Padre Zanotelli accusa ancora: “Sui migranti saremo giudicati come i nazisti”

di Stefano Miliani

“Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro, se siete cristiani e lo scegliete non potete scegliere Salvini. La Storia ci giudicherà come noi oggi giudichiamo i nazisti”. Padre Alex Zanotelli, missionario, critica con forza e coerenza la politica anti-immigratoria sbandierata dal vicepremier che ama indossare divise militari e la Lega ricambia attaccandolo e screditando la sua figura religiosa. Direttore per anni di “Nigrizia”, l’80enne padre Zanotelli della comunità comboniana è autore del recente pamphlet pubblicato da Chiarelettere Prima che gridino le pietre (leggi qui un estratto).

Padre, il leghista Alessandro Pagano si è riferito a lei dicendo che “di questi pseudo preti non abbiamo bisogno” perché, a parere dell’esponente della Lega, “il suo unico chiodo in testa è attaccare Salvini”.

Prima di tutto non voglio attaccare nessuno, non mi interessa e men che meno mi interessa Salvini. Il problema non sono i leghisti. Ho invece sempre detto con chiarezza che ognuno deve decidersi nella vita e ho parlato ai cristiani.

Decidersi su cosa?

Se siete cristiani potete naturalmente scegliere qualunque politica, ognuno è libero, però dovete fare i calcoli con vostra coscienza. Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro e se lo scegliete non potete scegliere il Vangelo di Salvini che si regge sull’odio o sul disprezzo dell’altro. Mi meravigliano però tanti cristiani.
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L’effetto Italia e la fine dell’Occidente

di Franco Berardi Bifo

In quale abisso stiamo sprofondando non è chiaro, ma che si tratti di un abisso non c’è dubbio. Il cambiamento politico che è accaduto in Italia deve essere letto nel contesto dell’evoluzione mondiale e della disintegrazione d’Europa, e da questo punto di vista sembra essere il colpo finale alla democrazia liberale occidentale, e quindi la fine del traballante ordine del mondo che abbiamo conosciuto dopo il 1989.

Se vogliamo capire la vittoria dei partiti anti-europei in Italia dobbiamo ripensare al collasso finanziario del 2008 e all’imposizione del Fiscal compact sulla vita sociale dei paesi d’Europa. In quegli anni lo smantellamento dello stato sociale fu perfezionato e la vita sociale impoverita oltre ogni attesa. L’Unione europea si fondava un tempo sulla promessa di pace e di prosperità; dopo la svolta neoliberale di Maastricht, dopo la drammatica riduzione del salario implicita nel passaggio alla moneta comune, la regola austeritaria rappresentata dal Fiscal compact determinò una rottura con la prosperità e la pace del passato.

Nel 2011 la protesta contro l’austerità finanziaria fu guidata da un movimento di indignados che trovò il suo punto più alto nell’acampada spagnola, e continuò fino all’estate del referendum greco.
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La tragedia dimenticata: migranti morti in mare, lo Stato si autoassolve

di Giacomo Russo Spena

Erano in 72, 9 sono riusciti miracolosamente a sopravvivere, in 63 sono morti. Eppure non esiste (ancora) un colpevole. Una tragedia in mare, così è stata catalogata. Una delle tante, se pensiamo che solo nel 2017 sono oltre 3mila i migranti – una media di 10 al giorno – annegati durante il proprio viaggio della speranza. Il Mare Nostrum, un cimitero liquido.

Questo tuttavia non è un caso come gli altri. I sopravvissuti hanno parlato e denunciato. La Procura Militare di Roma guidata da Marco De Paolis ha svolto una indagine faticosa e approfondita, dovendosi solo fermare davanti al muro di gomma opposto dalla Marina Militare Italiana, che negava i documenti interni della Sala Operativa; una Commissione di indagine del Parlamento Europeo ha accertato i fatti e puntato il dito contro l’Italia e la Guardia Costiera Italiana, ree secondo la Commissione di essersi disinteressati del natante in pericolo dopo averne raccolto il segnale di soccorso. Al contrario, la Procura Ordinaria di Roma guidata dal magistrato Giuseppe Pignatone ha archiviato senza svolgere alcuna indagine (come ha tentato di fare anche con il caso “Libra”) ed il Tribunale Civile con un atto nei giorni scorsi ha ritenuto di non dover ascoltare nessun testimone.

Molti gli interrogativi rimasti senza una risposta. Le 72 persone sono state abbandonate in balia delle onde per giorni e giorni, morendo per il freddo, per la fame e la sete. Una tragedia evitabile se solo ci fosse stata la volontà politica e umana di dirottare una nave che era a sole 9 miglia marine dal gommone, con compiti di controllo della pesca e immigrazione. Sulla vicenda è stato girato anche il docu-film “Mare Deserto” di Emiliano Bos e Paul Nicol, (che tra l’altro ha vinto il premio Ilaria Alpi) i quali tramite testimonianze e documenti hanno ricostruito perfettamente quei drammatici momenti.
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Il 17 gennaio a Bologna “La via della seta” di Franco Cardini e Alessandro Vanoli

di Inchiesta Online

Mercoledì 17 gennaio alle 17,30 nella Sala dello Stabat Mater della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna avrà luogo la presentazione del volume di Franco Cardini e Alessandro Vanoli “La via della seta”: una storia millenaria fra Oriente e Occidente (Il Mulino 2017), primo incontro del 2018 della Società di Lettura. Ne discute con gli autori Giovanni Brizzi, professore dell’Università di Bologna, noto esperto di storia romana e di storia militare antica, fra i cui numerosi studi ricordiamo quelli sulle guerre puniche, su Annibale e Scipione, sulle guerre di Marco Aurelio, sulla nozione di limes. Coordina il dibattito Amina Crisma, sinologa, docente di Filosofie dell’Asia orientale all’Università di Bologna.

Della sterminata bibliografia di Franco Cardini, storico del Medioevo, professore emerito nell’Istituto Italiano di Scienze Umane e Sociali e Fellow dell’Università di Harvard, ci limitiamo a citare alcuni dei titoli più recenti: Gerusalemme (2012), Istambul (2014), Onore (2016), Samarcanda (2016). Fra i libri di Alessandro Vanoli, storico del Medioevo ed esperto di storia mediterranea, ricordiamo La reconquista (2009), Quando guidavano le stelle (2015), La Sicilia musulmana (2016), L’ignoto davanti a noi (2017).
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Tsipras riunisce il Sud e Schaeuble si infuria

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
Alexis Tsipras – Foto di Wikipedia

di Roberto Musacchio

A giudicare dalle rabbiose reazioni di Schaeuble e di altri leader conservatori tedeschi, la riunione dei capi di governo dei Paesi del Sud d’Europa ha lasciato un segno. E piovono già contumelie e minacce. Contro i socialisti che si fanno egemonizzare da un leader di estrema sinistra. E contro Tsipras cui si manda a dire che potrebbe non avere la prossima rata del prestito. Sta di fatto che non solo la riunione c’è stata, ma ha anche prodotto un testo condiviso e un nuovo appuntamento già previsto in Portogallo.

Si può dire che si comincia a intravedere la strada per un avvio di multilateralismo con la presenza di un polo mediterraneo. Non ancora un multipolarismo con il riconoscimento di punti di vista diversi e alternativi quale sarebbe necessario ad una Europa che fosse un vero soggetto politico democratico. Le cose condivise nella riunione, per quello che ho letto, sono naturalmente anche discutibili.
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Basta con il cordoglio ipocrita dopo ogni strage

di Stefano Liberti

Se il bilancio sarà confermato, la strage in mare di oggi – con i suoi circa 700 morti presunti [le stime più recenti parlano di 900 vittime, ndr] – è la più grave della storia del Mediterraneo. Ma è anche l’ultima di una lunga serie. Da gennaio a oggi sono annegati in quel tratto di mare circa 1.600 migranti. L’anno scorso, nello stesso periodo, ne erano morti 17: cento volte in meno.

Cos’è cambiato? Fino alla fine del 2014 erano in attività i mezzi di Mare Nostrum, l’imponente operazione di ricerca e soccorso che il governo italiano guidato da Enrico Letta aveva lanciato nell’ottobre del 2013, dopo il duplice naufragio a largo di Lampedusa che costò la vita a 600 migranti.

Chiusa Mare Nostrum e sostituita con l’operazione Triton, coordinata dall’agenzia europea Frontex con risorse e obiettivi più limitati (per mandato i mezzi di soccorso non devono spingersi oltre le 30 miglia marine dalle coste europee), i risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Invece di esprimere un cordoglio un po’ ipocrita in occasione di ogni strage, l’Unione Europea dovrebbe lanciare una grande operazione di soccorso in mare al largo della Libia. Oppure garantire canali legali di accesso nello spazio Schengen a tutti questi profughi in fuga da guerre e persecuzioni che non hanno altra opzione che salire sui barconi. L’alternativa è accettare di essere complici di questa ecatombe, perché non agire oggi è come essere conniventi.
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