Partiti di sinistra, dove siete?

di Luigi Ambrosio People Rise Up. Il popolo insorge. Uno slogan che campeggiava su un grande striscione in piazza Syntagma ad Atene durante le proteste contro l’austerità e i tagli imposti dall’Europa. Uno slogan che oggi è ricomparso – indovinate un po’? – alla conferenza stampa con cui Salvini ha iniziato la campagna elettorale per […]

Salvini è un pericolo per la nostra Costituzione

di Alfiero Grandi Dalla Basilicata, come dalle altre regioni in cui si è votato prima, emerge un dato evidente, si tratta della crescita della Lega. In alcuni casi neppure si era presentata, eppure ha raggiunto risultati importanti, molto più alti di quelli delle politiche del 4 marzo. La Lega è un pericolo evidente per le […]

Montanari: “L’anti Salvini? Sarà il non voto, alle europee boom di astensionismo”

di Giacomo Russo Spena

“In Italia abbiamo quattro destre e nessuna sinistra”. Il quadro delineato da Tomaso Montanari rappresenta in toto lo sconforto di una persona progressista. Se nel Paese, da un lato, la Lega cresce prepotentemente dall’altro non si intravede alcuna alternativa credibile. Per lo storico dell’arte – e animatore del percorso del Brancaccio – il M5S avrebbe un enorme problema di cultura, e di cultura politica: “Dove può finire una forza politica guidata da un Rocco Casalino?”. Nello stesso tempo non crede nel Pd di Zingaretti né a sinistra è persuaso da alcuna opzione: “Alle Europee potrei astenermi – ammette – Oggi penso che ci sia più politica nel pensare, parlare, scrivere, condividere il cammino che non nel fare una croce su una scheda”.

In una precedente intervista a MicroMega, di qualche mesa fa, ha dichiarato che il M5S – tra tradimenti programmatici e sbandate razziste sull’immigrazione – era diventato “lo sgabello della Lega”. Le elezioni in Abruzzo e Sardegna ci dicono che il M5S ha iniziato il suo declino elettorale o – come annuncia il leader Luigi Di Maio – siamo ad una normale fase di riassestamento del MoVimento?

Ci dicono che l’elettorato non è disposto a farsi fregare una seconda volta. Il Movimento 5 Stelle – dal condono di Ischia all’impunità a Salvini, dall’aeroporto di Firenze al secondo mandato – si è rimangiato tutto, rivelandosi una forza dorotea di sistema, senza la cultura dei dorotei. Chi vuole votare la destra preferisce, allo sgabello, il padrone dello sgabello. Cioè Salvini.
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La questione migranti: Italia incivile, Europa incivile

di Luigi Ferrajoli

Una politica disumana e illegale

Il principale segno di cambiamento manifestato finora dall’attuale sedicente “governo del cambiamento”,nato dall’alleanza tra la Lega e ilMovimento 5 Stelle, è la politica ostentatamente disumana e apertamente illegale da esso adottata nei confronti dei migranti. Il primo atto governativo è stato uno dei più vergognosi della storia della Repubblica: la chiusura dei porti inaugurata con il respingimento dell’Aquarius sul quale erano stati salvati dalla Guardia costiera italiana629 migranti, di cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte.

Il senso dell’operazione è stato quello di premere sull’UnioneEuropea, prendendo i migranti in ostaggio e costringendoli a una lunga e sofferta traversata fino al porto di Valencia dove il governo spagnolo, per ragioni umanitarie, aveva infine consentito l’approdo. Ha fatto seguito il blocco opposto ad altre navi, lasciate a vagare in mare con il loro carico sofferente di centinaia di persone, e poi la vicenda, in agosto, della nave Diciotti, dove la presa in ostaggio per dieci giorni di177 migranti è stata una chiara lesione del principio della libertà personale stabilito dall’articolo 13 della nostra Costituzione e perciò, come ha ritenuto la Procura di Agrigento, un sequestro di persona e un abuso d’ufficio.

L’aspetto più grave e chiaramente eversivo di questo reato è stato peraltro la sua aperta rivendicazione compiuta dal ministro, il quale ha per di più dichiarato di voler perseverare nella sua commissione, con l’evidente intento di alterare i fondamenti del nostro stato di diritto: non più la legalità costituzionale, ma il consenso elettorale quale fonte di legittimazione di qualunque arbitrio, persino se delittuoso.Siamo dunque di fronte a una gigantesca omissione di soccorso e alla violazione di principi elementari di diritto interno e di diritto internazionale sulla protezione dovuta alle persone in mare in pericolo di vita.
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La Lega del Sud non è l’antidoto alla secessione

di Tonino Perna

La vittoria del centro-destra in Sardegna non è una novità, lo è invece che a diventare governatore sia un senatore della Lega. E secondo tutti i sondaggi, la popolazione meridionale voterà in massa per la Lega alle prossime scadenze elettorali. Se il trend in atto continuerà il PdS (Partito di Salvini) sarà con buone probabilità il primo partito nel Sud, a dispetto del fatto che proprio lui sta sostenendo con determinazione la cosiddetta «autonomia finanziaria differenziata».

Vale a dire quella «differenziazione» che comporterà per il territorio meridionale il crollo della sanità, delle Università, scuola e servizi essenziali. È difficile accettare che i cittadini meridionali possano votare in gran numero per chi li ha insultati fino a pochi anni fa. Varrebbe la pena tentare di capire perché il leader verde-nero non è un fungo velenoso nato per caso, ma il frutto di un terreno di coltura, di un humus culturale che abbiamo ignorato.

Ci sono delle ragioni strutturali e delle matrici culturali nell’improvviso, incredibile, successo del PdS che si è determinato in soli tre anni. Di certo è stata una mossa elettoralmente geniale cancellare con un colpo di spugna la parola «Nord» e sostituire i «terroni» con gli immigrati. Chapeau! Non c’è che dire. Condizione necessaria, ma non sufficiente per prendere i voti nel resto del paese.
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Mimmo Lucano e Matteo Salvini: c’è differenza tra disobbedienza civile e spregio del diritto

di Vauro Senesi

Il sindaco di un piccolo paese della Calabria è indagato per aver disobbedito alla legge. Gli stessi inquirenti affermano che il sindaco non ha agito per interessi personali. Se ha infranto la legge (sarà il tribunale a deciderlo) lo ha fatto spinto da motivi umanitari, accoglienza, solidarietà. Ha già scontato un periodo di arresti domiciliari. Gli è tuttora vietato risiedere nel proprio Comune. E soprattutto l’efficiente e splendido modello di accoglienza di Riace è stato smantellato.

“Non mi sono pentito”, dichiarò Mimmo Lucano all’indomani del suo arresto. “Non mi pento” dichiara oggi un ministro dell’Interno del quale si richiede, come per il sindaco, l’autorizzazione a procedere per aver (lo deciderà – forse – il tribunale) infranto la legge. Il sindaco andrà sicuramente a processo, se ci andrà pure il ministro lo deciderà invece il voto del Senato.

Esistono validi motivi per infrangere la legge? Se esistono, nel caso di Lucano sono quelli dei Valori dei Diritti Umani che, come tali non possono essere inficiati o negati da nessuna legge che non contraddica il proprio stesso fondamento civile. Nel caso del ministro dell’Interno i motivi sono opposti: affermare con prepotenza il primato della propaganda politica sul diritto giuridico.
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Decreto Sicurezza, non in nostro nome: appello alla disobbedienza

di Angelo d’Orsi, storico dell’Università di Torino – “Historia Magistra”

Noi sottoscritti/e, consapevoli dell’impegno che implica questo appello, ci rivolgiamo a tutti gli abitanti della terra chiamata Italia, per invitarli a disobbedire a leggi ingiuste e a norme inique. Ci riferiamo in particolare al cosiddetto “”: in attesa che la Corte Costituzionale ne valuti gli aspetti inerenti alla sua legittimità, di cui dubitiamo, affermiamo con forza che le norme in esso contenute non soltanto siano inefficaci rispetto all’obiettivo dichiarato da chi lo ha voluto, in particolare il ministro dell’Interno, ma siano anche norme pericolose, disumane, e foriere di tempeste.

Lanciamo questo appello a ridosso della data che ricorda la liberazione da parte dell’Armata Rossa del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, nel 1945. Questa giornata viene festeggiata in larga parte del mondo, con la denominazione di “Giorno della Memoria”: ebbene ci pare che troppe persone soffrano di disturbi della memoria, se le immagini che abbiamo veduto e continuiamo a vedere da settimane, non vengono colte come un triste replay di scene atroci del passato, immagini di deportazione, di mamme sfinite che stringono i loro bimbi piangenti, mentre le barche che li trasportano oscillano nelle onde gelide del Mediterraneo, immagini di famiglie spezzate, di uomini e donne strattonati e caricati come bestie che vanno al macello, in base ad articoli folli di quel decreto.
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Padre Zanotelli accusa ancora: “Sui migranti saremo giudicati come i nazisti”

di Stefano Miliani

“Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro, se siete cristiani e lo scegliete non potete scegliere Salvini. La Storia ci giudicherà come noi oggi giudichiamo i nazisti”. Padre Alex Zanotelli, missionario, critica con forza e coerenza la politica anti-immigratoria sbandierata dal vicepremier che ama indossare divise militari e la Lega ricambia attaccandolo e screditando la sua figura religiosa. Direttore per anni di “Nigrizia”, l’80enne padre Zanotelli della comunità comboniana è autore del recente pamphlet pubblicato da Chiarelettere Prima che gridino le pietre (leggi qui un estratto).

Padre, il leghista Alessandro Pagano si è riferito a lei dicendo che “di questi pseudo preti non abbiamo bisogno” perché, a parere dell’esponente della Lega, “il suo unico chiodo in testa è attaccare Salvini”.

Prima di tutto non voglio attaccare nessuno, non mi interessa e men che meno mi interessa Salvini. Il problema non sono i leghisti. Ho invece sempre detto con chiarezza che ognuno deve decidersi nella vita e ho parlato ai cristiani.

Decidersi su cosa?

Se siete cristiani potete naturalmente scegliere qualunque politica, ognuno è libero, però dovete fare i calcoli con vostra coscienza. Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro e se lo scegliete non potete scegliere il Vangelo di Salvini che si regge sull’odio o sul disprezzo dell’altro. Mi meravigliano però tanti cristiani.
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Decreto Salvini: quando lo Stato per discriminare arriva a farsi danno

di Sergio Palombarini

Il decreto legge 113 del 4 ottobre 2018, detto anche decreto Salvini, convertito nella legge n. 132 del 1 dicembre scorso, tra le tante misure che ha introdotto in materia di sicurezza ed immigrazione, ha modificato anche il decreto legislativo n. 142 del 2015. All’art. 13 “Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica” si prevede che:

1. Al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 4:
1) al comma 1, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il permesso di soggiorno costituisce documento di riconoscimento ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.»;
2) dopo il comma 1, è inserito il seguente:
«1-bis. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, e dell’articolo 6, comma 7, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.»;
b) all’articolo 5:
1) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. L’accesso ai servizi previsti dal presente decreto e a quelli comunque erogati sul territorio ai sensi delle norme vigenti è assicurato nel luogo di domicilio individuato ai sensi dei commi 1 e 2.»;
2) al comma 4, le parole «un luogo di residenza» sono sostituite dalle seguenti: «un luogo di domicilio»;
c) l’articolo 5-bis è abrogato.

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La lenta Italexit sul fronte dei diritti

di Cinzia Sciuto

L’Italexit è un fantasma che si aggira per l’Europa e che spaventa molto i mercati e i governi. Non sappiamo come finirà la partita sul terreno della legge di bilancio e il braccio di ferro del governo italiano con l’Europa. Quello che sta accadendo però, nel frattempo e nell’indifferenza dell’Europa, è una lenta “Italexit” sul terreno dei diritti. Il governo gialloverde, infatti, non è solo quello sovranista che rifiuta i paletti imposti dall’Europa sulle politiche economiche, ma anche quello che ha messo l’Italia su una macchina del tempo che va all’indietro per quanto riguarda i diritti civili, e i diritti delle donne in particolare. Una “deriva polacca”, che è sotto gli occhi di tutti e che dovrebbe preoccupare almeno quanto i conti pubblici.

Anche in Italia, infatti, la destra cattolica più fondamentalista rialza la testa, con ottimi appoggi direttamente al governo. I segnali di preoccupazione sono molti, proviamo a metterne in fila alcuni. Le prime avvisaglie si sono avute già con la composizione dell’esecutivo: via il ministero per le Pari opportunità, arriva il ministero per la Famiglia e per le Disabilità, segnalando già dalla scelta del cambio di nome un preciso orizzonte culturale e politico: quello che ha a cuore questo governo non sono le pari opportunità fra i suoi cittadini – e in particolare fra uomini e donne – ma il sostegno a un preciso modello di famiglia cosiddetta tradizionale, nella quale possibilmente le donne tornino a curare il focolare.
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