Memoria storica a Trieste: gli strafalcioni di Repubblica

La liberazione di Trieste
La liberazione di Trieste
di Claudio Cossu

Sapevamo che la storia e le vicende tumultuose, sofferte ma, infine, gloriose della lotta al fascismo negli anni 1920-1943 e della guerra di liberazione dal nazifascismo, in seguito, negli anni 1943-45 riguardanti il confine orientale del Paese, ed in particolare Trieste e l’Istria, fossero poco conosciute se non ignorate dagli italiani. Ma questa volta – oltre ad avere una sconfortante conferma di tale realtà – la memoria storica e, conseguentemente, l’opinione pubblica e il sentimento antifascista di queste terre sono state stravolte e rese maggiormente confuse proprio dal quotidiano Repubblica, che vanta tradizioni e “battaglie” progressiste nell’informazione, nel contesto della cultura civile, soprattutto dei giovani, nell’intera penisola.

L’edizione del 26 ottobre scorso, infatti, rivelava un’imprecisione e una impreparazione storica e politica imperdonabili che mai ci saremmo aspettati. La città giuliana, infatti, ad avviso di codesto giornale – in data 26 ottobre 1954 – sarebbe stata “liberata dai bersaglieri” che avrebbero messo in fuga l’Armata Jugoslava, partita, peraltro, nel lontano 12 giugno 1945 dalla città, omettendo tutta l’Amministrazione anglo-americana vigente a Trieste dal 1945 al 1954.

Dire stupefacente è, senza dubbio, troppo poco e diciamo invece – con mestizia – che risulta sconfortante. L’Amministrazione italiana – tout court, sostituì semplicemente, come noto, quella anglo-americana, a conclusione di accordi e trattative terminate con il famoso “Memorandum di Londra” del 1954 e con l’assenso della diplomazia politica Jugoslava che otteneva, come contropartita, la cosiddetta “Zona B” (da Capodistria-Koper fino al fiume Quieto, circa, nei pressi di Cittanova – Novigrad).
Leggi di più a proposito di Memoria storica a Trieste: gli strafalcioni di Repubblica

Quando Almirante fu cacciato da Bologna

In ricordo dei 270 fucilati dai nazifascisti al poligono di tiro tra il 1943 e il 1945 - Foto Michele Lapini/Eikon
In ricordo dei 270 fucilati dai nazifascisti al poligono di tiro tra il 1943 e il 1945 - Foto Michele Lapini/Eikon
di Zero in condotta

Avere un po’ di memoria storica e diffonderla non guasta mai. Da questo punto di vista, il giorno dopo della calata dei “fascio-leghisti” a Bologna, ci va da raccontare alcune “accoglienze” che vennero fatte, qualche decennio fa, al caporione missino, Giorgio Almirante, nella nostra città. La prima si verificò nel 1969, quando, all’annuncio di un suo comizio in Piazza Maggiore una larga parte della città si sollevò.

Migliaia di studenti, operai, ex partigiani e antifascisti impedirono l’ingiuria alla Resistenza e resistettero per ore alle cariche della Polizia in tutte le strade del centro storico. La seconda avvenne ai primi di giugno del 1971, nell’area di sosta dell’Autostrada del Sole Bologna-Firenze, al Cantagallo, nelle vicinanze di Casalecchio di Reno.

Un barista dell’autostazione vide Almirante con i suoi uomini avvicinarsi al banco dell’Autogrill per mangiare, fece girare la voce e tutti i lavoratori (dai baristi ai benzinai) incrociarono le braccia e scesero in sciopero: “Né un panino né una goccia di benzina al fucilatore di Partigiani”, fu il passaparola.
Leggi di più a proposito di Quando Almirante fu cacciato da Bologna

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi