Il prof di destra (estrema) che contesta lo storico

di Lorenzo Marconi, coordinatore Anpi Marche Civitanova Marche, auditorium del liceo Leonardo da Vinci, 28 novembre 2019. È accaduto durante un’iniziativa promossa di concerto con la sezione Anpi di Civitanova Marche, volta a presentare i contenuti del libro di Andrea Martini “Dopo Mussolini – I processi ai fascisti e collaborazionisti (1944-1953)” pp. 368, Viella, Roma […]

Odio il terremoto e l’avidità umana: il solco del sisma sull’orlo dei ricordi. E della Storia

di Loris Campetti

È strano come luoghi e simboli che riportano la memoria a momenti difficili e sofferenze dell’anima possano improvvisamente diventare i tuoi luoghi, i tuoi simboli. Da Camerino a Matelica, da Visso a Castelraimondo, da Muccia alla Sfercia, da Ussita a Pievebovigliana, alla Valnerina, a Castelluccio, a Serravalle il terremoto ha scosso, con le case, le chiese e i borghi, anche un pezzo fondamentale della mia vita, quello che mi ha trasportato, a fatica, da un’adolescenza troppo lunga alla maturità. Il santuario di Macereto l’avevo incontrato per la prima volta a 11, 12 anni.

Mi ci aveva mandato mia madre in colonia: mio padre era appena morto, un po’ di vacanza mi avrebbe fatto bene all’anima, pensava. Mi fece malissimo, invece: la colonia era organizzata dalla Poa – Pontificia opera assistenza – e gestita dal clero, soggetto da me mai frequentato; e precedentemente, anche in colonia mai visto un prete, finché il mio babbo era vivo ero uso andare al mare a Civitanova con i pullman e le assistenti della Cooperativa proletaria, si chiamava così, se l’era inventata proprio babbo.

A Macereto ero l’unico figlio di comunisti, ero solo tra tonache e piccoli innocenti baciapile; si era sparsa la voce del corpo estraneo catapultato lassù e come tale venivo trattato. Faceva freddo sui Sibillini, tra quei muri freddi sognavo il mare e la fuga. Un giorno ero così disperato che diedi un calcione contro quei muri, così forte che, nonostante gli scarponi sembrassero carrarmati, mi causò la rottura dell’alluce destro.
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Cantiere edile senza protezione - Foto di Fillea Roma e Lazio

Fermo: diritti negati a morte. Storia di macelleria sociale

di Sergio Sinigaglia

Con il passare delle ore il quadro del duplice omicidio di ieri nel fermano diventa sempre più chiaro. Mustafa Neomedim 38 anni, padre di tre figli e Avdyli Valdet, 26 anni, entrambi provenienti del Kosovo, operai edili, si sono recati nella villa del costruttore Gianluca Ciferri di 48 anni per chiedere che fossero pagati i salari arretrati. Si parla di 16mila euro complessivi, di cui 10mila dovevano essere saldati a Mustafa. Quest’ultimo, iscritto fino a poco tempo fa alla Filleaa Cgil, da mesi, insieme al collega più giovane, chiedeva inutilmente di poter ricevere le retribuzioni non pagate. I due rimasti erano stati licenziati questa estate e erano quasi alla fame. Campavano con lavoretti saltuari in uni stati di grevi difficoltà.

La discussione si è fatta accesa. Si parla di un presunto piccone in mano a uno dei due. Fatto sta che Ciferri ha impugnato una pistola e ha iniziato a sparare. Neomedim si è subito accasciato colpito mortalmente, Valdet ha cercato la fuga ma è stato colpito alle spalle in prossimità del cancello della villa. A dimostrazione della volontà di uccidere. L’assassino ha parlato di “legittima difesa di fronte all’aggressione”, ma è evidente che sia una tesi pretestuosa. I giornali, le stesse organizzazioni sindacali parlano di “tragedia della crisi”.

Ma non siamo di fronte a un incidente automobilistico, ma ad una vero atto omicida contro due lavoratori che rivendicavano il diritto di vedersi saldato il frutto del proprio lavoro. Del resto ormai l’arroganza padronale non ha più freni. Sono innumerevoli i casi di lavoratori che devono ricorrere alle vie legali per cercare di farsi pagare. Lo affermano anche i rappresentanti della Fillea, i quali ricordano come in tanti “rivendicano mensilità arretrate” in un comparto dove dal 2009 nelle Marche sono spariti dodicimila posti di lavoro e hanno chiuso tremila imprese.
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Marche, dove la lotta di classe muore e gli imprenditori regolano i conti alla vecchia maniera

Cantiere edile senza protezione - Foto di Fillea Roma e Lazio
Cantiere edile senza protezione - Foto di Fillea Roma e Lazio
di Loris Campetti

“La pistola era regolarmente detenuta”, dicono le prime notizie d’agenzia battute poco dopo la sparatoria. Dunque, tutto regolare: due immigrati kosovari arrivano a casa di uno specchiato cittadino di Fermo, Gianluca Ciferri, armati di piccone per chiedere soldi, lui mette mano alla rivoltella e li ammazza tutti e due. Se la sono cercata, Mustafa e Avdyli.

Poi si scopre che l’edile pistolero era il datore di lavoro di quei due poveri cristi che probabilmente, riferiscono sempre le cronache a caldo, volevano farsi dare il compenso pattuito per il lavoro fatto e, evidentemente, mai retribuito. Se le cose stessero davvero così, si tratterebbe di un duplice omicidio di un padrone che ammazza due suoi operai troppo pretenziosi, per di più armati di piccone.

Così, nelle democratiche Marche dove la lotta di classe è morta e operai e padroni vanno d’amore e d’accordo perché sono sulla stessa barca, stando a quando dicono gli imprenditori democratici Della Valle e Merloni, si torna a regolare i conti tra imprenditori e dipendenti come ai vecchi tempi, quando non c’erano lacci e lacciuoli a frenare l’ordine naturale delle cose, regolato dagli spiriti animali del capitalismo.
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Elezioni - Foto di Davide e Paola

Ancona e le Marche: a uno anno dalle elezioni il caso del “piccolo Mose”

di Sergio Sinigaglia

Manca meno di un anno alle elezioni locali e regionali e le Marche in questi mesi sono state attraversate da inchieste giudiziarie che hanno scosso la classe politica ed economica. Prima la vicenda della Banca delle Marche che ha avuto l’onore delle cronache nazionali. Le accuse vanno dalla associazione per delinquere al falso in bilancio. Trentasette gli indagati. In prima fila l’ex direttore Massimo Bianconi, a seguire vicedirettori, amministratori, dirigenti e funzionari.

Un affaire che ha colpito un istituto con un bacino occupazionale di tremila lavoratori, i quali si sono più volte mobilitati per salvaguardare il posto dopo la gestione molto allegra dei vertici dell’istituto di credito. Una inchiesta pubblica de L’Espresso mesi fa collegava Bianconi al giro dei “furbetti del quartierino” di impronta romana. Insomma una brutta storia.

A seguire la vicenda delle spese allegre dei gruppi consiliari che ha messo sotto indagine praticamente tutta l’assemblea regionale. Per carità si parla di cifre modeste. I consiglieri hanno a disposizione una cifra annua complessiva di circa 340 mila euro. L’elenco di come sono stati utilizzati i fondi ha suscitato un certo scandalo. C’è da dire che si tratta di importi ridotti, al massimo qualche centinaio di euro, ma in tempi di crisi e di campagne demagogiche sulla “casta” le voci di spesa piuttosto discutibili hanno sollevato scalpore e polemiche a non finire. In particolare l’acquisto di un saggio sull’orgasmo femminile, costo 16 euro e qualche centesimo, è stato al centro dell’attenzione dei media (anche della satira di Crozza). L’importo è ridicolo, ma la cosa sconcertante è attingere dalla cassa del gruppo per un pugno di euro…
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