Fabbriche aperte: bisogna ripartire da qui

di Mauro Chiodarelli

Fabbriche aperte è il titolo di un libro di Aldo Marchetti sull’esperienza delle fabbriche, ma non solo, occupate e recuperate dagli operai in Argentina dopo la crisi del 2001. Quando i padroni hanno deciso di chiudere agli operai, per continuare a vivere, è rimasta come unica possibilità quella di impossessarsi dei luoghi di lavoro, con pesanti lotte e sacrifici, per continuare a produrre.

Un lungo e complesso percorso che ha permesso di sperimentare e praticare in prima persona pezzi di socialismo. L’autogestione: “I lavoratori decidono collettivamente le regole che governano la produzione, l’organizzazione del lavoro, l’utilizzo del profitto di impresa e le relazioni con il mercato, le altre imprese e la società” in una “forma di democrazia partecipata per la quale i dipendenti si trovano su di un piano di parità e sono titolari degli stessi diritti e doveri”.

Anche se la struttura organizzativa scelta è quella cooperativa i meccanismi praticati fanno sia che non sia il consiglio di amministrazione a gestire l’azienda, bensì l’assemblea generale che ha cadenza spesso settimanale. Le cariche elettive sono sottoposte ad una rigida rotazione e l’assemblea può in ogni momento procedere alla revoca delle deleghe.
Leggi di più a proposito di Fabbriche aperte: bisogna ripartire da qui

Il 20 settembre 1913 nasceva Aldo Natoli, uno dei fondatori del Manifesto

Aldo Natoli e Rossana Rossanda
Aldo Natoli e Rossana Rossanda
di Michele Fumagallo

Ogni occasione è buona per ritornare sulla nostra storia, intendo la storia del Manifesto. Ma quella di Aldo Natoli non è stata storia di poco conto nella vita tormentata del Manifesto a dispetto della fuoriuscita dal gruppo e dal giornale già pochi anni dopo la sua fondazione. Aldo Natoli è stato un uomo della Resistenza romana, un dirigente del Partito Comunista ai più alti livelli, un conduttore di battaglie memorabili (la speculazione edilizia romana in anni decisivi del progresso italiano), un eretico fondatore di un gruppo di comunismo radicale qual’era quello del Manifesto delle origini, uno studioso attento di Gramsci.

Ricordarlo ora, in un periodo in cui la sinistra di classe deve reinventarsi un futuro innanzitutto nella società, ha più senso che mai. E che peccato che tutti quelli che hanno attraversato la storia del Manifesto, questo curioso e libero pezzo di movimento comunista, tendano a smarrire ogni barlume di memoria del passato, come se fosse possibile costruire un futuro degno senza il concime del passato.

Come per Luigi Pintor, in un precedente post, annoto che la storia complessiva di Aldo Natoli va fatta in altro articolo, limitandomi a ricordare qui i lucidi scritti di Rossana Rossanda sul suo “amico comunista” (che bella espressione, carica di significato politico, cioè umano!). A me preme invece in questa sede parlare del suo passaggio “manifestista” e del suo polemico ma dignitoso distacco dal gruppo. E soffermarmi sul punto decisivo del dissenso di Natoli dal Manifesto che aveva contribuito a formare.
Leggi di più a proposito di Il 20 settembre 1913 nasceva Aldo Natoli, uno dei fondatori del Manifesto

Luigi Pintor

Il 17 maggio di 11 anni fa moriva Luigi Pintor: fu fondamentale nell’avventura de “il manifesto”

di Michele Fumagallo

Undici anni fa ci lasciava Luigi Pintor, esponente comunista tra i fondatori de “Il Manifesto”, inteso come gruppo politico fuoriuscito dal PCI (anzi radiato), e anima del giornale omonimo. Su Luigi ci sarebbe tanto da dire, dai suoi trascorsi resistenziali all’avventura politica nel Partito Comunista Italiano, dal lavoro a “L’Unità” alla fondazione del quotidiano “Il Manifesto”.

Qui voglio, per ora, magari nella speranza di aizzare qualche polemica, soltanto accennare a una questione fondamentale nella sua avventura “manifestista”, rimandando ad altri post un discorso più generale su di lui. E intanto non sarebbe male andarsi a rivedere i video e rileggersi gli interventi al convegno del “Manifesto Sardo” dell’anno scorso.

È la questione dell’autonomia tra partito (o gruppo politico, fa lo stesso) e giornale, spartiacque decisivo nella storia del quotidiano e nel rapporto di esso con la politica. Un problema che ritornerà prepotente, anche se latente e non nominato, nella recente crisi consumatasi negli ultimi due anni nella “famiglia Manifesto”. Quella dell’autonomia de “Il manifesto” fu la battaglia campale di Luigi e, probabilmente, il suo capolavoro.

Una lotta vincente e giusta che degenererà (è fatale, d’accordo) in autonomismo irresponsabile prigioniero di logiche, scusate la parola vecchio stile, “piccolo borghesi”. Un argomento che Pintor affronterà da subito già come “gruppo Manifesto” ma che riesploderà nella crisi verticale del partito nato da aggregazioni frettolose (il Pdup) durante e dopo le elezioni del 1976 che segnarono la fine della sinistra estrema nata dai movimenti sessantottini (quel che verrà dopo, nella sinistra radicale, è un’altra storia).
Leggi di più a proposito di Il 17 maggio di 11 anni fa moriva Luigi Pintor: fu fondamentale nell’avventura de “il manifesto”

K. S. Karol - Foto Il Manifesto

K. S., maestro di vita e di scrittura

di Valentino Parlato

Karol, dopo una dolo­rosa malat­tia, ci ha lasciato. Dopo quella di Lucio Magri un’altra per­dita gra­vis­sima, direi incol­ma­bile. Karol per me, ma per molti di noi del mani­fe­sto, è stato più che un mae­stro, direi un diri­gente poli­tico e culturale.

Di Karol è stata d’altronde l’unica firma, insieme a quella di Luigi Pin­tor, che pre­sen­tava il gior­nale, del primo numero del mani­fe­sto il 28 aprile 1971 in una cor­ri­spon­denza «dalla prima base rossa di Mao» e con quello che chia­ma­vamo il som­marione: «Nelle risaie del Kiangsi a col­lo­quio con i con­ta­dini sulla guerra indo­ci­nese e i rap­porti con l’America».

Ricco di una straor­di­na­ria espe­rienza for­ma­tasi già nel corso della seconda guerra mon­diale e della sua vita di intel­let­tuale mili­tante tra la Polo­nia, l’Urss e la Fran­cia, ripeto, è stato un mae­stro di poli­tica e anche di vita. Ho comin­ciato a cono­scerlo attra­verso i suoi scritti sul Nou­vel Obser­va­teur ma poi quando è venuto a Roma avendo spo­sato Ros­sana Ros­sanda il rap­porto era pres­so­ché quo­ti­diano. Scri­veva per il mani­fe­sto ma anche ci aiu­tava nella nostra scrit­tura. La sua cul­tura e la sua espe­rienza inter­na­zio­nale erano straor­di­nari. Karol cono­sceva il mondo. Era stato a Cuba, aveva incon­trato Fidel Castro che suc­ces­si­va­mente non esitò a criticare.

Viag­giò in Cina ai tempi della Rivo­lu­zione cul­tu­rale per ana­liz­zare e rac­con­tare il com­plesso pro­cesso in corso. I suoi arti­coli face­vano cre­scere la dif­fu­sione del gior­nale poi­ché posso dire senza falso orgo­glio che il nostro pic­colo mani­fe­sto di appena 4 poi 8 pagine era uno dei pochi nel pano­rama ita­liano a dar conto della situa­zione inter­na­zio­nale. Nel 1994 il mani­fe­sto rag­giunse la vetta delle 50.000 copie quo­ti­diane. Se oggi, per ricor­darlo e soprat­tutto per farci ricor­dare quel che que­sto gior­nale è stato, pub­bli­cas­simo tutti gli arti­coli che Karol ha scritto per il mani­fe­sto, ne ver­rebbe un libro di straor­di­na­rio inte­resse sul quale riflet­tere per trarre dal pas­sato, come inse­gnava Karol, pro­po­siti per il futuro in que­sta tre­menda crisi che ci colpisce.
Leggi di più a proposito di K. S., maestro di vita e di scrittura

“L’ora del riscatto. 25 luglio 1943”: Giaime Pintor verso la Liberazione e la costruzione di un futuro

L'ora del riscatto
L'ora del riscatto
di Mauro De Vincentiis

Giaime Pintor ha scritto questo pamphlet nei giorni seguenti la destituzione di Mussolini, il 25 luglio 1943. È uno dei più promettenti intellettuali italiani e sta per unirsi alla lotta partigiana. Il suo testo non è soltanto una analisi della situazione politica, ma anche la lucida motivazione di una scelta individuale.

In poche pagine, Pintor ricostruisce le ultime fasi della guerra e sottolinea l’opportunità che è data agli italiani di lottare, per costruire il proprio futuro. Per la Liberazione, certo, ma anche per una rigenerazione morale che coinvolga tutto e tutti. Il lavoro intellettuale, se è anche una ricerca interiore, deve allora lasciare il posto all’azione diretta e all’impegno condiviso.

Pintor, dopo l’Armistizio, partecipa alla difesa di Roma contro i tedeschi, poi nel Sud cerca di raccogliere gruppi di volontari; nell’attraversamento delle linee, per raggiungere il Lazio, per organizzarvi la Resistenza, muore su una mina il primo dicembre 1943, a soli ventiquattro anni.
Leggi di più a proposito di “L’ora del riscatto. 25 luglio 1943”: Giaime Pintor verso la Liberazione e la costruzione di un futuro

Fondazione Luigi Pintor, i nuovi corsivi: le lobby e la sinistra

Loggy - Foto di Julia Manzerova
Loggy - Foto di Julia Manzerova
di Valentino Parlato

Sul Corriere della Sera di sabato 6 luglio 2013, Michele Ainis scrive un ottimo editoriale per denunziare la resistenza dell’attuale governo a definire una normativa sulle lobby. Si tratta di una resistenza che diventa complicità con poteri fuori legge che fanno legge, che decidono su posti di comando (così un capo della polizia diventa presidente di Finmeccanica). E su un sacco di altre scelte economiche e politiche.

Ma ancor prima di una legge sarebbe opportuno che governo e parlamento rendano pubblico un censimento di queste lobby, che vivono e operano in segreto o quasi, prendendo decisioni che influiscono sul complesso della vita del nostro sciagurato paese.

Sempre Ainis ci dice che ben 54 progetti di legge sono andati in fumo; prova clamorosa del rifiuto di questi centri di potere di una qualsiasi normativa che tenti di regolare il loro agire. E Ainis aggiunge “C’è un che di sbilanciato nel rapporto che le grandi corporazioni private intrattengono con le istituzioni pubbliche. Potenti e prepotenti le prime, impotenti le seconde”.

Queste cose si debbono leggere sul Corsera (che Luigi Pintor chiamava Il Corriere dello Zar) mentre poco ci arriva da quella parte, che , sia pure sottovoce, si dice di sinistra?
Leggi di più a proposito di Fondazione Luigi Pintor, i nuovi corsivi: le lobby e la sinistra

Convegno Pintor - Foto di Vincenzo Fuschini

A dieci anni della scomparsa, il ricordo di Luigi Pintor e la sua eredità da portare avanti

di Vincenzo Fuschini

L’appuntamento era a Cagliari lo scorso 15 maggio. E tema centrale è stata la memoria e l’eredità intellettuale di Luigi Pintor nel decimo anniversario della sua morte. Un appuntamento che inizia con la commemorazione ufficiale a cui è stato presente il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, presso la sala consiliare. Nonostante l’ufficialità, non sono mancati momenti di ricordo personale di quel grande giornalista comunista da parte di chi lo ha conosciuto. Inoltre, alcuni giornalisti e docenti universitari hanno ricordato il Pintor letterato e polemista, attraverso i suoi libri e i suoi articoli.


Leggi di più a proposito di A dieci anni della scomparsa, il ricordo di Luigi Pintor e la sua eredità da portare avanti

Luigi Pintor

L’eredità di Pintor e i progetti per il futuro a un anno dalla nascista del sito IlManifestoBologna.it

di Mauro Chiodarelli

La giornata del 15 maggio scorso in ricordo di Luigi Pintor a Cagliari, seppur vissuta con un dolore sottile dentro tutti noi, non è stata una commemorazione ma, almeno per me, un’occasione di ripresa di consapevolezza sul nostro compito e sulla fatica di portarlo avanti. La rilettura di alcuni suoi scritti di 40 anni addietro (vengono i brividi solo a pensare al tempo trascorso) di una attualità spaventosa, le sue parole pacate, ironiche mai inutili, di alcune interviste fanno tornare la voglia di rimboccarsi nuovamente le maniche, non per il radioso futuro che ci attende bensì per l’immane lavoro che ci attende i cui frutti, se sapremo ben seminare, saranno altri a raccogliere; non i nostri figli, forse i nostri nipoti. Per noi, tra un’impresa e l’altra, la gratificazione di un buon bicchiere di vino (o di fresca acqua per gli astemi) con chi fatica al nostro fianco.

Leggendo e rileggendo l’ultimo scritto di Pintor, mi sono convinto che scrivendo di “una miriade di donne e uomini di cui non ha importanza la nazionalità, la razza, la fede, la formazione politica, religiosa. Individui ma non atomi, che si incontrano e riconoscono quasi d’istinto ed entrano in consonanza con naturalezza. Nel nostro microcosmo ci chiamavamo compagni con questa spontaneità ma in un giro circoscritto e geloso. Ora è un’area senza confini”, parlasse a noi indicandoci un nuovo comportamento.
Leggi di più a proposito di L’eredità di Pintor e i progetti per il futuro a un anno dalla nascista del sito IlManifestoBologna.it

Sinistra

Ricostruire la sinistra “non per vincere domani, ma per operare ogni giorno”

di Angela Pascucci

Siamo in piena dinamica post elettorale. Non è vero che i giochi siano fermi, paralizzati dai veti reciproci. L’elezione dei presidenti della Camera e del Senato ha mostrato linee di frattura, margini di manovra e possibilità che consentono alla dialettica istituzionale di arrivare a qualche risultato, il minimo dei quali potrebbe essere un governo di transizione che faccia una riforma elettorale, ritocchi i costi della politica, tamponi le emergenze più gravi e porti a nuove elezioni in autunno. Inquietante, e da incoscienti che sia, la fase attuale è percepita da tutti gli attori in gioco come transeunte e l’unica cosa che conta sembra essere come arrivare più forti alla fase successiva. A meno che la realtà degli spread e della finanza non decida ancora una volta di intervenire pesantemente e dettare le sue regole. Gli scricchiolii di Cipro (vera cloaca finanziaria piazzata nel cuore del Mediterraneo) preannunciano tempesta, ma di un tipo nuovo.

Prima domanda. Ci interessa intervenire in questo piano del discorso che punta a una fase di transizione? E se sì, quale potrebbe essere una proposta che non sia pura testimonianza e abbia qualche possibilità di incidere? E ammesso che ci sia, di quali strumenti potrebbe essere dotata? Gettiamo anatemi contro il M5S e lanciamo un’offensiva per sottrargli l’acqua in cui nuota oppure ci uniamo al coro di quel 10% dei “nostri” che ha votato Grillo e chiede oggi un’alleanza organica e durevole a sinistra?

Questi interrogativi, ai quali io non so rispondere, potrebbero essere il punto di partenza di una discussione ma sono convinta che la dimensione del breve e medio periodo purtroppo non si attaglia alla portata delle vere questioni che dovremmo affrontare. In qualche modo convergo dunque con il ragionamento di Tiziana quando afferma nel suo intervento che “dobbiamo creare qualcosa di totalmente nuovo”. Cerchiamo però prima di capire che cos’è il “nuovo” che avanza e che ci ha preso alle spalle.
Leggi di più a proposito di Ricostruire la sinistra “non per vincere domani, ma per operare ogni giorno”

Sinistra

Vi ricordate quel 28 aprile? Il manifesto e la “sinistra di classe”

di Guido Ambrosino

Mi è tornato per le mani l’editoriale di Luigi Pintor sul primo numero del manifesto quotidiano, il 28 aprile 1971 (“Un giornale comunista”). Tutto il contesto è cambiato. Il bisogno di farsi una casa a sinistra è rimasto, anche se vissuto diversamente.

Allora si nutriva la legittima speranza di riuscirci sull’onda della rivolta operaia e studentesca. Ora, dopo elezioni politiche che per la seconda volta fissano le colonne d’Ercole della sinistra parlamentare alla moderatissima e responsabilissima coalizione progressista guidata dal partito democratico, pesano gli acciacchi per le battaglie e le occasioni perse, la consapevolezza di un cammino in salita, l’amarezza per gli errori fatti dalla nuova sinistra in 42 anni: errori di ignavia direi, di mancanza di radicalità nel trarre le conseguenze politiche e teoriche dal doppio fallimento novecentesco, quello delle socialdemocrazie come quello degli irrealsocialismi marxisti-leninisti.

L’umore è cambiato. Siamo più vecchi, affaticati, disincantati. Ma senzatetto eravamo allora. E cani sciolti siamo rimasti. Scriveva Pintor:

Il quadro politico che abbiamo oggi di fronte esige molto più di un rifiuto (…). Se non fosse questa la nostra convinzione, non ci saremmo impegnati in un lavoro e in una lotta che hanno per scopo ultimo la formazione di una nuova forza politica unitaria della sinistra di classe. E non faremmo ora questo giornale… Siamo convinti che c’è bisogno e urgenza di una forza rivoluzionaria rinnovata, di un nuovo schieramento, di una nuova unità della sinistra di classe, di un nuovo orientamento strategico complessivo.

Leggi di più a proposito di Vi ricordate quel 28 aprile? Il manifesto e la “sinistra di classe”

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi