Matera 2019: la rassegna “Capitali per un giorno” non valorizza abbastanza i paesi lucani

di Michele Fumagallo È iniziata da un po’ la lunga maratona delle “Capitali per un giorno” con cui la “Fondazione Matera 2019” intende far partecipare all’evento annuale della città dei Sassi l’intera regione Basilicata. Adesso lasciamo stare il nome della manifestazione che fa un po’ ridere e sa molto di “concessione” della città alla miriade […]

Matera 2019: tutto torna nell’eternità dell’uomo. Il fascino della civiltà della rupe

di Michele Fumagallo

Per questa puntata della rubrica Qui Matera Qui Europa faccio un po’ il turista (chiedo scusa, non accadrà più). Ripropongo un vecchio articolo di circa 10 anni fa (14 ottobre 2009) apparso sul quotidiano “Il manifesto”. È un breve viaggio nella Basilicata rupestre.

Lo ripropongo per due motivi, anzi tre: uno è per rimarcare la completezza e complessità dell’habitat umano, specificamente un allargamento del concetto di “centro storico”; l’altro per sottolineare la “modernità” del valore delle cose apparentemente più distanti e arcaiche a riprova non solo dell'”eternità” dell’uomo (tutto torna) ma anche, in qualche modo, dell’indistruttibilità delle cose. Il terzo motivo è legato specificamente a Matera: senza l’antica “civiltà della rupe” che sarebbe della città dei Sassi? E delle tante altre cittadine (pugliesi) che affacciano sui canyon, sulle gravine? Poco probabilmente.

E per tornare al turismo, c’è poco da scherzare. È un punto forte del nuovo sviluppo del territorio. “Nuovo”, cioè radicalmente diverso dal turismo “neoliberista” che ci sta soffocando da ormai troppi anni e rischia di soffocare anche la città dei Sassi. Ne riparleremo
Ma ecco qui sotto il pezzo sul rupestre.
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Matera 2019: Carlo Levi e Rocco Scotellaro, stelle polari per molti ma non per questa manifestazione

di Michele Fumagallo

Rare volte l’arte ha avuto capacità di canalizzare l’interesse di tantissimi studiosi e artisti verso un territorio come è capitato in Basilicata a Carlo Levi e Rocco Scotellaro. Non c’è stato studio, viaggio, perlustrazione, addirittura “spedizione”, di sociologi, antropologi, critici, altri artisti, che non abbiano, dal dopoguerra in poi, nominato i due nelle loro analisi o inchieste o “viaggi letterari”. Levi e Scotellaro sono naturalmente del tutto diversi dal punto di vista artistico e vanno analizzati ognuno per sé. Anche se resta, non nuovo ma bello, l’appellativo dato ai due, nella rivista americana di cui accenniamo alla fine di questo pezzo, dal critico Goffredo Fofi: “fratello maggiore, fratello minore”.

Levi, “torinese del sud” secondo la felice espressione dei biografi De Donato e D’Amaro, era già assurto, dopo il grande successo di “Cristo si è fermato a Eboli” pubblicato nel 1945, a “nume tutelare” della Lucania. Molti, anche stranieri, chiedevano consigli a lui prima di inoltrarsi nel territorio lucano. È in gran parte a lui quindi che si deve l’attenzione di tanti studiosi verso la Lucania negli anni Cinquanta del secolo scorso.


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