Bologna: alla Cineteca una rassegna su Patricio Guzmán, l’archeologo della memoria rimossa

di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Escono finalmente nelle sale italiane gli ultimi film del regista cileno Patricio Guzmán, un grande maestro del cinema documentario, presentati in anteprima al pubblico italiano nell’ultima edizione del Biografilm Festival (Sono Nostalgia de la luz, del 2010, e El boton de nacar, del 2015, Orso d’argento per la miglior sceneggiatura a Berlino).

Per l’occasione la Cineteca di Bologna dedica un omaggio al cinema di Guzmàn (dal 25 aprile al 1° maggio). Tutto il suo cinema si sviluppa lungo il tema della memoria ed è in particolare legato alla travagliata storia del Cile, alla rivoluzione di Allende e alla sua tragica fine. Sarà possibile vedere i suoi film più noti del passato, a partire dal monumentale film d’esordio, La battaglia del Cile, il racconto in presa diretta dei fatti che portarono, nel 1973, alla dittatura dei militari. Il regista presenterà inoltre personalmente i suoi due ultimi splendidi documentari, in cui emerge un modo nuovo ed estremamente suggestivo di rievocare il passato.


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Su poesia e memoria: alcune riflessioni su una nuova età arcaica

La memoria
La memoria
di Luca Mozzachiodi

Capita a volte, e da sempre è capitato, che ai poeti si chieda di intervenire a qualche commemorazione o in qualche altra occasione pubblica o di qualche gruppo e si chieda loro di leggere qualcosa in memoria di un avvenimento o di una persona, rientra tra i compiti, possiamo chiamarli così, del poeta in senso più tradizionale, farsi veicolo di una memoria collettiva; non diversamente Omero, o gli aedi di corte, avrebbero preservato e suscitato la memoria delle guerra Troia e delle gesta degli eroi.

Certo la faccenda si complica con la scoperta della scrittura, poi con le cronache, che ci piaccia o no, per fare un bell’esempio, Dante sapeva benissimo che ricordare e raccontare la storia di Firenze spettava a Compagni e che il suo compito, in quanto poeta era piuttosto ricordare le vicende particolari, le singole vite dei dannati o dei salvati, e i destini universali nella misura in cui in sé incarnava la vicenda cristiana della salvazione. Più avanti narrare la storia diventerà sempre meno un’operazione retorico letteraria e sempre più una faccenda fatta di archivi, documenti, testimonianze, prove, insomma si avvicinerà ad una scienza e suppliranno a quel che manca la sociologia, la filosofia, l’antropologia e discipline affini.

Fino a ieri avevamo imparato a considerare queste importanti innovazioni di metodo come una conquista radicale della modernità, almeno i più accorti del resto si rendevano conto che tutto ciò irrobustiva il dibattito e rendeva più chiare le conoscenze senza dover sfociare nella ricerca dell’oggettività assoluta o nella sanzione di leggi deterministiche.
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Rapido 904

Trent’anni dopo la strage di Natale: chi siamo noi?

di Riccardo Lenzi, presidente Associazione Piantiamolamemoria

Da sabato scorso, 20 dicembre, e fino alla Befana – per iniziativa di Piantiamolamemoria, Unione Fotografi Organizzati, Libera e Rete degli archivi per non dimenticare – la sala d’attesa della stazione centrale di Bologna ospita una mostra fotografica che documenta la strage avvenuta il 23 dicembre 1984 all’interno della galleria di 18 chilometri che separa la Toscana dall’Emilia. Lo stesso tunnel lungo la ferrovia Direttissima dove, dieci anni prima, ci fu la strage sul treno Italicus.

Per la prima volta la bomba fu fatta esplodere tramite un radiocomando, per essere certi che, scoppiando dentro la galleria, provocasse il maggior danno possibile; fino ad allora i terroristi neri avevano usato i timer. Inoltre si è recentemente provato che la miscela esplosiva, denominata Semtex (pentrite, T4, nitroglicerina e tritolo), era la stessa che Cosa nostra e i suoi complici useranno otto anni dopo per la strage di Via D’Amelio. Chi è stato? Ad oggi per questo attentato sono stati condannati il boss di Cosa nostra Giuseppe Calò e il suo sodale Guido Cercola (suicidatosi in carcere dieci anni fa), Franco Di Agostino e Friedrich Schaudinn (cittadino tedesco, esperto di elettronica); assolti per l’accusa di strage, ma condannati per detenzione illecita di esplosivo il criminale neofascista napoletano Giuseppe Misso e il parlamentare del Msi Massimo Abbatangelo.

A distanza di trent’anni rileggere in sequenza altri fatti avvenuti in quel 1984, può forse aiutarci a decifrare meglio le ragioni del recente rinvio a giudizio di Totò Riina (il processo alla Corte d’Assise di Firenze è iniziato a novembre): «la strage del Rapido 904 fu ideata e pensata al fine di distogliere momentaneamente l’impegno repressivo e investigativo dello Stato dalla lotta alla mafia verso il diverso obiettivo del terrorismo eversivo, costituendo tale strage la prima e immediata risposta dell’organizzazione mafiosa ai mandati di cattura del primo maxiprocesso a Cosa Nostra, emessi nel settembre 1984 dai giudici Falcone e Borsellino a seguito delle dichiarazioni di Tommaso Buscetta».
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Uno bianca, la strage del Pilastro, 4 gennaio 1991 - Foto di Wikipedia

Bologna, la Uno bianca e la saracinesca sulla memoria

di Riccardo Lenzi

Domenica scorsa, con la complicità di una bellissima giornata di sole, l’associazione Piantiamolamemoria ha accompagnato una quarantina di persone in un particolare percorso di trekking urbano, nel centro di Bologna, che ha toccato alcuni alcuni dei luoghi più significativi per la memoria degli eventi violenti che hanno segnato il corso della storia contemporanea del capoluogo emiliano: dal sacrario di piazza Nettuno, dedicato ai caduti nella Resistenza, alla stazione centrale, teatro della più tremenda delle stragi di matrice terroristica avvenute in Italia. Nell’anno in cui si commemora il centenario di quel “tradimento”, per dirla con il regista Olmi, che è stata la Grande Guerra, abbiamo preferito concentrare l’attenzione dei partecipanti sugli eventi tragici che hanno preceduto e seguito la Seconda guerra mondiale, fino a quella “guerra non ortodossa” che tante vittime ha provocato in tempo di pace.

Tra i vari luoghi visitati, voglio soffermarmi sull’unico di essi in cui non sono visibili segni di memoria: la serranda dell’armeria di via Volturno, una laterale della centralissima via dell’Indipendenza, a pochi passi dal più famoso ristorante di Bologna. E’ lì che il 2 maggio 1991 la banda della Uno bianca uccide due cittadini imolesi: Licia Ansaloni, titolare dell’armeria, e il carabiniere in pensione Pietro Capolungo, suo aiutante. Lo scorso 13 ottobre, giorno della memoria delle vittime della Uno bianca, Giorgio Napolitano ha inviato a Bologna una corona d’alloro, deposta ai piedi del monumento di viale Lenin dedicato al ricordo comune delle 24 vittime di questa “strage diluita”. Un gesto, quello del Presidente della Repubblica, che riparando a passate disattenzioni istituzionali, meritava forse maggiore attenzione da parte dei media bolognesi. Tornando a via Volturno, va detto che l’assenza di targhe commemorative in quel luogo non è invece dovuta ad una mancanza di sensibilità, bensì alla scelta consapevole dell’associazione dei familiari delle vittime di concentrare il ricordo pubblico dei loro cari in un’unica occasione.
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In memoria di Angelo Vassallo

Speciale Angelo Vassallo: a Pollica a quattro anni dall’omicidio del sindaco pescatore

del comitato di gemellaggio Bologna Pollica

Non molliamo, siamo al quarto anniversario della morte di Angelo e torneremo a Pollica, per manifestare con i familiari e i suoi concittadini, lo sdegno perché ancora non si scopre chi ha esploso nove colpi di pistola, la sera del 5 settembre del 2010 e soprattutto chi ha armato la mano che ha eliminato una delle figure più prestigiose nel bensì triste panorama politico meridionale e nazionale.

Giova ricordarlo ogni volta, Angelo Vassallo non era solo un sindaco efficiente e una persona perbene e capace. Angelo è stato per un periodo di tempo purtroppo breve ma sufficiente, un esempio di come si può anche nel profondo SUD, amministrare il proprio territorio con amore e intelligenza, utilizzare al meglio le risorse naturali, l’acqua del mare, le pietre della roccia, la cultura nell’accezione più ampia, cioè la gastronomia, i buoni prodotti della terra, la pulizia, la lotta contro lo sfruttamento delle risorse, come leve fondamentali del benessere della sua comunità e di chi ci viene per godere del meritato riposo.

Se ci pensate, più passa il tempo più diventa chiaro ed essenziale questo scopo criminoso: come si poteva tollerare nella terra dominata dai più arroganti e violenti clan camorristici, che del controllo del territorio hanno fatto la quintessenza del loro potere affaristico, che ci fosse in un comune piccolo si, ma molto importante dal punto di vista degli interessi economici complessivi per la sua posizione strategica, in una delle zone più belle della Campania, un personaggio che graniticamente s’opponeva alle pratiche che in tanti altri posti simili sono la norma? L’invasione del cemento, l’incuria e la sporcizia, il disinteresse pubblico per favorire le speculazioni di ogni tipo?
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Vassallo: oltre due anni di appuntamenti in e con l’Emilia Romagna

14 gennaio 2012 Bologna Incontro al Cinema Lumiere per la presentazione di Al di là del mare e “aperitivo” a base di prodotti cilentani. 16 giugno 2012 Crevalcore Saluto da parte della Fondazione durante l’appuntamento di consegna dell’assegno raccolto dai bambini delle scuole di Bologna in solidarietà con i bambini terremotati di Crevalcore. 5 Settembre […]

Excursus del gemellaggio tra Bologna e Pollica, sulle orme di Angelo Vassallo

Nell’estate del 2011, a Pollica, alla vigilia del primo anniversario dell’omicidio del “sindaco pescatore”, si sono avviati i contatti tra “bolognesi” e “cilentani” per rappresentare la vicenda di Angelo Vassallo nella città di Bologna, sempre sensibile ai temi della democrazia della legalità e della socialità. Si è così costituito il comitato per il gemellaggio tra […]

La sciagura di Stava

Il 19 luglio 1985 la sciagura: dal 2002 la Fondazione Stava lavora per non dimenticare

di Noemi Pulvirenti

Erano le 12.22’55” del 19 luglio 1985 quando 180.000 metri cubi di acqua e fango travolsero la valle di Stava, provocando la morte di 268 persone e consistenti danni materiali e ambientali a seguito del crollo delle discariche della miniera di fluorite di Prestavèl.

Il procedimento penale si è concluso nel maggio del 1992 con la condanna a carico di dieci imputati riconosciuti colpevoli dei reati di disastro colposo e omicidio colposo plurimo. La causa del crollo fu dovuta all’instabilità delle discariche e in particolare a quella superiore che crollò per prima. Le strutture non possedevano i requisiti di sicurezza necessari per evitare il franamento. Per più di vent’anni non furono sottoposte a nessun tipo di verifica da parte delle società minerarie o a controlli da parte degli Uffici pubblici, cui compete l’obbligo del controllo a garanzia della sicurezza delle lavorazioni minerarie e dei terzi.

La Fondazione Stava 1985 è nata nel 2002 dall’impegno dei familiari delle vittime che hanno voluto costituire una fondazione con lo scopo di contribuire ad una memoria attiva. Questo impegno si traduce non soltanto nell’annuale commemorazione, ma nell’organizzazione di laboratori didattici per le scuole, formazione per addetti ai lavori e pubblicazioni di vario genere.
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Antifascismo: è vietato rendere omaggio all’eroe Salvo D’Acquisto

Salvo D'Acquisto - Foto di Wikipedia
Salvo D'Acquisto - Foto di Wikipedia
di Anna Longo

La storia di Salvo D’Acquisto è nota: un giovane eroe che ha salvato 22 vite sacrificando la propria, durante la rappresaglia delle SS a un attentato inesistente. La storia invece del luogo di memoria (la Torre di Palidoro dove avvenne il tragico evento) quella no, non è nota abbastanza. È per questo motivo che rilanciamo qui la recente proposta del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite (GATC), per il recupero e la fruibilità pubblica del sito: la stessa Torre Perla e il monumento dedicato a Salvo D’Acquisto, attualmente compresi all’interno di un’area privata, nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.

Salvo D’Acquisto nasce il 15 ottobre del 1920 nel popolare rione di Antignano a Napoli. Arruolatosi volontario nei carabinieri, parte nel ’39 per la Libia, dove rimane ferito e poi si ammala di malaria. Dopo l’8 settembre del ’43 è vicebrigadiere al comando di Torrimpietra, a nord di Roma, sulla Via Aurelia. Poco lontano si insedia un reparto delle SS. Per la morte di due soldati, uccisi in realtà per l’esplosione accidentale di un ordigno, il comandante nazista denuncia un attentato e ordina la rappresaglia contro la popolazione locale.

I rastrellamenti portano nella Piazza di Palidoro 22 persone e lo stesso Salvo D’Acquisto, in qualità di responsabile della sezione dei carabinieri. Il brigadiere prova a dimostrare che non ci sono colpevoli per la morte dei due tedeschi, ma la decisione del massacro è ormai presa: il 23 settembre 1943 gli ostaggi vengono condotti fuori paese, davanti alla Torre Perla. Qui D’Acquisto si assume la responsabilità del presunto attentato, le 22 persone vengono rilasciate e fuggono, lui viene fucilato al grido di Viva l’Italia.
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Giornata internazionale della donna: la storia della partigiana romagnola Ilonka

Nel giorno della Giornata internazionale della donna, un omaggio a Ida Camanzi, la staffetta partigiana di Sant’Agata sul Santerno conosciuta con il nome di Ilonka. Il video è di Maurizio Callegati e racconta la storia di una diciottenne che prende una decisione: aderire alla lotta di Liberazione per i diritti di tutti.

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