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Uguali diritti e contro la ghettizzazione di migranti e profughi: l’appello e la manifestazione nazionale

Siamo quelle donne e quegli uomini che attraversano il pianeta, decine di milioni di persone strappate alla loro terra e ai loro cari dalle scelte geopolitiche, economiche e ambientali dei potenti, costrette ogni giorno a combattere contro i fili spinati e i muri fisici e ideologici. Siamo i dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali imposte dall’Unione europea e dalla Banca centrale europea (BCE) alle popolazioni d’Europa e d’Italia, che privano le persone del reddito, del lavoro e dell’alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica.

Basta parlare di noi, su di noi, contro di noi, o al posto nostro. Basta fare affari sulla nostra pelle, basta guadagnare voti sulla scelta di accoglierci o di cacciarci. Non abbiamo bisogno di retorica interessata, abbiamo bisogno di fatti. Il razzismo, lo sfruttamento sociale e lavorativo che viviamo concretamente non è possibile batterlo con la carità né speculando sulle nostre vite. Il razzismo si sta diffondendo proprio tra chi sta più in difficoltà, tra le persone più povere. Il cambiamento che vogliamo non può riguardare solo la nostra condizione ma anche quella di quanti soffrono uno stato di ingiustizia e di privazione.

È grazie ai tagli allo stato sociale e alla ghettizzazione di ampie fasce della società che molti territori, secondo una logica di confino e militarizzazione, sono stati trasformati in discariche di bisogni e depositi di ingiustizie sociali.

Online, cronache di ordinario razzismo: quarto libro bianco sull’Italia

di Sbilanciamoci.org

Ordinario, legittimato e persino ostentato: è il razzismo dell’era 4.0. La retorica della paura, la politica strumentale, le forme di razzismo istituzionale, l’informazione scorretta, le discriminazioni e le violenze razziste popolari trovano nella rete uno spazio di incontro e di reciproca contaminazione.

I discorsi stigmatizzanti e aggressivi incoraggiano atti e comportamenti discriminatori nella vita quotidiana, ma può accadere anche il contrario: le manifestazioni di intolleranza, di xenofobia e di razzismo sono “documentate” in video, esibite e rivendicate on line. Le due donne rom chiuse in una gabbia a Follonica nel febbraio scorso, le barricate costruite per impedire l’arrivo di 12 donne e 8 bambini richiedenti asilo a Gorino nell’ottobre 2016, l’aggressione compiuta contro un richiedente asilo ad Acqui Terme il mese scorso ne costituiscono solo alcuni esempi.

Sono 1483 le discriminazioni e le violenze fisiche e verbali monitorate tra l’1 gennaio 2015 e il 31 maggio 2017 documentate in ‘Cronache di ordinario razzismo. Quarto libro bianco sul razzismo in Italia’, presentato da Lunaria a Roma alla Camera. Il razzismo ha ucciso molte volte. Ad esempio.

Braccianti e prostitute: l’Emilia arruola sempre più schiavi nelle mani di caporali

di Marcello Radighieri

Sono manovali, braccianti, badanti, muratori e, soprattutto, prostitute. Vengono da Nigeria e Romania, Moldavia e Marocco, ma anche dal Bangladesh o dal Pakistan. Per arrivare in Italia si sono indebitati per migliaia di euro (qualcuno, pure per decine di migliaia). E una volta giunti qui sono finiti inesorabilmente nelle mani della criminalità organizzata, a rinforzare le fila dell’esercito dei nuovi schiavi, costretti a raccogliere frutta e verdura per pochi spicci nelle campagne oppure a battere lungo i viali delle città d’Emilia.

Stando ai dati forniti dalla Regione, il fenomeno è esploso con il massiccio incremento dei flussi migratori non programmati. Negli ultimi anni, infatti, sono praticamente raddoppiate le persone aiutate dal progetto “Oltre la strada”, un insieme di interventi dedicati alla lotta alla tratta che punta ad allontanare le vittime dalle reti di sfruttamento, accogliendole in case protette e concedendo loro il permesso di soggiorno.

Erano 110 ingressi nel 2013, sono stati oltre 200 nel 2016. E il dato sembra trovare conferma anche per l’anno in corso, visto che a fine giugno il numero delle vittime assistite toccava già quota 89. Tanto che, a partire dall’anno prossimo, l’Emilia Romagna prevede di potenziare ulteriormente i progetti di protezione e accoglienza, aggiungendo una trentina di nuovi posti letto alla rete regionale.

Vino doc e olio d’oliva: il sangue dei migranti nei campi di Trapani

di Antonello Mangano

Uno taglia a cubetti l’agnello, l’altro prepara la padella, il terzo accende il fornello da campo. Il tè alla menta bolle in un angolo. Piazza Renda, pieno centro di Alcamo. Un gruppo di tunisini si attrezza per la cena. Quel quadrato di asfalto è la loro casa: cucina e camera da letto. L’armadio è una specie di gabbia metallica dove i vestiti sono stesi ad asciugare.

I migranti che dormono sull’asfalto sono la parte meno presentabile della catena di produzione dei vini bianchi Doc. I prodotti che hanno reso famosa quest’area e creato lavoratori usa e getta per la vendemmia. Più in là ci sono gruppi di subsahariani. E coperte, sacchi a pelo e materassi appesi agli alberi. Li stanno recuperando in vista della notte. Al centro della piazza, intorno a un tavolino, un gruppo di vecchietti del paese gioca a carte come se nulla fosse.

Alcamo

“La doccia”, chiedono tutti. “È vero che si può fare la doccia senza pagare? “A qualche chilometro di distanza c’è effettivamente un centro di accoglienza che ha stabilito regole rigide. Si entra documenti alla mano, che vengono fotocopiati e spediti alle autorità. Molti hanno il permesso di soggiorno e potrebbero almeno lavarsi. Ma l’ostacolo sono i due euro per cena, doccia e letto. Tutti sono qui per lo stesso motivo: mettere soldi da parte. Meglio dormire all’aperto che cedere due monete preziose.

Questa Italia senza memoria

di Simona Maggiorelli

Xenofobia e razzismo hanno radici antichissime nella nostra storia. Antiche almeno quanto la nascita del Logos. Basta ricordare che il termine greco bàrbaros indicava il modo di parlare degli stranieri (i latini usavano il verbo balbutio). Nei primi secoli della storia greca il termine bàrbaros non aveva una particolare connotazione negativa ma dopo la guerra con i persiani del 472 a.C. di cui scrisse Eschilo, le cose cambiarono radicalmente. Pensiamo alla figura di Medea in Euripide. è straniera e viene raccontata come una pazza assassina dei propri figli, per vendetta. Come ha scritto Eva Cantarella, è la rappresentazione minacciosa del mondo dei barbari, dell’altro, del diverso da sé, dello sconosciuto. Non andò meglio con la nascita del monoteismo. Anzi. La retorica pericolosa del popolo eletto, nella Bibbia come nei discorsi di tanti presidenti Usa, da Bush a Trump, si regge sulla costruzione del nemico.

Chi pensa di avere Dio e la Verità dalla propria parte, basata sul libro e sulla parola sacra, vede ovunque eserciti di infedeli da combattere. In nome di Dio e della patria Mussolini impose il regime fascista in Italia. E si lanciò nelle campagne coloniali sulla strada disseminata di cadaveri già aperta dal re. L’Italia in Eritrea e Etiopia, similmente alla Francia in Algeria, si è comportata come uno Stato terrorista. Giornalisti osannati in Italia come Indro Montanelli pensavano che fosse normale prendersi e violentare una sposa bambina, solo perché non era italiana. Ma non si può dire. Montanelli, nell’immaginario italiano, sarebbe il padre di un giornalismo libero e dalla schiena dritta. Avendo annullato la memoria del genocidio compiuto da Mussolini in Libia, ci culliamo nel mito “italiani brava gente”.

Insieme a Roma per la giustizia sociale

di Grazia Naletto

Eguaglianza e giustizia sociale sarebbero ottimi anticorpi contro la diffusione della xenofobia e del razzismo. Sarà questo il messaggio che sarà lanciato sabato 21 ottobre a Roma in una manifestazione nazionale che renderà visibile quella parte della società italiana che non si riconosce nelle urla e nelle violenze xenofobe e razziste e neppure nell’approccio prevalentemente securitario delle politiche migratorie e sull’asilo. Sono 5 milioni i cittadini italiani residenti all’estero secondo i dati diffusi ieri dalla Fondazione Migrantes nel Rapporto Italiani nel mondo. Solo nel 2016 sono partiti per l’estero circa 120mila connazionali, di cui 48 mila sono giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Cinque milioni e 47mila sono anche i cittadini stranieri residenti nel nostro paese.

Sono arrivati in Italia negli ultimi 40 anni, in grandissima parte per motivi di lavoro: qui vivono, studiano, lavorano stabilmente. Sono ormai parte integrante della società italiana. Tra loro vi sono anche i figli della migrazione, coloro che sono nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri e che il nostro paese si ostina a non voler riconoscere come propri cittadini, negando l’approvazione della riforma sulla cittadinanza. In tutto dieci milioni di persone di cui si parla pochissimo.

Un dibattito pubblico distorto preferisce rimuovere le cause strutturali che inducono gli uni e gli altri a lasciare i propri paesi per concentrarsi sulle “invasioni”, sul numero di persone che arrivano sulle nostre coste e sul “peso” insostenibile che eserciterebbero sul nostro mercato del lavoro, sul sistema di welfare e sulla finanza pubblica, sulle distorsioni del nostro sistema di accoglienza e sulle proteste popolari (molte delle quali spontanee solo in apparenza) che ne rifiutano l’esistenza e l’estensione. “Non possiamo permetterceli”.

Ius soli: “È dura spiegare ai bambini che sono stranieri”

di Alessandro Principe

Patrizia Zucchetta è maestra di scuola elementare. Come tanti colleghi ha deciso di partecipare allo sciopero della fame a sostegno dell’approvazione della legge sulla cittadinanza, lo “ius soli” nella versione temperata approvata da un ramo del parlamento e poi sacrificata sull’altare della (supposta) convenienza politica.

Patrizia insegna nella scuola Iqbal Masih di Roma, un istituto da sempre molto attento alle tematiche dell’integrazione e del multiculturalismo. E infatti la sua adesione a questa mobilitazione è figlia di un impegno quotidiano, di un lavoro educativo che certo non si ferma alla protesta.

“È un lavoro che cambia a seconda dell’età dei bambini, naturalmente. Io lavoro con bambini di sette anni e ogni iniziativa deve essere adeguata alla loro età. Ci siamo sentite tra colleghe e abbiamo constatato che i bambini non sapevano niente di questo argomento”.

E come hanno reagito?

Sono rimasti veramente stupefatti nel sapere che la loro compagna di banco non è cittadina italiana. Per loro è inammissibile che accada questo nel senso che tutti i giorni noi ripetiamo che siamo tutti uguali e poi improvisamente viene fuori che qualcuno è meno uguale degli altri. Per loro è stata una scoperta.

Se questo è umano

di Alessandra Daniele

Tutti i migranti che raggiungono, o raggiungevano il nostro paese sono dei sopravvissuti. Innanzitutto alle guerre, alle persecuzioni, ai bombardamenti, all’ISIS, alla fame, alla miseria, ai disastri climatici e socioeconomici causati nei loro paesi da secoli di sfruttamento colonialista. Poi al viaggio attraverso il deserto, che è sempre un calvario tra fame, sete, fatica, aggressioni, e costante pericolo di morte.

Poi alla prigionia nei campi di concentramento libici, nei quali adesso sono trattenuti, ma che sono sempre stati una tappa obbligata, dove si subisce ogni genere di tortura e di abuso, e si viene ridotti in schiavitù. Poi alla vera e propria traversata, durante la quale si rischia sistematicamente di annegare.

Tutti i migranti che approdano, o approdavano in Italia hanno perduto tutto quello che avevano, e spesso anche più d’un familiare rimasto ucciso durante il viaggio. Figli, genitori, coniugi, fratelli. Se hanno la fortuna di venire ripescati in tempo, finiscono in un altro centro di detenzione. Un CPT o qualche altro acronimo, dove vengono trattati prima da criminali, e poi – se gli va bene, e non vengono espulsi e rispediti all’inferno – da rifiuto urbano, e scaricati in qualche periferia degradata i cui abitanti, già economicamente e socialmente emarginati per conto loro, finiscono per odiarli a morte dandogli la colpa di tutto.

L’uso politico dei migranti e la spoliazione dell’Africa

di Cristina Quintavalla

La tragedia umanitaria che si sta consumando sotto i nostri occhi, acuita dall‘inarrestabilità dei processi migratori, è resa tanto più drammatica quanto più viene utilizzata a fini politici e sociali, in Italia e in Europa. La questione della fuga di milioni di uomini, donne, bambini dai loro paesi d’origine e l’approdo di molte migliaia di essi sul territorio europeo viene presentata come la conseguenza del sottosviluppo, legato ad economie non industrializzate, rurali, primitive, imputabili ad arretratezza, o a regimi dittatoriali, a guerre intestine e fratricide. Insomma imputabili a storie e responsabilità loro.

Viene messa in scena una sorta di concezione della storia, fondata su una dialettica contrappositiva tra civili/civilizzati/sviluppati/benestanti/capaci/meritevoli e incivili/sottosviluppati/incapaci/poveri/immeritevoli: l’assalto di questi ultimi alla nostra ricchezza, prosperità, sicurezza, civiltà si configurerebbe come una minaccia gravida di insidie e pericoli, causa della disoccupazione, della precarizzazione delle vite, della crisi economica, dell’imbarbarimento sociale.

Di questo si tratta in primo luogo: della costruzione di una narrazione che rende giustificabili i respingimenti collettivi, la chiusura delle frontiere, l’erezione di muri, la militarizzazione delle operazioni di ricerca, la collaborazione con regimi ripetutamente denunciati per violazione dei diritti umani, la detenzione in hotspot in stato di sospensione, quando non di brutale e violenta negazione dei diritti, come sta avvenendo in particolare nel territorio libico, posto sotto il controllo del sedicente governo di Al Serraj, con cui le autorità italiane, con la benedizione delle istituzioni europee, hanno stretto accordi.

Ius soli, la battaglia di civiltà che la sinistra non vuole combattere

Migranti - Foto di Roberto Pili

di Shady Hamadi

Lo Ius soli è stato affossato al Senato e la colpa è del Pd. Anche se Luigi Zanda, capogruppo del Partito Democratico a Palazzo Madama, è corso ai ripari dicendo che “è mancata la maggioranza”, quella che invece c’era stata alla Camera e che aveva dato il via libera al ddl. Una calata di brache del partito di Renzi nei confronti degli alleati di Alternativa Popolare di Angelino Alfano, contrari alla legge sulla cittadinanza.

Al posto di provare a trovare appoggi in quella galassia che oggi protesta per la mancata calendarizzazione a settembre della legge con gli scissionisti di sinistra, il Pd continua solo a sventolare la bandiera bianca, arrendendosi nel portare avanti una battaglia di civiltà (di civiltà, meglio ripeterlo), a fronte degli interessi a breve termine per garantire la durata del governo.

A gioire – c’è sempre chi gioisce delle disgrazie altrui – sono quelli che sono sempre stati contrari alla legge, colpevole di inquinare la ‘razza italiana’ e di provocare una vera e propria ‘sostituzione etnica’. Insomma, “ottima notizia – esulta un internauta, ricalcando gli umori di una parte politica italiana -, ora per completare l’opera vanno tutti spediti a casa”, conclude.