno dei gruppi somali più forti, Al Shabab (I giovani) arruola ragazzi tra i 10 e i 15 anni. “Sono bambini cresciuti in mezzo alla guerra, che non hanno mai avuto la possibilità di studiare, gli danno in mano un fucile e li crescono con le loro idee”.
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