Senza tregua, il falso cessate il fuoco

di Alberto Negri Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, il 23 marzo si era rivolto ai paesi in guerra chiedendo un cessate il fuoco per impedire che in zone già devastate e indebolite dai conflitti il coronavirus potesse mietere ancora più vittime. Nessuna grande o media potenza se lo è filato, tranne qualche gruppo di guerriglia […]

Rete della pace: cessate il fuoco, fermiamo le guerre in Medio Oriente

Da troppo tempo si muore in Siria, in Palestina, in Libia, in Egitto, in Iraq, nello Yemen, nella regione a maggioranza curda… il Medio Oriente ed il Mediterraneo si stanno trasformando in un immenso campo di battaglia. Ora il rischio della deflagrazione di un conflitto che coinvolga le superpotenze mondiali è reale. Le conseguenze possono essere tragiche ed inimmaginabili.

Milioni di persone, in tutto il mondo, di tutte le culture e religioni, stanno dicendo: “Basta guerre, basta morti, basta sofferenze”. E noi con loro.
Guerre producono guerre, le cui vittime sono le popolazioni civili, oppresse e private dei propri diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto alla vita.
Vanno fermate le armi, bloccate le vendite a chi è in guerra. Ora, subito. Va fatto rispettare il diritto internazionale: è la sola condizione per proteggere la popolazione civile, fermare l’oppressione e l’occupazione, attivare la mediazione tra le parti in conflitto.

Non si può più attendere e rinviare decisioni e responsabilità. Il limite è superato da tempo. Ora, subito, bisogna aiutare le vittime, curare i feriti, soccorrere chi fugge dall’orrore. Poi bisognerà punire i responsabili, riconoscere alle popolazioni i loro diritti e sostenerle nel percorso democratico, civile, di liberazione.
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Macron liberista europeo coloniale

di Bruno Giorgini

Macron impazza in giro per il mondo telefonando a Trump per l’intervento militare in Siria mentre attiva e lancia la sua quota di missili assieme alla Gran Bretgna, alla TV francese in una torrenziale intervista dove trascorre con leggerezza dalla laicità all’islam, dai pensionati agli alti dirigenti pubblici, dai ricchi ai poveri, dagli squatter ai sindacati eccetera, nessun argomento dello scibile politico sembra sfuggirgli, per poi arrivare di corsa al Parlamento di Strasburgo mettendo in allarme che in Europa “sta emergendo una sorta di guerra civile” e rischiamo di essere “sonnambuli” come furono le genti, e i governi, prima della Grande Guerra, insomma o si fa l’Europa o si muore. Il che probabilmente è vero.

Però chissà se il modo migliore di fare l’Europa è schierare missili e bombardieri contro la Siria, mentre la Germania dice che non se ne parla nemmeno di un suo intervento attivo, seguita da Italia e Spagna, per dire i maggiori paesi. Così come la politica francese contro i migranti – che spesso degrada in violazione dei diritti umani più elementari come quello a partorire – non è proprio un bel biglietto da visita per una politica di collaborazione e inclusiva verso i popoli rivieraschi del Nord Africa, Algeria, Tunisia, Marocco, Libia.

Intanto nella madrepatria molti concittadini di Macron sono in rivolta contro le riforme cosiddette proposte dal Presidente. In rapido incompleto elenco sono in sciopero gli impiegati del settore pubblico, i lavoratori del metrò, i ferrovieri, i lavoratori di Air France, quelli di Carrefour, gli elettrici e gli operai del gas, quindici università sono occupate, e moltissimi licei, dunque se volete andare a Parigi, beh non vi sarà facile.
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Profughi a Prati di Caprara

Profughi e guerra: una storia che si ripete

di Claudio Cossu

Come un tempo aleggiava sovrana una volontà di conquista, da parte degli europei, per depredare le popolazioni del cosiddetto “terzo mondo” (in particolare dell’Africa e così pure de Medio oriente), sussiste ancor oggi, insistente e molesta, una volontà di comando e di asservimento verso gli stessi – da parte di noi occidentali – che ci consideriamo superiori per cultura e tout court per l’asserita e sbandierata nostra alta “civiltà”.

Mentre, al contrario, non siamo certo disponibili e benevolmente propensi a dare un aiuto o addirittura una dignitosa accoglienza a quell’umanità, in quest’epoca di crisi economica, derelitta e bisognevole di tutto, in presenza di guerre devastanti e carestie, fame e malattie che inducono quelle sfortunate popolazioni a fuggire dalle loro terre arse e desertificate, nonché dalle case, abbandonate e date ormai alle fiamme da soldati perfidi e capaci solo di depredare i più deboli e gli inermi, servi di tiranni crudeli e rapaci.

Ci accorgiamo tardi, e talvolta distrattamente, di queste tragedie immani quando ci troviamo ormai di fronte a barconi pieni di donne e bambini, nel mare Mediterraneo, i cui corpi sono resi rigidi dagli stenti e spesso dalla morte. Non ci induce certamente a questa malevola ed oscura indifferenza il Vangelo, se non altro per i suoi orientamenti umani e caritatevoli, lasciando da parte ogni fattore religioso.
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Nella testa e nella vita privata di un militante di Hamas

di Martino Pillitteri

Ama profondamente la moglie e i suoi figli ed ha sofferto per non essere stato presente al matrimonio di suo fratello che non vede da un anno e mezzo. Lui è Tawfik Hamed, un membro di Hamas in Cisgiordania, responsabile della morte di 47 israeliani, catturato, dopo 8 anni di ricerca a causa della sua principale debolezza: l’amore per la moglie con la quale aveva intrapreso un sostanzioso scambio di lettere.

A dargli la caccia una squadra di ‘mistaravim’, una secret elite unit undercover dell’esercito israeliano composta da uomini e donne, perfettamente bilingui, che agiscono e interagiscono come se fossero degli arabi. Sono i protagonisti di Fouda, una nuova serie televisiva israeliana. Una fiction che porta in video un approccio inconsueto del conflitto israeliano-palestinese: il lato intimo, familiare e umano dei militanti di Hamas.
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