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Il naufragio dell’Italia che il governo vorrebbe nascondere

di Luigi Manconi e Federica Graziani

«Non siamo pesci, non siamo pescatori, non possiamo rimanere in acqua»: così Fanny, fuggita da un conflitto armato in Congo e per 19 giorni a bordo della nave Sea Watch. Intorno alle 12 di ieri il primo ministro maltese Joseph Muscat ha annunciato che l’Unione Europea ha trovato un accordo sulla drammatica situazione delle due imbarcazioni delle organizzazioni non governative Sea Watch e Sea Eye, che da settimane chiedevano invano alle autorità dei paesi europei un porto di sbarco sicuro.

I 49 profughi salvati dalle Ong sono stati trasbordati quindi dalle due navi su mezzi militari maltesi e, portati finalmente a terra, saranno dislocati tra otto Paesi europei. L’intesa comprende anche i 249 migranti che Malta aveva soccorso a fine dicembre e la cui redistribuzione era l’irrinunciabile condizione per acconsentire allo sbarco. Fin qui, i fatti.

Ma qual è stato il ruolo dell’Italia in questa malinconica e crudele vicenda? Nei circa venti giorni di calvario marittimo dei 49 naufraghi le istituzioni italiane, nelle persone di coloro che hanno responsabilità politica sulle decisioni relative agli sbarchi, hanno ben chiarito le rispettive posizioni.

Se il debito è mio me lo gestisco io: verso il Forum della finanza pubblica di Firenze

Forum nazionale per una nuova finanza pubblica e sociale

di Alessandra Fava

“Se il debito è nostro riappropriamocene. Vogliamo gestirlo. Che ci spieghino da che cosa è generato”: Marco Bersani, tra i fondatori di Attac Italia, prende la questione di petto. Lo fa con la solita passione e informazione scientifica che contraddistingue da sempre le sue battaglie e ne lancia una nuova: quella per una finanza pubblica a partire da un audit popolare. Se ne discuterà il 13 aprile al Forum nazionale per una nuova finanza pubblica e sociale promossa da una rete di associazioni, a Firenze. Bersani ha parlato per un paio d’ore al circolo Zenzero di Arci, a Genova. Abbiamo trasformato il suo intervento in domande e risposte.

Iniziamo dall’attualità e dalla crisi di Cipro, che lettura dai?

“Noi continuiamo a dare fiducia a un modello economico che dimostra talmente tante inefficienze da pensare di abbandonarlo. I dieci milioni a Cipro per l’Europa sono un inezia e invece il sistema va nel panico. Conviene ricordare che la Bce ha dato mille miliardi alle banche con tassi dell’1 per cento. È che il messaggio che passa anche in Italia è un po’: facciamo i bravi per mitigare la rabbia e la collera degli dei antichi quando siamo di fronte a esponenziali differenze sociali con un pianeta diviso in due dove le uniche cose che circolano liberamente sono I capitali finanziari. La finanza che fa dodici volte il Pil mondiale è fuori controllo. E quindi in discussione ora c’è la democrazia in sè. Perché se vi devo espropriare di tutto, non vi devo lasciarvi margini di protesta”.