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Landini segretario della Cgil: le parole chiave in attesa del 9 febbraio

Maurizio Landini

di Loris Campetti

Maurizio Landini ha preso in mano la ultracentenaria Cgil con la forza di un tornado, ma la sua non è una forza distruttrice. Si potrebbe parlare di sindacato del cambiamento se non fosse che chi usa questo sostantivo in politica è un gattopardo che vuole cambiare tutto per non cambiare niente, come fa il governo gialloverde o giallonero che dir si voglia con le politiche economiche, liberiste erano e liberiste restano. Landini vuole bene alle persone che rappresenta, ha con loro una connessione sentimentale per dirla con Antonio Gramsci.

In una stagione di frantumazione del lavoro che distrugge i valori e i diritti conquistati nel Novecento e cancella l’idea fondativa per cui a parità di prestazione dev’esserci parità di trattamento e di contratto, bisogna fare sindacato di strada, andare a trovare i lavoratori dove sono, nelle fabbriche, nei cantieri, nei sottoscala, nei campi, nei magazzini, tra i ciclisti della pizza. E le Camere del lavoro per essere al passo coi tempi devono tornare alle origini ottocentesche, alle Società di mutuo soccorso in cui si entrava analfabeti e si usciva sapendo parlare, capire, contare, istruitevi e poi agitatevi e organizzatevi diceva ancora Gramsci.

La Cgil deve spalancare le sue porte per far prendere aria all’interno e offrire un rifugio a chi sta fuori, è solo e dunque è debole. Le filiere del lavoro vanno seguite per intero e a tutti quelli che vi lavorano vanno garantiti stessi diritti. Perché oggi non siamo più analfabeti ma ci fregano lo stesso, dice con un linguaggio inequivocabile il nuovo segretario generale della Cgil.

Landini: una nuova confederalità per tutto il lavoro

Maurizio Landini

di Tommaso Cerusici

Quali novità mette in campo questo congresso? Parlo esplicitamente di novità visto che, a differenza di quelli del 2010 e 2014, si sta andando verso una costruzione unitaria del percorso congressuale…

In primis sicuramente quella di allargare la partecipazione attraverso il metodo di costruzione delle proposte. Per la prima volta nella nostra storia non è una commissione politica nazionale di 50 persone che decide le linee di discussione per delegati e iscritti, ma si è definita una traccia che è stata poi sottoposta alla discussione e alle eventuali proposte e modifiche del gruppo dirigente diffuso, cioè alle assemblee generali delle categorie ad ogni livello: territoriale, regionale e nazionale.

Questo ha determinato che circa 20.000 persone, cioè il gruppo dirigente diffuso – di cui la maggioranza delegati in produzione – ha potuto prima conoscere e poi discutere le proposte che la Cgil intende mettere in campo. Questo è sicuramente un processo democratico e importante che ha riscontrato un consenso molto diffuso. Credo non debba rimanere semplicemente un metodo utilizzato per il congresso ma che possa invece diventare lo strumento con cui – per esempio annualmente – verificare e definire quello che si sta facendo territorio per territorio, così come le azioni dell’organizzazione e le pratiche contrattuali.

“Il popolo Cgil non ha votato Pd”, Landini: i grillini sanno ascoltarci

Maurizio Landini

di Elena G. Polidori

«Subito dopo il voto – dice Maurizio Landini, ex leader della Fiom e attuale segretario confederale della Cgil – abbiamo scritto ai nuovi presidenti delle Camere e ai gruppi parlamentari, per chiedere che il nuovo Parlamento discuta subito la Carta per i diritti del Lavoro, sottoscritta da più di un milione e mezzo di lavoratori; i 5 Stelle sono stati i primi a risponderci».

Che risposta è arrivata?

«A breve saranno fissati gli incontri, ma è chiaro che stiamo parlando di cambiare il Jobs Act, di fare una legge sulla rappresentanza, vuol dire ripristinare un nuovo statuto di diritti per tutte le forme di lavoro, anche quello autonomo, così come vogliamo una nuova legge sulle pensioni…».

Musica per le orecchie di Di Maio. Ma anche di Salvini…

«Il sindacato, la Cgil, guarda quello che succede, è autonomo da qualsiasi forza politica, governo, imprenditore, ma resta il fatto che oggi è più facile licenziare che ricorrere agli ammortizzatori sociali. E nel congresso che stiamo aprendo, tra le proposte c’è anche quella di sperimentare un reddito di garanzia, per chi non ha alcun istituto, è precario e vuole reinserirsi nel mondo del lavoro».

Landini: “Non mi interessa la sinistra, serve una nuova cultura del lavoro”

Maurizio Landini

di Giacomo Russo Spena

La sua università è stata la fabbrica. I suoi punti di riferimento provengono dal mondo sindacale e hanno le sembianze di Giuseppe De Vittorio, Claudio Sabattini e Bruno Trentin. Per lui il vero nodo è soltanto uno: il lavoro. “Bisogna ricostruire un pensiero nel quale il lavoro torni ad essere il perno centrale per un nuovo modello fondato sulla giustizia sociale”. Maurizio Landini ci accoglie nel cuore di Roma, al terzo piano di un palazzo dove sventolano in cima le bandiere dei sindacati metalmeccanici Fim, Uilm e Fiom. Nella sua stanza un dipinto con scritto “C’è chi dice NO”, sotto una poesia di Bertolt Brecht.

Dal rapporto Tecnè sulla qualità dello sviluppo emerge la fotografia di un Paese in cui la ricchezza tende sempre di più a concentrarsi, la ripresa economica è fragile, cresce la disoccupazione giovanile e la disaffezione nei confronti della politica. Un quadro desolante. Landini, come se ne esce?

Innanzitutto dobbiamo affrontare il nodo della diseguaglianza sociale e per farlo va attuata una rivoluzione culturale. La politica delle liberalizzazioni, delle privatizzazioni e dell’assenza di qualsiasi vincolo al mercato ci ha portato all’attuale sfacelo tra precarietà esistenziale, compressioni salariali e disoccupazione. Dobbiamo invertire la rotta, attuare nel Paese un’operazione di contenuto politico e sindacale dove si ipotizza un nuovo modello di sviluppo nel quale il lavoro deve riassumere un’importanza centrale, insieme ai diritti di cittadinanza: avere un’occupazione significa poter vivere dignitosamente e partecipare alla vita democratica di un Paese.

Maurizio Landini: “Un no per salvare la democrazia”

Maurizio Landini

di Ottavio Olita

“Un No in autunno, per poter poi dire tanti Sì, in Primavera, ai referendum proposti dalla Cgil per abrogare le vergognose leggi sul lavoro varate dal Governo”. È stato questo uno degli slogan lanciati con maggior forza da Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom-Cgil, intervenuto a Cagliari, su richiesta del Comitato per il No al referendum costituzionale.

Il ragionamento che ha sviluppato Landini è partito dal rifiuto dell’affermazione, ripetuta continuamente dai proponenti la riforma ‘ che in realtà, ha detto, andrebbe definita una ‘revisione’ in chiave autoritaria della Carta Costituzionale ‘ che chi si schiera per il No vuole la conservazione contro il cambiamento, la stasi contro la modernizzazione.

Un No, forte e chiaro, deve essere affermato contro lo stravolgimento della Costituzione, carta dei diritti fondamentali del cittadino italiano, diritti già ridotti o addirittura negati da altre leggi varate dal Governo Renzi. Come la riforma sanitaria, che sta costringendo undici milioni di uomini e donne a rinunciare a curarsi perché non sono in grado di affrontare le spese relative; oppure come la riforma della scuola; o ancora come il Jobs Act che stravolge l’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

“Un tempo ‘ ha poi voluto ricordare Landini -, quando ragazzi come me cercavano lavoro, si rivolgevano all’ufficio di collocamento e da lì ricevevano indicazioni su dove avrebbero potuto trovare un impiego. Oggi se non hai conoscenze, amicizie, protezioni, come lo trovi un lavoro? E quando lo trovi oltre a vederti negate tutele fondamentali, ti pagano anche con i voucher, denaro proveniente dalle finanze pubbliche”.

Metti un sabato a Bologna per salvare la Costituzione

di Sergio Caserta

Una serata fresca a Bologna, in piazza Santo Stefano, sul piccolo palco sventolano le bandiere della pace di “Salviamo la Costituzione”, gloriosa associazione protagonista dell’altro referendum, quello del 2006, quando’ ancora la sinistra era unita in nome della Costituzione, contro il progetto semi presidenzialista di Berlusconi.

Ora invece le stesse ragioni di difesa della nostra legge suprema, si scontrano con il progetto renziano di trasformare la Repubblica parlamentare, in un un nuovo regime con al centro il governo, il partito unico della nazione e la figura di un premier, segretario di partito, che assomma nelle sue mani tutto il potere. Ai banchetti la fila dei sottoscrittori dei diversi referendum costituzionali, elettorali, sociali e del lavoro, è ininterrotta.

Coalizione sociale, le donne e il femminismo: una lettera-invito a Maurizio Landini

Maurizio Landini

Maurizio Landini

di Carla Colzi, Luisa Ferrari, Susanna Lai, Carmen Marini, Clelia Mori e Tina Romano

Quando parla Maurizio Landini, senti che lo fa col cuore, con tutta la passione politica di chi sa cos’è, perché l’ha provata, la fatica e lo sfruttamento delle mani e del cervello di chi cerca uno stipendio per vivere, e capisci che Landini cerca per loro non solo lo stipendio ma anche la dignità di chi lavora in una democrazia più matura, non di rapina.

Nel documento che la Fiom ha elaborato c’è un punto in cui si parla “di voler dimostrare – come ha capito il movimento delle donne – che si può fare politica attraverso un agire condiviso tra soggetti diversi… al di fuori e non in competizione rispetto a partiti…ciascuno di noi offrirà il contributo delle proprie migliori pratiche e saperi in reciproca autonomia…”

Come femministe reggiane, che da anni lavorano con la Cgil Provinciale e hanno frequentato la politica dei partiti e sono in relazione col femminismo diffuso in Italia, questo ci interessa e ci chiediamo cosa voglia dire, senza aspettare cosa nascerà per poi prendere o lasciare. Tante nascite politiche hanno visto dentro le donne, però incluse, sottintese, conciliative e non si sono prodotte modificazioni nelle pratiche politiche, rimaste sempre nella tradizione patriarcale. Ci interessa perciò interloquire con l’inizio della Coalizione sociale, ammesso che a Coalizione sociale interessi interloquire con noi.

Oltre il Jobs act: è tempo di ridare dignità ai lavoratori

Il video sopra è stato inviato per il convegno Oltre il jobs act, organizzato dal gruppo consiliare L’Altra Emilia Romagna, da Maurizio Landini. Quello che segue ne è un sunto e una proposta mentre Landini tornerà in città questa sera alle 20.30 al cinema Galliera (via Matteotti 27) per preparare la manifestazione nazionale del 21 novembre a Roma.

di Piergiovanni Alleva

Il convegno intitolato Oltre il jobs act, organizzato il 6 novembre 2105 dall’altra Emilia Romagna presso la sala Guido Fanti dell’Assemblea legislativa della Regione, ha costituito un’importante occasione di proposta per una nuova legislazione del lavoro, che ridia dignità e tutela ai lavoratori e soluzione a problemi da molto tempi irrisolti.

La proposta è innanzitutto quella della riunificazione del mondo del lavoro, attraverso l’abolizione del precariato senza speranza, indotto dai contratti a termine a-causali, mediante la ricomprensione in un’unica figura giuridica, caratterizzata da effettiva stabilità del rapporto dei contratti di lavoro subordinato e di collaborazione coordinata e continuativa, nonché mediante la riconduzione ad una disciplina comune del lavoro del settore privato e di quello pubblico. Occorre poi ripristinare e ripensare, dopo le devastazioni del jobs act, il sistema degli ammortizzatori sociali, tra i quali va ormai ricompreso l’istituto del reddito minimo garantito.

A Bologna festa nazionale della Fiom: si parte domani con Maurizio Landini

Festa Fiom 2015

di Giovanni Stinco, Radio Città del Capo

Tra il 25 e il 28 giugno al Parco delle Caserme Rosse di Bologna arriva Unions!, festa nazionale della Fiom di Maurizio Landini. L’ultima volta che i metalmeccanici scelsero le Due Torri per la loro kermesse, nel 2011, tra gli ospiti c’erano il sindaco di Bologna Merola, il governatore della regione Errani, la segretaria della Cgil Camusso e tutti i big dell’allora centro sinistra: Bersani, Vendola, Di Pietro. Quattro anni dopo la rivoluzione: a Unions! nessun politico locale, nessun ministro, spariti sia il Pd che Sel. L’unica traccia della politica italiana il dibattito a cui parteciperà Sergio Cofferati, europarlamentare che peraltro dal Pd è fuoriuscito in polemica. E mancherà anche la segretaria della Cgil Susanna Camusso. Come dire che alla Fiom i partiti italiani non interessano moltissimo, e anche la scena sindacale al momento non sembra in linea con la rotta immaginata dai metalmeccanici di Landini, quella della coalizione sociale.

“Vogliamo mettere assieme le esperienze sociali e culturali che hanno ragionato con la Fiom di coalizione sociale. Il sindacato è in crisi, anche assieme a loro vogliamo ricostruire e autoriformarci”, spiega il responsabile organizzativo della Fiom Emilia-Romagna Valerio Bondi. L’orizzonte politico della Fiom è quello europeo di Podemos e Syriza, con il dibattito “La rotta d’europa” assieme al ministro del lavoro greco Panagiotis e al segretario generale di Podemos a Madrid Montero. La società civile a cui guardano i metalmeccanici è invece quella di Don Ciotti di Libera, di Carlin Petrini e della sua Slow Food. C’è anche un parte di movimento, con l’invito a Gianmarco De Pieri del centro sociale bolognese Tpo. “Non ci interessavano i soliti dibattiti con sindacati e politica, tutte cose trite e ritrite. Vogliamo invece aggregare pezzi di società in un progetto sociale, parlare con chi non ha rappresentanza sindacale”, spiega Biondi. E la Cgil? “Non ho difficoltà a dire che la nostra linea è diversa. Il loro orizzonte è quello di accordarsi con Cisl e Uil, siamo lontani”.

Il programma di Unions!

Landini prova a unire chi non ha più niente da perdere

Coalizione sociale - Foto di Popoff quotidiano

di Giulio A. F. Buratti

Mutualismo, alleanze sociali, autogestione. Sindacalizzare il lavoro, politicizzare la società, reinventare lo sciopero. Parole nell’aria da tempo e finalmente al centro del dibattito politico al di là del fatto che, al centro congressi Frentani, la maggioranza invisibile – evocata da tutti – non s’è molto vista nella due giorni della Coalizione sociale. C’erano attivisti, quadri, funzionari, militanti generosi, “vecchio” e “nuovo” movimento operaio, centri sociali, frammenti di una galassia dopo un interminabile big bang seguito a processi che nessuno è riuscito a governare.

Landini è chiaro su questo punto: la coalizione sociale gl’è venuta in mente dopo la sconfitta epocale sul jobs act. Prima, come ha ammesso egli stesso, si trattava di chiedere l’applicazione delle regole, adesso c’è da confliggere su jobs act, “buona scuola”, centralità della finanza. Rompere la gabbia di regole del liberismo non più concertabili e trasformare il conflitto orizzontale in lotta di classe. Ricostruire pratiche che non lascino solo nessuno.

Sul che fare il leader della Fiom immagina un «primo maggio d’autunno» ancora tutto da scrivere. A molti partecipanti non sfugge, da tempo, questo sapore acre di ritorno alle origini, la somiglianza dell’oggi con le condizioni feroci del primo capitalismo sebbene densa di novità, come ha sottolineato Francesco Raparelli di Esc.

Si chiamerà “Coesione sociale”, questa “cosa” di Landini, e vorrebbe essere coalizione prima di tutto di coalizioni territoriali: «Coesione Sociale è nata fuori dai partiti per ricostruire la politica con la Pi maiuscola», spiega per l’ennesima volta Landini, attento a non restare incastrato alla sola dimensione elettorale. «Non mi faccio ingabbiare dal partito» dice subito. «Il nostro obiettivo – aggiunge – è unire tutto quello che è stato diviso e di rimettere al centro della discussione tutto quello che è stato cancellato: diritti, un’idea diversa di sviluppo e sostenibilità ambientale, riqualificazione e rigenerazione delle città, diritto al sapere e allo studio».