Matera 2019: Landini mette finalmente i piedi nel piatto di Europa, Sud, cultura e lavoro

di Michele Fumagallo La due giorni sindacale a Matera (6 e 7 maggio) è stata indubbiamente un avvenimento dei tempi migliori del sindacato confederale. Una cosa inimmaginabile soltanto pochi mesi fa. E il merito è indubbiamente di Maurizio Landini, da qualche mese eletto segretario generale della Cgil. In questa sed non mi interessa dire la […]

Landini: “Un altro genere di sindacato oggi è possibile”

di Rossana Rossanda Maurizio Landini è stato eletto da poco segretario della Cgil ed è assediato da mille impegni. Tanto più gli sono grata di avermi concesso un’intervista. Ragione di più anche per non prenderla alla lontana sul tema che mi preme. Puoi dirmi perché avete rifiutato di partecipare allo sciopero generale dell’8 marzo? Non […]

Maurizio Landini

Landini segretario della Cgil: le parole chiave in attesa del 9 febbraio

di Loris Campetti

Maurizio Landini ha preso in mano la ultracentenaria Cgil con la forza di un tornado, ma la sua non è una forza distruttrice. Si potrebbe parlare di sindacato del cambiamento se non fosse che chi usa questo sostantivo in politica è un gattopardo che vuole cambiare tutto per non cambiare niente, come fa il governo gialloverde o giallonero che dir si voglia con le politiche economiche, liberiste erano e liberiste restano. Landini vuole bene alle persone che rappresenta, ha con loro una connessione sentimentale per dirla con Antonio Gramsci.

In una stagione di frantumazione del lavoro che distrugge i valori e i diritti conquistati nel Novecento e cancella l’idea fondativa per cui a parità di prestazione dev’esserci parità di trattamento e di contratto, bisogna fare sindacato di strada, andare a trovare i lavoratori dove sono, nelle fabbriche, nei cantieri, nei sottoscala, nei campi, nei magazzini, tra i ciclisti della pizza. E le Camere del lavoro per essere al passo coi tempi devono tornare alle origini ottocentesche, alle Società di mutuo soccorso in cui si entrava analfabeti e si usciva sapendo parlare, capire, contare, istruitevi e poi agitatevi e organizzatevi diceva ancora Gramsci.

La Cgil deve spalancare le sue porte per far prendere aria all’interno e offrire un rifugio a chi sta fuori, è solo e dunque è debole. Le filiere del lavoro vanno seguite per intero e a tutti quelli che vi lavorano vanno garantiti stessi diritti. Perché oggi non siamo più analfabeti ma ci fregano lo stesso, dice con un linguaggio inequivocabile il nuovo segretario generale della Cgil.
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Maurizio Landini

Landini: una nuova confederalità per tutto il lavoro

di Tommaso Cerusici

Quali novità mette in campo questo congresso? Parlo esplicitamente di novità visto che, a differenza di quelli del 2010 e 2014, si sta andando verso una costruzione unitaria del percorso congressuale…

In primis sicuramente quella di allargare la partecipazione attraverso il metodo di costruzione delle proposte. Per la prima volta nella nostra storia non è una commissione politica nazionale di 50 persone che decide le linee di discussione per delegati e iscritti, ma si è definita una traccia che è stata poi sottoposta alla discussione e alle eventuali proposte e modifiche del gruppo dirigente diffuso, cioè alle assemblee generali delle categorie ad ogni livello: territoriale, regionale e nazionale.

Questo ha determinato che circa 20.000 persone, cioè il gruppo dirigente diffuso – di cui la maggioranza delegati in produzione – ha potuto prima conoscere e poi discutere le proposte che la Cgil intende mettere in campo. Questo è sicuramente un processo democratico e importante che ha riscontrato un consenso molto diffuso. Credo non debba rimanere semplicemente un metodo utilizzato per il congresso ma che possa invece diventare lo strumento con cui – per esempio annualmente – verificare e definire quello che si sta facendo territorio per territorio, così come le azioni dell’organizzazione e le pratiche contrattuali.
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Maurizio Landini

“Il popolo Cgil non ha votato Pd”, Landini: i grillini sanno ascoltarci

di Elena G. Polidori

«Subito dopo il voto – dice Maurizio Landini, ex leader della Fiom e attuale segretario confederale della Cgil – abbiamo scritto ai nuovi presidenti delle Camere e ai gruppi parlamentari, per chiedere che il nuovo Parlamento discuta subito la Carta per i diritti del Lavoro, sottoscritta da più di un milione e mezzo di lavoratori; i 5 Stelle sono stati i primi a risponderci».

Che risposta è arrivata?

«A breve saranno fissati gli incontri, ma è chiaro che stiamo parlando di cambiare il Jobs Act, di fare una legge sulla rappresentanza, vuol dire ripristinare un nuovo statuto di diritti per tutte le forme di lavoro, anche quello autonomo, così come vogliamo una nuova legge sulle pensioni…».

Musica per le orecchie di Di Maio. Ma anche di Salvini…

«Il sindacato, la Cgil, guarda quello che succede, è autonomo da qualsiasi forza politica, governo, imprenditore, ma resta il fatto che oggi è più facile licenziare che ricorrere agli ammortizzatori sociali. E nel congresso che stiamo aprendo, tra le proposte c’è anche quella di sperimentare un reddito di garanzia, per chi non ha alcun istituto, è precario e vuole reinserirsi nel mondo del lavoro».
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Maurizio Landini

Landini: “Non mi interessa la sinistra, serve una nuova cultura del lavoro”

di Giacomo Russo Spena

La sua università è stata la fabbrica. I suoi punti di riferimento provengono dal mondo sindacale e hanno le sembianze di Giuseppe De Vittorio, Claudio Sabattini e Bruno Trentin. Per lui il vero nodo è soltanto uno: il lavoro. “Bisogna ricostruire un pensiero nel quale il lavoro torni ad essere il perno centrale per un nuovo modello fondato sulla giustizia sociale”. Maurizio Landini ci accoglie nel cuore di Roma, al terzo piano di un palazzo dove sventolano in cima le bandiere dei sindacati metalmeccanici Fim, Uilm e Fiom. Nella sua stanza un dipinto con scritto “C’è chi dice NO”, sotto una poesia di Bertolt Brecht.

Dal rapporto Tecnè sulla qualità dello sviluppo emerge la fotografia di un Paese in cui la ricchezza tende sempre di più a concentrarsi, la ripresa economica è fragile, cresce la disoccupazione giovanile e la disaffezione nei confronti della politica. Un quadro desolante. Landini, come se ne esce?

Innanzitutto dobbiamo affrontare il nodo della diseguaglianza sociale e per farlo va attuata una rivoluzione culturale. La politica delle liberalizzazioni, delle privatizzazioni e dell’assenza di qualsiasi vincolo al mercato ci ha portato all’attuale sfacelo tra precarietà esistenziale, compressioni salariali e disoccupazione. Dobbiamo invertire la rotta, attuare nel Paese un’operazione di contenuto politico e sindacale dove si ipotizza un nuovo modello di sviluppo nel quale il lavoro deve riassumere un’importanza centrale, insieme ai diritti di cittadinanza: avere un’occupazione significa poter vivere dignitosamente e partecipare alla vita democratica di un Paese.
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Maurizio Landini

Maurizio Landini: “Un no per salvare la democrazia”

di Ottavio Olita

“Un No in autunno, per poter poi dire tanti Sì, in Primavera, ai referendum proposti dalla Cgil per abrogare le vergognose leggi sul lavoro varate dal Governo”. È stato questo uno degli slogan lanciati con maggior forza da Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom-Cgil, intervenuto a Cagliari, su richiesta del Comitato per il No al referendum costituzionale.

Il ragionamento che ha sviluppato Landini è partito dal rifiuto dell’affermazione, ripetuta continuamente dai proponenti la riforma ‘ che in realtà, ha detto, andrebbe definita una ‘revisione’ in chiave autoritaria della Carta Costituzionale ‘ che chi si schiera per il No vuole la conservazione contro il cambiamento, la stasi contro la modernizzazione.

Un No, forte e chiaro, deve essere affermato contro lo stravolgimento della Costituzione, carta dei diritti fondamentali del cittadino italiano, diritti già ridotti o addirittura negati da altre leggi varate dal Governo Renzi. Come la riforma sanitaria, che sta costringendo undici milioni di uomini e donne a rinunciare a curarsi perché non sono in grado di affrontare le spese relative; oppure come la riforma della scuola; o ancora come il Jobs Act che stravolge l’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

“Un tempo ‘ ha poi voluto ricordare Landini -, quando ragazzi come me cercavano lavoro, si rivolgevano all’ufficio di collocamento e da lì ricevevano indicazioni su dove avrebbero potuto trovare un impiego. Oggi se non hai conoscenze, amicizie, protezioni, come lo trovi un lavoro? E quando lo trovi oltre a vederti negate tutele fondamentali, ti pagano anche con i voucher, denaro proveniente dalle finanze pubbliche”.
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Metti un sabato a Bologna per salvare la Costituzione

di Sergio Caserta

Una serata fresca a Bologna, in piazza Santo Stefano, sul piccolo palco sventolano le bandiere della pace di “Salviamo la Costituzione”, gloriosa associazione protagonista dell’altro referendum, quello del 2006, quando’ ancora la sinistra era unita in nome della Costituzione, contro il progetto semi presidenzialista di Berlusconi.

Ora invece le stesse ragioni di difesa della nostra legge suprema, si scontrano con il progetto renziano di trasformare la Repubblica parlamentare, in un un nuovo regime con al centro il governo, il partito unico della nazione e la figura di un premier, segretario di partito, che assomma nelle sue mani tutto il potere. Ai banchetti la fila dei sottoscrittori dei diversi referendum costituzionali, elettorali, sociali e del lavoro, è ininterrotta.
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Coalizione sociale, le donne e il femminismo: una lettera-invito a Maurizio Landini

Maurizio Landini
Maurizio Landini

di Carla Colzi, Luisa Ferrari, Susanna Lai, Carmen Marini, Clelia Mori e Tina Romano

Quando parla Maurizio Landini, senti che lo fa col cuore, con tutta la passione politica di chi sa cos’è, perché l’ha provata, la fatica e lo sfruttamento delle mani e del cervello di chi cerca uno stipendio per vivere, e capisci che Landini cerca per loro non solo lo stipendio ma anche la dignità di chi lavora in una democrazia più matura, non di rapina.

Nel documento che la Fiom ha elaborato c’è un punto in cui si parla “di voler dimostrare – come ha capito il movimento delle donne – che si può fare politica attraverso un agire condiviso tra soggetti diversi… al di fuori e non in competizione rispetto a partiti…ciascuno di noi offrirà il contributo delle proprie migliori pratiche e saperi in reciproca autonomia…”

Come femministe reggiane, che da anni lavorano con la Cgil Provinciale e hanno frequentato la politica dei partiti e sono in relazione col femminismo diffuso in Italia, questo ci interessa e ci chiediamo cosa voglia dire, senza aspettare cosa nascerà per poi prendere o lasciare. Tante nascite politiche hanno visto dentro le donne, però incluse, sottintese, conciliative e non si sono prodotte modificazioni nelle pratiche politiche, rimaste sempre nella tradizione patriarcale. Ci interessa perciò interloquire con l’inizio della Coalizione sociale, ammesso che a Coalizione sociale interessi interloquire con noi.
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Oltre il Jobs act: è tempo di ridare dignità ai lavoratori

Il video sopra è stato inviato per il convegno Oltre il jobs act, organizzato dal gruppo consiliare L’Altra Emilia Romagna, da Maurizio Landini. Quello che segue ne è un sunto e una proposta mentre Landini tornerà in città questa sera alle 20.30 al cinema Galliera (via Matteotti 27) per preparare la manifestazione nazionale del 21 novembre a Roma.

di Piergiovanni Alleva

Il convegno intitolato Oltre il jobs act, organizzato il 6 novembre 2105 dall’altra Emilia Romagna presso la sala Guido Fanti dell’Assemblea legislativa della Regione, ha costituito un’importante occasione di proposta per una nuova legislazione del lavoro, che ridia dignità e tutela ai lavoratori e soluzione a problemi da molto tempi irrisolti.

La proposta è innanzitutto quella della riunificazione del mondo del lavoro, attraverso l’abolizione del precariato senza speranza, indotto dai contratti a termine a-causali, mediante la ricomprensione in un’unica figura giuridica, caratterizzata da effettiva stabilità del rapporto dei contratti di lavoro subordinato e di collaborazione coordinata e continuativa, nonché mediante la riconduzione ad una disciplina comune del lavoro del settore privato e di quello pubblico. Occorre poi ripristinare e ripensare, dopo le devastazioni del jobs act, il sistema degli ammortizzatori sociali, tra i quali va ormai ricompreso l’istituto del reddito minimo garantito.
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