Per un Marx al presente

di Rossana Rossanda Non credo che, nell’interessante rassegna degli studi su Marx apparsa sul manifesto, si possa rimproverare alla ricerca svolta da Marcello Musto un eccesso di attenzione per le peripezie della coppia Marx-Jenny von Westhfalen. Non so se esse siano fin troppo note, ma sono quelle che danno a questa ricerca un carattere di […]

Gramsci dietro una pila di libri. E nacque la cultura socialista

di Massimo Novelli “Questo foglio esce per rispondere a un bisogno profondamente sentito dai gruppi socialisti di una palestra di discussioni, studi e ricerche intorno ai problemi della vita nazionale e internazionale”. Così comincia “Battute di preludio”, l’editoriale non firmato, ma redatto o ispirato da Antonio Gramsci, del primo numero del giornale L’Ordine Nuovo. La […]

Il marxismo è un punto di vista mondiale rivoluzionario

di Sergio Caserta La frase di Rosa Luxemburg (il 15 gennaio di quest’anno è ricorso il centenario della morte) è quanto mai attuale come molta parte del suo pensiero dialettico e libertario, oggi che l’orizzonte del socialismo per il quale tanto sangue è stato versato sembra sempre più una chimera lontana, in un mondo dominato […]

Marx nostro contemporaneo

di Giorgio Riolo

Proprio il 5 maggio 1818 nasceva a Treviri Karl Marx. Sono passati 200 anni e tuttavia egli continua a essere una presenza ineludibile, fondamentale nel nostro tempo, in questo XXI secolo.

Dalla sua morte nel 1883, e dalla morte dell’amico e compagno di un’intera vita Friedrich Engels nel 1895, molte trasformazioni, molti grandi e profondi cambiamenti, hanno interessato la storia, la società, la cultura, la politica, in breve il sistema complessivo che denominiamo capitalismo. La sfida per noi che rivendichiamo la sua eredità, la sua lezione, risiede nel fatto di non ridurci a fare i meri ripetitori di formule, di frasi, di citazioni.

Marx è nostro contemporaneo proprio perché cerchiamo di pensare il mondo e il nostro tempo, e di agirvi conformemente, con la nostra testa, pur avendo presenti categorie, concetti, nozioni quali risultati del suo pensiero, della sua attività intellettuale, ma confrontandoci con i fenomeni nuovi, inediti rispetto al suo tempo e al suo mondo.

In una delle tante sue lettere, dopo la morte di Marx, quale suggeritore a chi si proclamava “marxista”, loro seguace, e suggeritore ai partiti socialisti o socialdemocratici che alla fine dell’Ottocento rapidamente si affacciavano nel proscenio della storia, diceva Engels “non raccogliete citazioni, non ripetete pedissequamente, ma pensate e analizzate la realtà vostra contemporanea come avrebbero fatto Marx ed Engels qualora si fossero trovati davanti a questa realtà, nuova, inedita”.
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Nell’acquario di Angiporto Galleria (e Mistero napoletano): due libri per una storia grande

di Sergio Caserta

Leggere Nell’acquario di Angiporto Galleria, il libro autobiografico di Francesca Spada, curato dalla figlia Viola Lapiccirella, per l’editore Zamorani, è stato ripercorrere un pezzo importante del mio vissuto politico, dopo il primo romanzo che lo precede, “Mistero napoletano” di Ermanno Rea che tratta lo stesso argomento, la vicenda della giornalista de l’Unità, morta suicida, nel contesto della Napoli del secondo dopoguerra e dei primi anni sessanta.

È una storia personale e politica che ha appassionato schiere di lettori, per l’intreccio intrigante tra le vicende umane dei personaggi e il loro agire pubblico, come esponenti di un grande partito, nella tormentata storia di Napoli comunista, le cui propaggini giungono fino ai nostri giorni. Napoli protagonista di questa e di mille altre storie umane, Napoli grandiosa e miserabile, colta e plebea, Napoli piena zeppa di intellettualità aristocratica, Napoli lazzara e violenta, prevaricatrice, mendicante, Napoli guappa e illuminista, Napoli tutto e il suo contrario.

L’essenza di questa storia è nel rapporto di una generazione di intellettuali comunisti, giornalisti e dirigenti del PCI, alle prese con i tormenti delle proprie convinzioni e l’adesione al partito, la sottomissione alla sua ferrea disciplina, alle logiche degli apparati burocratici che macinavano vite e coscienze, in nome del bene supremo dell’unità del Partito.
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Marxismo: la strada per la libertà attraversa l’individuo sociale

di Benedetto Vecchi

Un recente numero dell’«Internazionale» riproduce un testo originariamente pubblicato dalla rivista «New Statesman» che il giornalista inglese Paul Mason ha dedicato al bicentenario di Marx. Con la chiarezza e semplicità che lo contraddistingue, Mason parte da una foto che ritrae Lev Trockij, sua moglie Natalia Sedova, la sua segretaria Raja Dunaevskaja e Frida Khalo per ripercorrere le vicende di un gruppo di intellettuali marxisti che hanno dovuto fare i conti con la deriva staliniana della Rivoluzione russa.

Trockij, è noto, fu assassinato da un sicario mandato da Stalin; sua moglie passò la vita a maledire l’Unione sovietica, la segretaria si fece carico di raccogliere e preservare gli scritti di Trockij; Frida Khalo, infine, rinnegò la sua vicinanza al dirigente comunista inviso al «piccolo padre» arrivando a tessere un osanna per Stalin. Nessun di loro era una «mammoletta», sostiene Mason. Per la rivoluzione avrebbero rinnegato, se necessario, come era accaduto nella loro esperienza militante, l’«umanesimo radicale» presente nei testi marxiani, a partire da quei manoscritti economici filosofici del 1844 che ancora non era stati pubblicati. Se c’è una qualche eredità di Marx da riprendere in mano, conclude Paul Mason, quella coincide proprio con l’umanesimo radicale del filosofo di Treviri.

Non è dato sapere se il filosofo italiano Alfonso Maurizio Iacono sia d’accordo con il giornalista inglese, ma è indubbio che il suo ultimo libro – Studi su Karl Marx, Edizioni Ets, pp. 122, euro 15 – attinge pienamente al nucleo tematico di Marx troppo spesso liquidato, con una punta di disprezzo, come umanista. Va detto che l’autore non si pone questo problema, considerando dirimenti altri argomenti, come le tesi sull’essere sociale, l’alienazione, il feticismo delle merci, il concetto ambivalente di cooperazione. È infatti in questo solco che si collocano i saggi che compongono il libro, variamente scritti, ripresi, rielaborati tra gli anni Ottanta e i primi dieci anni del Duemila.
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Il marxismo nell’era della diseguaglianza globale

di Gwynne Dyer

“Karl Marx aveva ragione: il socialismo funziona. Ha solo sbagliato specie”, ha scritto il sociobiologo E.O. Wilson, la principale autorità mondiale in materia di formiche. Ma la realtà è un po’ più complicata di così, e questo è un buon momento per parlarne, poiché il 5 maggio è stato il duecentesimo anniversario della nascita di Marx.

Marx è morto in esilio a Londra nel 1883, e non può quindi essere incolpato per le decine di milioni di persone uccise in nome del marxismo in Unione Sovietica, Cina e altrove nel ventesimo secolo. Ma Marx voleva davvero cambiare il mondo, e il suo obiettivo era l’eguaglianza: una “società senza classi”.

Al momento della sua massima forza, a metà degli anni ottanta, il marxismo ha dominato le vite di un terzo degli abitanti del mondo. Oggi è l’ideologia ufficiale di appena cinque paesi, e anche in questi casi è soprattutto una scusa per regimi autoritari, non un reale sistema di valori. Ma il principio d’eguaglianza rimane un valore centrale nella politica degli esseri umani, e oggi sappiamo più o meno perché.
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Aldo Tortorella: i novant’anni del partigiano “Alessio”

di Sergio Caserta

Aldo Tortorella compirà novant’anni domani, il 10 luglio 2016: novant’anni davvero ben portati, come si vede da questi filmati che riprendono gran parte del suo recente intervento al convegno della Fondazione Claudio Sabattini “Prima di tutto il lavoro”, svoltosi a Bologna il 27 aprile 2016. l’intervento completo è sul prossimo numero in uscita di “Inchiesta”

Il prossimo 19 luglio si terrà a Roma un grande evento per festeggiarlo degnamente insieme a moltissimi protagonisti della vita politica e culturale italiana: “Le avventure della sinistra”, alle ore 17.30 presso la Casa del Cinema, largo Mastroianni 2.
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I ritorni di Marx

Critica Marxista - Numero 5/2015
Critica Marxista - Numero 5/2015
di Aldo Tortorella

I seppellimenti e i ritorni di Marx nelle letture e nelle vicende storiche e politiche nel Novecento. La interpretazione antideterministica di Gramsci e la rivalutazione del ruolo della soggettività. Marx, un autore mosso da una potente ma misconosciuta carica etica.
Introduzione al convegno I ritorni di Marx, organizzato dalla Fondazione Luigi Longo e da Critica marxista ad Alessandria, nei giorni 22-24 ottobre 2015.

I seppellimenti e i ritorni di Marx nelle letture e nelle vicende storiche e politiche nel Novecento. La interpretazione antideterministica di Gramsci e la rivalutazione del ruolo della soggettività. Marx, un autore mosso da una potente ma misconosciuta carica etica. Di un ritorno, quasi una moda, di Marx si è largamente parlato dopo l’inizio della grande crisi aperta nel 2008 dal fallimento della Lehman Brothers e dal rischio fallimentare di altre grandissime banche americane – poi salvate coi soldi pubblici, a testimonianza di un meccanismo, detto per convenzione liberistico, specializzato nel privatizzare i profitti e socializzare le perdite.

La stampa e la diffusione dei testi di Marx si moltiplicò in tutto il mondo, si manifestarono nuovi movimenti ispirati direttamente o indirettamente ad una critica del capitale finanziario, trovò vastissima eco la ricerca di Piketty, non marxista, sul capitale nel XXI secolo e sulla sua concentrazione nello stesso modo e nelle stesse mani di sempre, un tema d’interesse marxiano. Più recentemente la conferma di un ritorno è avvenuta da una fonte insolita ma sensibile allo spirito dei tempi com’è il mondo dell’arte visiva, con la dedica a Marx della Biennale di Venezia di quest’anno, compresa una lettura pubblica e sistematica del testo del Capitale.
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La filosofia della miseria. Gli atenei e il recupero degli scatti

La filosofia della miseria - Immagine di Inchiesta online
La filosofia della miseria - Immagine di Inchiesta online
di Maurizio Matteuzzi

Era il 1846 quando Pierre Joseph Proudhon pubblicò il “Sistema delle contraddizioni economiche”, più noto come “Filosofia della miseria”. In essa Proudhon sosteneva il valore del lavoro come entità puramente figurativa. Come ben si capisce, siamo agli antipodi di una delle teorie più caratterizzanti del marxismo, la teoria del valore-lavoro. Ecco quindi il duro inalberarsi di Marx, che già l’anno seguente pubblicava una critica feroce, La miseria della filosofia. Passaggio decisivo verso quanto verrà poi ampiamente spiegato ne Il capitale.

Perché in questi giorni tornano alla mente queste cose? Ecco, la causa occasionale, intesa in senso assai più banale che in Malebranche, è la così detta distribuzione da parte degli atenei del fondo premiale per il recupero degli scatti, di cui già in questi giorni scriveva Giacomo Manzoli su Repubblica. Così si è voluta pomposamente chiamare un’operazione iniqua, cervellotica, ma, soprattutto, miserabile. Si rende un po’ di grisbi, ma attenzione, con il solito filtro della burocrazia più invadente, con i soliti criteri di arbitrio, e sotto la solita magica bandiera, assurta ormai al ruolo salvifico di idolo indiscusso e, per così dire, assiomatico: mica a tutti si rende il maltolto, solo alla metà.

Uno potrebbe anche dire: ma come si fa a stabilire che i meritevoli, in una struttura, siano proprio la metà? Be’, questo è un mysterium fidei, direbbe un cattolico, più difficile da comprendere del dogma della Trinità o della transustanziazione. Insomma, chiedete all’Anvur (alla Gelmini sarebbe probabilmente inutile, risponderebbe parlando di tunnel).
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