Ex Jugoslavia: la memoria collettiva negata

reportage di Samuel Bregolin

I Balcani producono più storia di quanta ne possono digerire, disse un giorno il primo ministro britannico Winston Churchill, ma quanta ne producono così ne dimenticano, in un eterno tentativo di far scordare ai propri figli un passato pieno di massacri e orrore, nel tentativo di dargli un futuro migliore. Così vengono inghiottite dal dimenticatoio la prima e la seconda guerra mondiale, la caduta della Jugoslavia, si cancellano e si nascondono i numeri, i nomi, i fatti.

Ma è proprio dall’aver dimenticato, confuso, mescolato i fatti che la storia può tornare a ripetersi, basata su menzogne e manipolazioni politiche semplici per chi non riconosce più la verità, anche se qui una sola verità forse non è mai esistita.
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Museo storico della Liberazione di Roma

Se rischiamo di perdere la Memoria: a rischio chiusura il Museo storico della Liberazione di Roma

di Giacomo Russo Spena

Rischia la chiusura. Per mancanza di fondi. Eppure è un patrimonio politico, storico e culturale per la nostra Memoria. Quasi 15mila visite solo nel 2013, tra cui moltissimi studenti. “Siamo in attesa che arrivino i soldi dal ministero dell’Istruzione, altrimenti sarà dura andare avanti”, è il grido d’allarme giunto dal Museo storico della Liberazione di Roma, a Via Tasso. Nel cuore della Capitale.

Istituito con la legge 227 del 14 aprile 1957, l’attuale stabile – di proprietà statale – venne utilizzato nei mesi dell’occupazione nazista di Roma (11 settembre 1943 – 4 giugno 1944) come carcere dal Comando della Polizia di sicurezza. Divenne tristemente famoso come luogo di reclusione e tortura da parte delle SS per oltre 2000 antifascisti, molti dei quali caddero poi fucilati a Forte Bravetta e alle Fosse Ardeatine. Le celle di detenzione, che allora occupavano l’intero edificio mentre adesso soltanto due dei quattro appartamenti destinati a museo, sono ancora come furono lasciate dai tedeschi in fuga. Ora sono dedicate alla memoria di coloro che vi furono detenuti, e ricordano le più drammatiche e significative vicende nazionali e romane dell’occupazione.

Dal 1980 il Museo ha incrementato le attività arrivando al culmine dei 15mila visitatori di quest’anno. “L’80 per cento è composto da studenti – spiega il presidente Antonio Parisella – Abbiamo intensificato il lavoro con le scuole e i giovani vengono in gita o a consultare i nostri archivi storico-documentaristici. Negli ultimi tempi abbiamo avuto la presenza anche di turisti europei”. Le iniziative promosse dal Museo – comunemente detto – di via Tasso sono moltissime e vanno oltre le ricorrenze del 25 aprile o del 27 gennaio. Di grande valore l’archivio storico, l’aula didattica e la biblioteca: documenti originali, cimeli, giornali e manifesti, volantini, scritti e materiali iconografici relativi all’occupazione nazifascista e alla lotta che valse alla città di Roma la medaglia d’oro al valor militare durante la Seconda guerra mondiale.
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In ricordo di Maria Cervi, donna per cui il valore della storia era ragione di vita

Maria Cervi - Foto del Museo Cervi
Maria Cervi - Foto del Museo Cervi
di Liviana Davì

Poco più di sei anni fa veniva meno Maria Cervi, la figlia di Margherita e Antenore, una delle colonne portanti dell’Istituto Cervi, dell’Anpi Nazionale e dell’antifascismo italiano. Da quel 10 giugno 2007, attraverso il quotidiano lavoro al Museo Cervi, molti passi in avanti sono stati fatti. Tanti i possibili modi per ricordarla.

Prima di tutto la sua lungimiranza e il suo operato: la Casa Museo dei fratelli Cervi come luogo di memoria che diventa vita, come luogo di ricerca che diventa confronto, e forse la migliore testimonianza della sua visione di passione civile. La sua assidua e determinata volontà nell’avere ben chiaro l’interesse della memoria, sopra qualsiasi particolarismo, contro ogni deriva dell’oblio. Il suo impegno verso il valore della storia, verso le scelte e le responsabilità come tratto distintivo di un progetto di futuro che ha sempre cercato di condividere con tutti.

Tutto questo senza tralasciare la narrazione della vicenda familiare, una quotidianità che si realizzava in particolare con gli studenti, gli antifascisti di domani. Una donna, una mamma, una nonna. Una grande italiana, per riprendere una frase usata durante le sue esequie sei anni fa ai Campirossi. Ancora oggi la sua concretezza, ci richiama alla necessità di custodire quei “semi” indispensabili per realizzare un buon raccolto.
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Anniversario Lorusso - Foto di udaberri17

Francesco Lorusso, gli anni di piombo e l’eco dei momenti oscuri

di Francesca Mezzadri e Daniela Belfatto

Qualche giorno fa era l’anniversario della morte di Francesco Lorusso, l’11 marzo del 1977, durante i moti studenteschi che esplosero nella città di Bologna, vale la pena rispolverare questo documento che risale al 2007, L’eco dei momenti oscuri: voci rilette 30 anni dopo (file pdf) che raccoglie gli interventi del consiglio comunale di Bologna in occasione dei “fatti” di marzo e di settembre del ’77. Come appare scritto nella prefazione del documento, “leggendo le parole del sindaco e dei consiglieri comunali di sinistra, di centro e di destra, si percepisce una distanza abissale della Politica dai movimenti di lotta e un’ostilità profonda per le rivendicazioni degli studenti. (…) C’è il terrore che i bisogni dei giovani possano demolire, con l’Ordine costituito, la grassa tranquillità della città rossa per eccellenza”.

L’obiettivo del documento, uscito 30 anni dopo la morte di Lorusso, era quello di trasmettere tracce di una memoria storica diretta degli avvenimenti e di fornire una sorta di analisi, seppure sommaria, di quello che successe “dopo”, condotta a partire dal punto di vista di due studentesse universitarie di “oggi”. Le conclusioni alle quali l’analisi è giunta evidenziano soprattutto una tangibile distanza tra il mondo delle istituzioni e della politica, da quello dei giovani studenti, distanza di parole, di linguaggio, di pensiero. Una distanza che ancora oggi, dopo 36 anni, pare non si sia colmata.
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L’accento al posto giusto: l’appello dell’Anpi ai partiti per le politiche 2013

Prodotto dal comitato provinciale di Siena, l’appello dell’Anpi per le elezioni politiche italiane del 24 e 25 febbraio 2013 parte da una constatazione: alla parola memoria, è stato cambiato l’accento e la parola si è trasformata così in “memorìa”, il Paese dove la memoria muove. Dunque ecco quali richieste vengono avanzate: Chiediamo ai partiti su […]

La “scordata”: un contributo a riportare alla memoria le date che sono state rimosse dalla coscienza collettiva

di Daniele Barbieri Da oggi, 11 gennaio, ogni giorno – a mezzanotte e un minuto – troverete sul blog http://danielebarbieri.wordpress.com una «scordata» con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scordata» si intende una data rimossa, scomoda o che per qualche ragione la gente sedicente “per bene” ignora e/o preferisce dimenticare o magari il rovescio […]

Storia critica del XX secolo: l’atlante di Le Monde Diplomatique e Manifesto a Bologna, chi ha vinto la battaglia delle memorie

L'Atlante Storico - Storia critica del XX secolodi Angelica Erta

Senza memoria non c’è futuro. Un frase dai molti padri che si attaglia perfettamente al momento presente, in cui di fronte al perdurare della crisi, siamo spersi, complice un’altra crisi, di ideali, coscienze e pensiero critico. Forse per iniziare a supplire a queste mancanze Il Manifesto – Le Monde Diplomatique hanno dato alle stampe L’Atlante Storico – Storia critica del XX secolo. Un testo dal doppio nome, e non perché pecchi di orgoglio – ma perché , come afferma Franco Farinelli, presidente del dipartimento di filosofia e scienze della comunicazione, all’università di Bologna, “la differenza fra i due non esiste, e non sono certo il numero di immagini a definirla”. Un’espressione bizzarra, se non fosse che mappare il mondo significare definirlo, dargli esistenza a immagine e somiglianza del nostro modello mentale, e non solo quando si guardano i confini tracciati a tavolino degli stati africani ma più profondamente quando s’interroga il potere della rappresentazione.

Con queste premesse nasce L’Atlante Storico, fra le cui pagine una voce pungente si fa strada nel secolo scorso, i cui grovigli irrisolti continuano a dettare le contraddizioni contemporanee. Come ricorda Tommaso di Francesco, del Manifesto:

Siamo andati incontro al XXI secolo con leggerezza, quasi bastasse cambiare una cifra, e ci siamo trovati a dover fare i conti con l’irrisolto della fase precedente, con quei detriti poi consumati l’11 settembre 2001.

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