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Decreto Salvini: quando lo Stato per discriminare arriva a farsi danno

di Sergio Palombarini

Il decreto legge 113 del 4 ottobre 2018, detto anche decreto Salvini, convertito nella legge n. 132 del 1 dicembre scorso, tra le tante misure che ha introdotto in materia di sicurezza ed immigrazione, ha modificato anche il decreto legislativo n. 142 del 2015. All’art. 13 “Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica” si prevede che:

1. Al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 4:
1) al comma 1, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il permesso di soggiorno costituisce documento di riconoscimento ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.»;
2) dopo il comma 1, è inserito il seguente:
«1-bis. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, e dell’articolo 6, comma 7, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.»;
b) all’articolo 5:
1) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. L’accesso ai servizi previsti dal presente decreto e a quelli comunque erogati sul territorio ai sensi delle norme vigenti è assicurato nel luogo di domicilio individuato ai sensi dei commi 1 e 2.»;
2) al comma 4, le parole «un luogo di residenza» sono sostituite dalle seguenti: «un luogo di domicilio»;
c) l’articolo 5-bis è abrogato.

La lenta Italexit sul fronte dei diritti

di Cinzia Sciuto

L’Italexit è un fantasma che si aggira per l’Europa e che spaventa molto i mercati e i governi. Non sappiamo come finirà la partita sul terreno della legge di bilancio e il braccio di ferro del governo italiano con l’Europa. Quello che sta accadendo però, nel frattempo e nell’indifferenza dell’Europa, è una lenta “Italexit” sul terreno dei diritti. Il governo gialloverde, infatti, non è solo quello sovranista che rifiuta i paletti imposti dall’Europa sulle politiche economiche, ma anche quello che ha messo l’Italia su una macchina del tempo che va all’indietro per quanto riguarda i diritti civili, e i diritti delle donne in particolare. Una “deriva polacca”, che è sotto gli occhi di tutti e che dovrebbe preoccupare almeno quanto i conti pubblici.

Anche in Italia, infatti, la destra cattolica più fondamentalista rialza la testa, con ottimi appoggi direttamente al governo. I segnali di preoccupazione sono molti, proviamo a metterne in fila alcuni. Le prime avvisaglie si sono avute già con la composizione dell’esecutivo: via il ministero per le Pari opportunità, arriva il ministero per la Famiglia e per le Disabilità, segnalando già dalla scelta del cambio di nome un preciso orizzonte culturale e politico: quello che ha a cuore questo governo non sono le pari opportunità fra i suoi cittadini – e in particolare fra uomini e donne – ma il sostegno a un preciso modello di famiglia cosiddetta tradizionale, nella quale possibilmente le donne tornino a curare il focolare.

La felicità delle comunità in lotta e il lugubre uomo della provvidenza

di Guido Viale

La giornata dell’8 dicembre ha messo in luce l’essenziale. A Roma, l’autocandidatura di Salvini a «Uomo della provvidenza» («dio e popolo!» All’occorrenza sostituiti da rosario e pasta al ragù); ma anche a padre – anzi, papà – e padrone del paese; e a capo, con felpa d’ordinanza, della Polizia di Stato: a sancire la coincidenza tra governo e partito e tra partito e corpi repressivi dello Stato.

Il tutto nel nome di «Prima gli italiani!»: non sfruttati contro sfruttatori, oppressi contro oppressori, poveri contro ricchi; ma tutti insieme contro i più miseri della Terra: i migranti costretti ad affrontare umiliazioni, torture, rapine, naufragi e morte per cercare di sopravvivere o di procurarsi un futuro sempre più difficile.

Ma nello sproloquio di Salvini i migranti sono passati in second’ordine, essendo ormai stato non solo «sdoganato», ma promosso e non più in discussione il diritto di chiunque, sindaco o semplice cittadino, di insultare, aggredire e umiliare chi ha bisogno di aiuto. Ora l’avversario di riferimento è l’Europa: da cui Salvini pretende «rispetto» promettendo che sarà lui, con la sua voce grossa, a farci rispettare.

Il decreto sicurezza e il destino dei migranti

di Chiara Saraceno

Senza diritti, al di fuori della protezione delle convenzioni internazionali sui diritti dei bambini e ragazzi che pure l’Italia ha sottoscritto. Dopo l’approvazione della nuova legge sulla sicurezza i figli di coloro che hanno ottenuto protezione umanitaria dovranno seguire il destino dei genitori, obbligati, spesso con il preavviso di pochi giorni, a lasciare i luoghi in cui avevano trovato accoglienza e progetti di inserimento.

La nuova legge, infatti, esclude i titolari di protezione umanitaria da ogni progetto di inserimento, consentendo solo di portare a termine quelli già iniziati. Zelanti prefetti hanno deciso tuttavia di accelerare i tempi, togliendo ogni tipo di sostegno economico per queste persone, inclusa la semplice ospitalità.

La loro permanenza sarà quindi affidata solo alla buona volontà, e alle risorse (per altro fortemente ridotte anche per chi avrà titolo a rimanere), delle associazioni e dei comuni che li ospitano. Anche i bambini e i ragazzi, dunque, rimarranno, come i loro genitori, senza casa, senza diritto a prendere una residenza temporanea e probabilmente anche senza scuola. Non solo, infatti, sarà difficile per loro andare a scuola se dovranno vagare alla ricerca di ricoveri più o meno di fortuna e magari anche essere costretti all’accattonaggio.

Il “rosario pride”? La risposta di un cattolicesimo reattivo

di Elettra Santori

Anche chi non nutre una particolare avversione verso questo governo gialloverde, non potrà non avvertire, purché laico per credo e per formazione, i fastidiosi sintomi di una reazione allergica di fronte a tanto esibir di immaginette da Pietrelcina, baciar di ampolle splatter in omaggio a San Gennaro nel Duomo di Napoli, e ciondolar di rosari a mo’ di pendolo di Foucault di fronte a platee comiziali di ipnotizzati leghisti.

Tutte e tre le Persone della Trinità gialloverde – il Padre Pio Giuseppe Conte, il Figlio sacrificale Di Maio, cui spetta la parte più difficile, quella di immolarsi nella disperata impresa dello sviluppo economico del Paese, e la Terza Persona Salvini, il Pneuma che fa la voce grossa, Spiritello incendiario che soffia sul fuoco rafficando tweet, mostrano una devozione da “governo del popolo”, vicina al sentire religioso più elementare.

Ma Salvini, a differenza di Conte e Di Maio, dà voce a un cattolicesimo reattivo, da contrattacco, ripescato dalle patrie soffitte dove giaceva in po’ in disuso, e rispolverato per far fronte alla moderna offensiva globalista. Quando nei comizi Salvini impugna il rosario con sguardo dritto e sfidante, si rivolge in realtà ad un avversario preciso: il multiculturalismo frou-frou delle élite nazionali ed europee che vorrebbe sfrattare i crocifissi e i presepi dalle aule scolastiche, mica in nome di una sacrosanta laicità, ma semplicemente per non urtare la delicata sensibilità di islamiche velate e barbuti allahanti. Al mio segnale scatenate i rosari.

Salvini, gli studenti e la gogna istituzionale

di Nadia Urbinati

I populisti al governo si dichiarano democratici, ma non liberali. Lo dice anche Viktor Orbán: non è necessario che le democrazie siano liberali, “possono anche essere conservatrici, sovraniste, senza alcun danno alla democrazia stessa”. Una grande stupidaggine, che mette insieme maggioranze (conservatrici o progressiste) e regimi (democratici o autoritari). Il fatto nuovo dei governi populisti è di appartenere al genere democratico ma con torsioni maggioritariste. Questo li rende totalizzanti nella sfera dell’opinione.

L’olio di ricino era una pratica arcaica, segno della poca sicurezza di sé del regime fascista, che preferiva ingessare il proprio governo annullando fisicamente l’opposizione. Il fatto nuovo è che si umilia l’opposizione senza eliminarla. È sufficiente considerare lo Stato e le sue norme come “nostre”, ovvero della “nostra” maggioranza. Il web fa il resto.

Questo fa Salvini, che usa il Viminale come la sede della “sua gente”, della opinione della maggioranza che egli misura e nutre ogni giorno. La “sua” forza è la maggioranza dell’audience. L’olio di ricino digitale sono le quotidiane offese, i dileggi, le aggressioni verbali agli ordinari cittadini che manifestano dissenso. Come fanno i cittadini delle democrazie.

Fate come il camaleonte: un occhio al passato e un occhio al futuro

di Vittorio Capecchi

Un proverbio del Madagascar

Il camaleonte, molto diffuso nel Madagascar, ha tre caratteristiche che fanno di questo piccolo rettile squamato (è lungo dai 3 ai 60 centimetri) un attore molto particolare. La sua caratteristica più nota è quella del mimetismo per cui cambia colore a seconda del suo stato emotivo: se è tranquillo assume il suo tipico colore verde, mentre se è agitato assume una colorazione rosso arancio e può mimetizzarsi col fogliame o i tronchi d’albero.

Su di un tronco (agitato perché ha fame) resta in attesa che voli sopra di lui un piccolo insetto. A questo punto interviene la sua seconda straordinaria caratteristica: una lingua, che è due volte la sua lunghezza (chi scrive è alto 1,96 e, se fosse un camaleonte, avrebbe una lingua di quasi 4 metri) e che scaglia sulla preda con grande precisione e velocità. Il suo muco vischioso e appiccicoso blocca l’insetto che viene portato alla bocca per poterlo mangiare. La terza caratteristica del camaleonte sono gli occhi indipendenti che vedono in direzioni diverse (a 360 gradi) convergendo solo quando il camaleonte vuole catturare una preda. Di queste tre caratteristiche gli occhi indipendenti hanno favorito la diffusione di un proverbio nel Madagascar: “Fate come il camaleonte, un occhio al passato e un occhio al futuro”.

Rossana Rossanda: “Colpa nostra se vince Salvini, la sinistra ha deluso le speranze”

di Concetto Vecchio

“A luglio ho deciso di tornare in Italia, assalita dal bisogno di capire. Da Parigi, dove vivevo da dodici anni, seguivo Salvini in tv e mi prendeva vergogna per quel che vedevo. ‘È anche colpa mia, colpa della nostra parte’, mi ripetevo. Avevo passato la vita a fare politica e reputavo la mia lontananza come un abbandono del campo. Mio marito è scomparso tre anni fa, non avevo più nessuno in Francia, qui a Roma i compagni di una vita non ci sono più, Lucio Magri, Luigi Pintor, Valentino Parlato sono tutti morti, e anche io sono molto vecchia ormai”.

Rossana Rossanda, 94 anni, giornalista, scrittrice, partigiana, “la ragazza del secolo scorso”, come titolò la sua famosa autobiografia, sta sfogliando nel salotto di casa i primi numeri della collezione de il manifesto, il giornale da lei fondato nel 1969. “Voglio rileggermi le cronache delle lotte operaie di allora, i lavoratori si sono battuti per i loro diritti e hanno vinto”.

Che Italia ha trovato?

“Un Paese irriconoscibile, senza spina dorsale. Mi fa paura vedere quel che sta diventando”.

Le fa più paura Salvini o Di Maio?

“Salvini, perché sa quello che vuole, Di Maio è sempre lì che ride”.

Intervista a Lorenza Carlassare: “Il decreto Salvini è incostituzionale”

Lorenza Carlassare

di Andrea Fabozzi

La costituzionalista Lorenza Carlassare è professoressa emerita di diritto costituzionale all’università degli studi di Padova.

Professoressa Lorenza Carlassare, come giudica il decreto «sicurezza»?

La prima considerazione critica riguarda la mancanza di omogeneità nel testo. La Corte costituzionale ha sempre detto che ci vuole omogeneità nei contenuti di un decreto legge, mentre questo di Salvini mette assieme cose diverse. Nella seconda parte, quella più propriamente sulla sicurezza, accanto a misure da rifiutare, come l’allargamento nell’impiego della pistola elettrica, ci sono anche cose che possono essere interessanti, per esempio tra le misure antimafia. Aggiungo che, come ha già osservato il professor Flick, l’accostamento tra migranti, terroristi e mafiosi è parecchio malizioso. Il decreto non è solo eterogeneo, vuole anche suggerire che i migranti sono pericolosi e questo è inaccettabile. Ecco, la prima cosa da dire è che avrebbero dovuto essere almeno due decreti, come del resto era previsto in origine.

Secondo lei il decreto è incostituzionale?

Sul punto delle revoca della cittadinanza penso proprio di sì. Intendiamoci, nel momento in cui uno straniero acquista la cittadinanza è cittadino italiano come gli altri. Invece questo decreto è come se gli attribuisse un vizio di origine. Prevede che alcune categorie e solo loro possono perdere la cittadinanza, così pone in essere una discriminazione effettiva e ingiustificata sulla base della provenienza. Questo è sicuramente incostituzionale per violazione del principio di uguaglianza.

L’odio verso gli stranieri: il capro espiatorio e l’attacco alla democrazia

di Chiara Saraceno

L’Italia sembra avvitata in una sorta di spirale viziosa, ove l’impossibilità – per motivi di compatibilità economica, ma anche per contraddittorietà degli obiettivi – di mantenere tutte le promesse contenute nel contratto di governo, unita alla competizione tra i “contraenti”, spinge ossessivamente alla ricerca di capri espiatori da indicare come i colpevoli di questa impossibilità: non solo i governi passati, ma gli immigrati, l’Unione Europea, la Germania, la Francia di Macron, le agenzie di rating. Ciò a sua volta provoca sfiducia e isolamento da parte degli investitori e dei (ex?) partner europei, riducendo ulteriormente i margini di manovra e allo stesso tempo confermando la sindrome dell’accerchiamento e del vittimismo. “Prima gli italiani”, non solo dei migranti, ma anche del patto europeo di stabilità e dei vincoli di bilancio, suonerebbe accattivante e sensato, se non fosse che l’insostenibilità del debito pubblico rischia di ridurre non solo il bilancio pubblico, ma anche quelli privati, oltre a mettere una pesante ipoteca sulle generazioni future.

Questo circolo vizioso è per ora vincente sul piano politico, consolidando la leadership di chi è più bravo (e con meno remore morali) nella costruzione della dicotomia noi-loro, amico-nemico e nello spostare progressivamente i limiti di ciò che è ritenuto moralmente e civilmente intollerabile, nelle parole ma anche nei fatti. Tra “la pacchia è finita”, i migranti come “croceristi” a sbafo, fino al sequestro per giorni di 170 migranti su una nave italiana, il ministro degli interni Matteo Salvini ha visto sistematicamente aumentare la propria popolarità e il consenso al suo partito. Ha visto anche aumentare la percentuale di chi lascerebbe in mare al proprio destino coloro che si ostinano a cercare in Europa, via Italia, una vita migliore, o a fuggire da quella intollerabile nel loro paese.