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Perché l’Amaca di Serra sulla scuola non è stata capita

di Tomaso Montanari

Michele Serra si è molto stupito dell’incomprensione della sua Amaca sulle aggressioni ai professori: «I tempi devono essersi ribaltati – ha scritto nel pezzo in cui replica alle critiche – davvero ribaltati, se invece in molti hanno scelto di rivolgermi esattamente l’imputazione opposta, accusandomi di “classismo” e di “puzza sotto il naso”, nel solco del molto logoro, molto falsificante ma sempre trionfante cliché “quelli dell’establishment contro quelli del popolo”».

Ma davvero è così? Cioè davvero la colpa è dei ‘tempi cambiati’ e del sommo male dei nostri tempi, l’esecrato ‘populismo’? Mi ha molto colpito che una giornalista pacata e intelligente come Annalisa Cuzzocrea abbia difeso Serra usando su twitter l’hashtag #tuttiprevenuti. E ho provato a risponderle scrivendole: «Tutti prevenuti, cara Annalisa? O bisognerebbe chiedersi perché molti abbiano reagito così? Non peserà il contesto delle altre posizioni di Serra? E non solo sue (penso agli articoli di Merlo)? E non credi che un giornale debba chiederselo invece di rispondere ‘non ci capite’?»

In risposta a Michele Serra: ecco perché sbaglia nel biasimare la sinistra del no

Michele Serra

Michele Serra

di Loris Campetti

Caro Michele Serra, ho letto con attenzione e interesse – come sono abituato a fare con i tuoi scritti – l’articolo pubblicato come editoriale sulla prima di Repubblica di venerdì titolato “Quella sinistra del no, no, no” che mi ha rimandato a una vecchia e anche un po’ scema canzone che impazzava quando eravamo piccoli: “È una bambolina / che fa no, no, no, no, no”.

Nell’ultima strofa del testo quella bambolina cantata da Michel Polnareff finiva, neanche a dirlo, per dire Sì. Purtroppo, dopo aver letto il tuo editoriale non sono arrivato alla stessa conclusione della bambolina. E ti spiego, in poche parole, cosa non mi convince del tuo ragionamento che motiva con serietà le critiche di una parte della sinistra alla proposta di Giuliano Pisapia – altra persona che apprezzo da decenni – di mettere insieme un’alleanza di sinistra capace di dialogare con il Pd e, una volta scoloriti i Verdini e gli Alfano, farci un governo insieme.