Tag Archives: migranti

Mimmo Lucano e Matteo Salvini: c’è differenza tra disobbedienza civile e spregio del diritto

di Vauro Senesi

Il sindaco di un piccolo paese della Calabria è indagato per aver disobbedito alla legge. Gli stessi inquirenti affermano che il sindaco non ha agito per interessi personali. Se ha infranto la legge (sarà il tribunale a deciderlo) lo ha fatto spinto da motivi umanitari, accoglienza, solidarietà. Ha già scontato un periodo di arresti domiciliari. Gli è tuttora vietato risiedere nel proprio Comune. E soprattutto l’efficiente e splendido modello di accoglienza di Riace è stato smantellato.

“Non mi sono pentito”, dichiarò Mimmo Lucano all’indomani del suo arresto. “Non mi pento” dichiara oggi un ministro dell’Interno del quale si richiede, come per il sindaco, l’autorizzazione a procedere per aver (lo deciderà – forse – il tribunale) infranto la legge. Il sindaco andrà sicuramente a processo, se ci andrà pure il ministro lo deciderà invece il voto del Senato.

Esistono validi motivi per infrangere la legge? Se esistono, nel caso di Lucano sono quelli dei Valori dei Diritti Umani che, come tali non possono essere inficiati o negati da nessuna legge che non contraddica il proprio stesso fondamento civile. Nel caso del ministro dell’Interno i motivi sono opposti: affermare con prepotenza il primato della propaganda politica sul diritto giuridico.

Decreto Sicurezza, non in nostro nome: appello alla disobbedienza

di Angelo d’Orsi, storico dell’Università di Torino – “Historia Magistra”

Noi sottoscritti/e, consapevoli dell’impegno che implica questo appello, ci rivolgiamo a tutti gli abitanti della terra chiamata Italia, per invitarli a disobbedire a leggi ingiuste e a norme inique. Ci riferiamo in particolare al cosiddetto “”: in attesa che la Corte Costituzionale ne valuti gli aspetti inerenti alla sua legittimità, di cui dubitiamo, affermiamo con forza che le norme in esso contenute non soltanto siano inefficaci rispetto all’obiettivo dichiarato da chi lo ha voluto, in particolare il ministro dell’Interno, ma siano anche norme pericolose, disumane, e foriere di tempeste.

Lanciamo questo appello a ridosso della data che ricorda la liberazione da parte dell’Armata Rossa del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, nel 1945. Questa giornata viene festeggiata in larga parte del mondo, con la denominazione di “Giorno della Memoria”: ebbene ci pare che troppe persone soffrano di disturbi della memoria, se le immagini che abbiamo veduto e continuiamo a vedere da settimane, non vengono colte come un triste replay di scene atroci del passato, immagini di deportazione, di mamme sfinite che stringono i loro bimbi piangenti, mentre le barche che li trasportano oscillano nelle onde gelide del Mediterraneo, immagini di famiglie spezzate, di uomini e donne strattonati e caricati come bestie che vanno al macello, in base ad articoli folli di quel decreto.

“Simmo ggente ‘e core”: De Magistris organizza la solidarietà spontanea

di Adriana Pollice

Nei giorni in cui Sea Watch e Sea Eye erano bloccati nel Mediterraneo con i naufraghi a bordo senza un porto di attracco, il comune di Napoli il 4 gennaio lanciò un appello per raccogliere aiuti: in 24 ore arrivarono 3.376 mail, 1.769 dal capoluogo partenopeo, con offerte di alloggio, mediazione linguistica e formazione, in 216 misero a disposizione la barca per recuperali al largo e farli entrare in porto. E poi vestiario, sostegno economico e medico.

Le offerte sono arrivate anche quando alla fine i migranti sono sbarcati a Malta: 5.807 mail (fino a ieri pomeriggio) con circa 13mila disponibilità. Hanno offerto ospitalità anche i gestori di Sprar non solo in città ma nella provincia irpina e sannita. Il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, di ispirazione cattolica, tra le realtà che hanno scritto per offrire supporto: «Quando le leggi violano i diritti umani di solidarietà, attenzione agli ultimi e accoglienza umana vanno contestate e cambiate», si legge nella mail inviata all’amministrazione.

Per non disperdere questa esperienza, il sindaco Luigi de Magistris ha organizzato un incontro pubblico sabato prossimo a partire dalle 14 al teatro Augusteo di Napoli. Il titolo è «Simmo ggente ‘e core», cioè siamo gente di cuore, ed è una frase tratta da una delle mail arrivate. Hanno scritto studi medici, raccontano dall’amministrazione comunale, associazioni, gruppi ma anche tanti singoli cittadini che si sono ribellati a un’Italia chiusa nell’egoismo del salviniano «prima gli italiani».

Padre Zanotelli accusa ancora: “Sui migranti saremo giudicati come i nazisti”

di Stefano Miliani

“Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro, se siete cristiani e lo scegliete non potete scegliere Salvini. La Storia ci giudicherà come noi oggi giudichiamo i nazisti”. Padre Alex Zanotelli, missionario, critica con forza e coerenza la politica anti-immigratoria sbandierata dal vicepremier che ama indossare divise militari e la Lega ricambia attaccandolo e screditando la sua figura religiosa. Direttore per anni di “Nigrizia”, l’80enne padre Zanotelli della comunità comboniana è autore del recente pamphlet pubblicato da Chiarelettere Prima che gridino le pietre (leggi qui un estratto).

Padre, il leghista Alessandro Pagano si è riferito a lei dicendo che “di questi pseudo preti non abbiamo bisogno” perché, a parere dell’esponente della Lega, “il suo unico chiodo in testa è attaccare Salvini”.

Prima di tutto non voglio attaccare nessuno, non mi interessa e men che meno mi interessa Salvini. Il problema non sono i leghisti. Ho invece sempre detto con chiarezza che ognuno deve decidersi nella vita e ho parlato ai cristiani.

Decidersi su cosa?

Se siete cristiani potete naturalmente scegliere qualunque politica, ognuno è libero, però dovete fare i calcoli con vostra coscienza. Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro e se lo scegliete non potete scegliere il Vangelo di Salvini che si regge sull’odio o sul disprezzo dell’altro. Mi meravigliano però tanti cristiani.

I migranti rischiano la vita attraverso le Alpi

Foto di Michele Cattani

di Annalisa Camilli

Porta sulle spalle una grossa sacca di tela verde che lo costringe a camminare con la schiena piegata. Ha le gambe sottili e un cappello nero che gli copre la fronte dal freddo. Un cappotto più grande della sua taglia lo avvolge fino alle ginocchia. Il termometro segna meno otto gradi, quando Tidiane Ouattara scende dal treno che arriva da Torino.

Alla stazione di Oulx, in val di Susa, Ouattara, l’ivoriano, si accoda ai pendolari che tornano a casa dal lavoro, ma poi mentre tutti rapidamente scompaiono, rimane da solo fino a quando lo raggiungono di corsa due amici: Camara e Ousmane. Tutti e tre indossano diversi strati di vestiti, ma tremano dal freddo. Sono le 18.30 ed è già notte nella stazione di frontiera.

Camara, il guineano, non passa inosservato: ha un cappello di lana bianco, rosso e verde, i colori della bandiera italiana, e un giubbotto mimetico. Da qualche giorno lo hanno dimesso dal centro di accoglienza in cui viveva a Rovigo. Dopo un anno e mezzo di attesa, non ha ottenuto l’asilo ed è diventato irregolare. “Sono scappato dal mio paese a 16 anni per ragioni familiari, non per questioni politiche, né dalla guerra. Per quelli come me non ci sono permessi di soggiorno”, mi racconta con amarezza, seduto sulle panchine di legno della sala d’attesa della stazione.

Torre Melissa, il salvataggio in mare di 51 naufraghi: la notte degli eroi normali

di Natalia Marino

«Lo rifarei mille e mille volte ancora. È stata una notte di sofferenza ma anche di grande umanità, di altruismo verso il prossimo». Non ha chiuso occhio dalla notte scorsa Gino Murgi, il sindaco di Torre Melissa che con i suoi concittadini ha salvato 51 giovani migranti curdi, ha soccorso le mamme che urlavano, i bambini piccolissimi imprigionati nella barca a vela incagliata sugli scogli sotto la pioggia con un mare agitato dalla tramontana.

Nel pomeriggio quelle grida di aiuto risuonano ancora: «Sentire le urla è stato straziante, impossibile da dimenticare». I profughi che erano riusciti ad arrivare a riva cercavano di mettere in salvo i compagni di sventura. «Sono stato allertato alle 4 di notte e ho trovato tanti miei concittadini già all’opera, si erano gettati in mare, senza pensarci un istante». I soccorsi sono arrivati poco dopo. «Con i compaesani insieme ai carabinieri, ai villeggiati dell’albergo che si trova lì, ai volontari delle associazioni e della Croce Rossa, ci siamo dati da fare come potevamo». Dalle case hanno portato coperte e bevande calde, si è acceso il fuoco nella hall dell’hotel.

Riace rinasce senza fondi pubblici grazie a una fondazione

di Donata Marrazzo

Riace non muore. È solo momentaneamente sospesa. Chiusa a seguito di una bufera giudiziaria che ha travolto il sindaco Mimmo Lucano – accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di corruzione – e ha azzerato 20 anni di accoglienza nel centro della Locride. Ma non ha cancellato il senso di quell’esperienza: Riace lancia uno sprar oltre lo sprar, senza fondi di ministero e prefettura. “È stato il vento” è il nome della fondazione che farà ripartire i progetti di inclusione nel borgo dell’accoglienza, a cominciare da febbraio.

“È stato il vento”

Presentata oggi a Caulonia, per consentire la partecipazione di Lucano, che ha divieto di dimora a Riace, l’iniziativa rimette in moto un processo di integrazione e di buone pratiche che negli anni passati ha fatto scuola in Europa. E che ha attirato su di sé l’attenzione di mezzo mondo. Intorno a Lucano e al suo modello si è stretta una vasta comunità internazionale. Il sindaco, sospeso dall’incarico, ha ottenuto cittadinanze onorarie dal Nord al Sud d’Italia. Ora il modello Riace è oggetto di una ricerca condotta da un gruppo di studenti del Dams di Bologna che in questi giorni ha visitato il borgo e il villaggio globale, gli orti e il frantoio. L’idea dei docenti è di insediare a Riace un laboratorio di antropologia culturale.

Quando la disubbidienza è libertà e giustizia

Erri De Luca - Foto di Lettera43.it

di Erri De Luca

Il genere umano è indisciplinato. Si sa dall’inizio, dalla prima coppia in circolazione, in ordine di apparizione: Adamo, Eva. Freschi di creazione ricevono istruzioni per l’uso di un giardino, con una restrizione, una soltanto. Non potranno cibarsi del frutto di un certo albero, di specie botanica sconosciuta ma di clamoroso appellativo: conoscenza di bene e male. È il nome fornito dalla massima autorità in circolazione.

Si sa che la prima mossa registrata agli atti dalla coppia è l’assaggio del prodotto dell’albero in questione. Non sanno che effetto produrrà. L’autorità ha parlato di morte, ma loro non sanno cosa sia, non conoscendo i lutti. Osano alla cieca, per istinto di sperimentare. Si ritrovano con un aumento della percezione e con la coscienza di essere nudi. Nessuna specie animale sa di esserlo.

Hanno forzato il limite imposto e il risultato è di avere inaugurato il libero arbitrio, capace di contraddire ogni potere e ogni autorità. Stabilita questa enormità fin dall’inizio, il seguito del genere umano ha continuato a forzare limiti interiori, confini esteriori, leggi, usanze. Le civiltà si sono dotate di codici che hanno poi modificato, abrogato, trasgredito.

Il naufragio dell’Italia che il governo vorrebbe nascondere

di Luigi Manconi e Federica Graziani

«Non siamo pesci, non siamo pescatori, non possiamo rimanere in acqua»: così Fanny, fuggita da un conflitto armato in Congo e per 19 giorni a bordo della nave Sea Watch. Intorno alle 12 di ieri il primo ministro maltese Joseph Muscat ha annunciato che l’Unione Europea ha trovato un accordo sulla drammatica situazione delle due imbarcazioni delle organizzazioni non governative Sea Watch e Sea Eye, che da settimane chiedevano invano alle autorità dei paesi europei un porto di sbarco sicuro.

I 49 profughi salvati dalle Ong sono stati trasbordati quindi dalle due navi su mezzi militari maltesi e, portati finalmente a terra, saranno dislocati tra otto Paesi europei. L’intesa comprende anche i 249 migranti che Malta aveva soccorso a fine dicembre e la cui redistribuzione era l’irrinunciabile condizione per acconsentire allo sbarco. Fin qui, i fatti.

Ma qual è stato il ruolo dell’Italia in questa malinconica e crudele vicenda? Nei circa venti giorni di calvario marittimo dei 49 naufraghi le istituzioni italiane, nelle persone di coloro che hanno responsabilità politica sulle decisioni relative agli sbarchi, hanno ben chiarito le rispettive posizioni.

Migranti e (mancata) accoglienza: aberrazioni, discorsi e decisioni

di Valerio Romitelli

Lo stile Minniti che prima vara le persecuzioni di Riace e Lucano poi fa discorsi nei quali dice che “sta con loro” fa evidentemente scuola. Prostrandosi al truce “capitano” dell’attuale disastrosa politica italiana il presidente della Repubblica ha firmato l’aberrante “decreto sicurezza”, provando poi a ridare smalto all’aureola che solitamente – e inspiegabilmente (almeno da un punto di vista laico) – circonfonde personaggi del suo rango con un discorsino fine anno tutto belle intenzioni, facendo le moine come a distinguersi dalle politiche giallo-verdi. E allora giù con le riverenze e gli omaggi sperticati da parte di ogni benpensante, al quale il governo Salvini fa tanta paura da non saperci che fare, se non appunto dirne sommessamente male, compatire le sue vittime e sperare che ci pensi la provvidenza a metterlo in crisi.

È bastata però la decisione chiara e netta di due sindaci coraggiosi alla testa di città capaci di farsi felicemente ibridare perché il velo cadesse. E il decreto apparisse per quello che è: radicalmente incostituzionale, destrutturante e criminogeno. Così incostituzionale, destrutturante e criminogeno da macchiare della più odiosa correità chiunque non vi si opponga.

Sono appena trascorse le doverose celebrazioni di quel funesto 1938 durante il quale troppi furono i cittadini ligi al loro dovere di rispettare le leggi, quelle razziali volute da governi nazisti e fascisti sterminatori, che già si sentono riprendere le litanie mainstream che la legge è la legge, e che dunque va rispettata sempre e comunque.