Marchionne: “obituary” anticipato per il manager col golfino che s’è preso la Fiat (e gli Agnelli)

di Loris Campetti

Obituary in inglese, necrologio in italiano. “Coccodrillo”, invece, è il modo un po’ indecente usato nelle redazioni dei giornali per indicare l’articolo scritto in memoria del defunto. Per averlo pronto al momento giusto, cioè quando le agenzie ufficializzano il decesso del destinatario delle lacrime, il coccodrillo dev’essere compitato in anticipo, scritto già alle prime avvisaglie di una grave malattia o quando il protagonista ha superato i novant’anni; e dev’essere conservato religiosamente nel cassetto, pronto per l’uso.

Forse non sono abbastanza cinico, oppure come giornalista valgo poco, fatto sta che ho sempre cercato di evitare di piangere il morto già da vivo. Dunque mi limiterò a digitare poche considerazioni su Sergio Marchionne, l’uomo che da vivo ha già conquistato il massimo immaginabile degli obituary. Se potesse leggere e comprendere, il manager si farebbe grasse risate. Più che su Marchionne, rifletterei su come media, opinion leader, intellettuali, politici e sindacalisti politically correct (cioè cooptati dal pensiero unico) ne stanno raccontando le gesta.

Scelgo il termine inglese, obituary, per rispetto nei confronti del personaggio, colui che “ha salvato la Fiat” dal “catastrofico fallimento”, “il manager col golfino” che ha globalizzato un’azienda provinciale (ma quando mai?) sottraendola alla piccineria della provincia (Torino) e della nazione (l’Italia).
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Addio ad Astrit Dakli, il giornalista che apriva una finestra sull’est

dell’Associazione il Manifesto in rete Astrit Dakli ci ha lasciato, dopo una lunga malattia. Astrit era la nostra finestra sull’est, ma non solo. Giornalista, scrittore e compagno si è speso nella battaglia comune per un altro manifesto possibile. Siamo vicini alla famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Un saluto a pugno […]

La crisi in Grecia

La crisi della Grecia si vede dai denti dei bambini

di Karolina Tagaris, traduzione di Federico Ferrone

Era la prima volta da settimane che Anthoula Papazoi cucinava della carne. Aveva stufato il pezzo di manzo, regalato da un amico, a fuoco basso per tutta la mattinata. Ma lo stufato è rimasto lì, intatto, perché Papazoi si è dovuta preoccupare del dente di sua figlia Nikoleta, di 13 anni. L’adolescente, lunghi capelli neri e unghie con smalto blu elettrico, è uscita dalla stanza da letto in pantaloncini e canottiera. Aveva dormito quasi tutto il giorno ed era in ritardo per un appuntamento, troppo a lungo rimandato, per un intervento di devitalizzazione a un dente.

“Abbiamo degli antidolorifici?”, ha chiesto frugando nell’armadietto della cucina. “Sto impazzendo”.

“No che non li abbiamo. Preparati per il dentista”, le ha risposto Papazoi.

“Abbiamo del latte?”, ha chiesto Nikoleta.

Poi ha tirato via lo scotch di carta che teneva chiusa la porta del frigo, ha rovistato dentro e ha afferrato un cartone di latte. In una grande tazza bianca ha mescolato il latte con la polvere di cioccolato e cinque cucchiai di zucchero, e si è spaparanzata su una sedia.

“Alzati e vai”, le ha ordinato sua madre.

In pochi i posti le ferite della crisi economica della Grecia sono più evidenti che nelle bocche dei suoi cittadini più giovani. Stando alla maggior parte degli indicatori sulla salute dentale, la Grecia è uno dei posti meno sani d’Europa. I greci di 16 anni o più con problemi dentali non curati erano il 10,6 per cento nel 2013, secondo l’agenzia statistica europea Eurostat. Il dato medio dell’Unione europea è del 7,9 per cento.
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