Cooperazione

Operai, trent’anni dopo

di Sergio Sinigaglia

Nel febbraio del 1988 Gad Lerner, allora giovane, ma già affermato giornalista trentatreenne dell’Espresso, pubblicò con Feltrinelli “Operai”. Si trattava di un ricco reportage che, partendo dalla Fiat, ci accompagnava in un viaggio “dentro la classe che non c’è più”, come si poteva leggere nel sottotitolo. Un’indagine che andava “oltre l’universo metallico delle grandi fabbriche automobilistiche per raccontare la vita nei casermoni di periferia, le metamorfosi avvenute nei paesini meridionali degli emigranti (i nostri…ndr), gli operai divisi tra robot e lavoro contadino”, cioè i cosiddetti metalmezzadri, ben conosciuti per esempio nel fabrianese, dove esisteva un altro impero, molto più piccolo di quello di sua Maestà Gianni Agnelli, ma comunque significativo. Ovviamente ci riferiamo alla famiglia Merloni.

Eravamo nel pieno della restaurazione conservatrice. Tre anni prima un referendum aveva sancito la sconfitta di chi voleva abrogare il decreto di San Valentino, voluto dal governo Craxi, provvedimento che cancellava quattro punti della scala mobile. Una prima picconata ad uno strumento fondamentale di difesa delle retribuzioni. La consultazione vide una clamorosa e significativa sconfitta del PCI e delle altre forze della sinistra che volevano abrogare la norma. Una debacle emblematica dei tempi che si stavano vivendo e annunciando. Nel 1992 ci penserà il governo Amato ad abolire definitivamente la scala mobile, con il beneplacito delle organizzazioni sindacali.

Più di trent’anni dopo quei fatti e 29 anni di distanza dalla pubblicazione del libro, Gad ci ha proposto un altro viaggio nel mondo del lavoro, andato in onda in sei puntate su Rai tre. Il titolo sempre uguale “Operai”, ma il contesto proposto è alquanto modificato. In peggio.
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L’Italia raccontata dai portalettere: aspetti inusuali del Belpaese

Andare. Camminare. Lavorare
Andare. Camminare. Lavorare
di Sergio Sinigaglia

Angelo Ferracuti da tempo ci propone libri che sono un felice mix tra il cosiddetto reportage e la migliore narrativa. Diciamo una “narrativa sociale” dove a parlare è la realtà descritta però con la mano sapiente del letterato. Per tutti ricordiamo “Le risorse umane” e Il costo della vita” dove si racconta, rispettivamente, il dramma dei morti per amianto a Monfalcone e i tredici operai asfissiati il 13 marzo del 1987 a Ravenna dentro la nave Elisabetta Montanari.

Da qualche mese è uscito Andare. Camminare. Lavorare, (Feltrinelli, pag. 352, 18 euro) dove viene proposto un viaggio nel fu “Bel Paese” attraverso un occhio assai particolare. Raccontare l’Italia di oggi, ai tempi di Internet e delle mail, tramite chi ogni giorno bussa alla nostra porta per portarci la posta. Sono infatti i portalettere i protagonisti del libro. Diciamo subito che la scelta non è casuale.

Ferracuti è tuttora un dipendente di Poste Italiane e per 15 anni ha anche lui fatto il postino nella sua città, Fermo. Ma al di là degli aspetti “corporativi” il volume ci accompagna da Nord a Sud, in un tour dove passano sotto i nostri occhi personaggi, luoghi, “microcosmi”, come giustamente li chiama l’autore, che dipingono un grande affresco del nostro Paese. Ne emerge un quadro dove sprazzi di umanità si intersecano con i problemi, i drammi, le difficoltà che ognuno di noi incontra o percepisce nella vita quotidiana.
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Portogallo - Foto di Ho visto Nina volare

Portogallo: un Paese in demolizione con manovre di macelleria sociale

di Maurizio Matteuzzi

Una “mano tesa” o invece più corda per impiccarsi offerta a un paese che il vecchio socialista Mario Soares definisce “in demolizione” e a serio rischio di “rottura sociale”? La “concessione” fatta dalla troika (UE-BCE-FMI), con il nuovo crack a Cipro sullo sfondo, prevede un anno in più per risanare i conti. Nei termini originali fissati nel memorandum d’intesa del maggio 2011 – il piano di soccorso da 78 miliardi di euro, di cui 12 per salvare le banche, da restituire entro i successivi tre anni -, il governo del conservatore Pedro Passos Coelho (“socialdemocratico” di nome ma in Portogallo il PSD è il centro-destra liberal-liberista) avrebbe dovuto ridurre il deficit di bilancio al di sotto del fatidico 3% del prodotto interno lordo entro il 2014. Ora ci sarà tempo fino al 2015.

Un riconoscimento della troika per gli sforzi compiuti dallo zelantissimo governo di Passos Coelho e dal suo staff economico di “tecnici” duri e puri (il ministro delle finanze Vitor Gaspar e quello dell’economia Alvaro Santos Pereira), un premio per la stabilità finanziaria e le riforme strutturali. Ma anche il sintomo della preoccupazione per le “deboli prospettive di crescita” (il -3.2% del 2012, il previsto -2.3% del ’13, un incertissimo +0.6% del ’14) che consigliano “un aggiustamento” del percorso del risanamento fiscale. Intanto la disoccupazione, conferma la troika, continuerà a galoppare, superando la soglia del 18% e infierendo fra i giovani (il 38.7%, terzultimo posto in Europa, dopo Grecia e Spagna e subito prima dell’Italia).

Però la troika è soddisfatta del governo lusitano, un vero specialista in macelleria sociale, e delle sue riforme (anche se l’altro caposaldo di Maastricht-Merkel: il rapporto debito pubblico-pil al 60% massimo, va sempre peggio, ormai superiore al 120%, peggio in Europa solo Grecia e Italia): “la strada è giusta” e il presidente della Commissione europea, il portoghese José Manoel Durao Barroso, antico maoista passato armi e bagagli a destra, dice che “per il Portogallo c’è speranza”.
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Striscione anti Trichet

Laurea ad honorem flop per Trichet, l’uomo della macelleria sociale. E Bifo: “Quel riconoscimento? Servilismo ignorante”

Oggi era il giorno del conferimento della laurea ad honorem a Jean Claude Trichet, ex numero uno della Banca centrale europea. Se n’era parlato a fine agosto spiegando le ragioni del no esposte da Antonella Zago, Cub Federazione di Bologna. E la situazione al presidio organizzato per le 17 di oggi è rimasta tranquilla pur ribadendo quanto annunciato nei giorni scorsi: “Banchieri e industriali si ritroveranno prima in aula magna, poi a un party a Villa Guastavillani per festeggiare il ‘laureato’ Trichet. La città prenda la parola, rivendichi il diritto ad avere diritti e la redistribuzione della ricchezza”. A causa delle manifestazioni di protesta, c’è stato comunque un blocco del traffico nelle vie del centro, tra via Barberia e via Castiglione, dove due cordoni di polizia in assetto antisommossa hanno chiuso l’accesso all’aula magna.

Da sottolineare che anche le autorità cittadine, con l’eccezione di quelle accademiche, hanno latitato l’impegno accademico di oggi trasformando la cerimonia in un flop.


(Foto di Leonardo Tancredi)

Franco Berardi Bifo, leader del ’77 bolognese e storico intellettuale, dal canto suo, aveva commentato su Facebook l’evento senza usare mezzi termini:
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