Le nuove parole per dirlo: narrazione di cura e natura resiliente secondo Camilla Endrici

di Silvia Napoli Se è difficile classificare il brillante talento di Camilla Endrici, refrattario fortunatamente a tutte le definizioni più scontate, è altrettanto arduo definire questo suo libretto per i tipi di Giraldi editore che è tale solo per la smilza forma editoriale e non già rispetto alla pregnanza dei contenuti, micidiali diretti assestati agli […]

Gravidanza

Donne, maternità e mercato: il bisogno di impadronirsi dell’identità femminile

di Clelia Mori

Credo che l’idea di femminile della nostra epoca stia cambiando nel profondo e che la stiano facendo cambiare due gruppi di donne. Uno è quello che ha creato il bisogno assoluto di maternità quando le sue donne hanno scoperto che il proprio corpo non sa produrre vita e che la scienza, a cui piace l’onnipotenza, le può aiutare. L’altro è quello che si è messo a disposizione dei loro desideri con pezzi di corpo.

Dall’incontro tra le donne del primo gruppo e la scienza è nato l’inizio del cambiamento che opera nell’intimo della biologia del corpo femminile: l’utero, il luogo che serve a produrre la vita e dove con l’inizio della gravidanza comincia anche la trasformazione di corpo, cervello e cuore di una donna in madre col suo fare posto vuoto dentro per il nuovo corpo che costruisce con sé stessa. Peccato che il resto del mondo, non sapendo far nascere, non abbia sviluppato bene l’idea di far posto ai nuovi nati/e di donna se non venti o trent’anni dopo la loro nascita e poi e poi…

Comunque la scienza ha promesso la realizzazione di maternità impossibili, ma spesso “non riesce a mantenere quello che ha promesso” e finisce per ingigantire a dismisura, tra dolori fisici e psichici, il desiderio di maternità: fino a farlo corrispondere obbligatoriamente al proprio destino biologico di femmina.
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Bonus bebè: caro Renzi, i miei 80 euro te li puoi tenere

Bonus bebè - Foto di Sicilialab.com
Bonus bebè - Foto di Sicilialab.com
di Manuela Campitelli

Caro Premier Renzi, sono una giovane mamma, oltre a questo gestisco un blog che si chiama GenitoriPrecari.it, e per quanto mi riguarda i miei 80 euro te li puoi tenere. Apprezzo lo sforzo, ma le riforme sociali sono ben altre e non si misurano sulla base di spiccioli, regali in busta paga (sempre che una neo mamma una busta paga ce l’abbia), bonus bebè, graduatorie della povertà. Le riforme sociali si misurano sulla base di politiche pianificate, continuative e a lungo termine, che il governo dovrebbe mettere in campo per garantire ai genitori precari il diritto all’esistenza. Perché vedi, Renzi, siamo animali in estinzione.

Chiariamoci quindi sul punto di domanda, se la domanda è ‘vi fanno comodo 80 euro per tre anni?’ la risposta non può che essere sì. Ma se la domanda diventa ‘sono queste le riforme sociali che ti aspetti?’ la risposta è no. È la stessa differenza che c’è tra la forma e la sostanza. La forma sono i regali in busta paga, la sostanza sono le politiche di welfare e sostengo alla genitorialità. La forma sono gli annunci, la sostanza sono le riforme tedesche che prevedono un posto all’asilo per ogni nuovo nato, con la possibilità per i genitori di fare causa al Comune di residenza nel caso in cui il bimbo sia rimasto escluso. La forma sono gli 80 euro alle neo mamme, la sostanza sono i 300 che pagano per un nido privato.

Caro Premier, il mio consiglio è quello di andarsi a leggere due rapporti stilati da Save the Children: il primo è “Mamme nella crisi”, il secondo è “l’Atlante dell’infanzia a rischio”. I numeri parlano, ma soprattutto indicano una relazione netta tra l’impoverimento delle madri e quello dei bambini. Questa connessione tra i due fenomeni non può essere sottovalutata, anche perché dai due ne consegue un terzo: la decrescita economica del paese. Allora, la domanda è: a parte gli 80 euro, quali azioni vuole mettere in campo il governo per la crescita economica e sociale del paese, quella che va oltre la culla ma ci passa attraverso?
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