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Luigi De Magistris, beni comuni e opposizione al potere: prove pratiche di una nuova forza

di Loris Campetti

“Questo è il governo più di destra dell’Italia repubblicana”. Così la pensa il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, un uomo carismatico che ha dato troppo fastidio al potere come magistrato e continua a darne da sindaco di una delle città più belle e difficili d’Italia, l’unica realtà importante in cui viene rispettato l’esito di un referendum vinto con un plebiscito dal movimento dei beni comuni: l’acqua nella città partenopea è pubblica.

Il massimo della fedeltà alla Costituzione antifascista, è la linea di De Magistris, ma al tempo stesso disobbedienza civile contro leggi ingiuste come quella imposta da Salvini e ingoiata dal M5S “sulla sicurezza”. Una legge razzista che contraddice i dettami della legge fondamentale dello Stato, cosicché la disobbedienza è costituzionale. Il nuovo Masaniello, pur figlio della nobiltà napoletana, invita gli eroi delle navi della salvezza che solcano il Mediterraneo per raccogliere vite umane a “venire nel nostro porto, andrò io con le barche dei pescatori a raccogliere i naufraghi e vedremo se Salvini ci sparerà addosso”.

Nel buio politico italiano De Magistris lancia l’idea di un clic per accendere un lumino che dovrebbe diventare una luminaria capace di rendere visibili le mille esperienze democratiche che combattono la cultura dell’odio e della violenza, dai paesini dell’Aspromonte alle montagne friulane. Un compito ancor più difficile e ambizioso del governo di Napoli.

Sinistra, non frammentiamoci ancora

Sinistra

di Sergio Caserta

Ho partecipato sabato primo dicembre all’assise promossa dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris e sono tornato rinfrancato dalla bella e numerosa partecipazione. La platea e le gallerie del teatro erano piene all’inverosimile e molte persone hanno dovuto rinunciare ad entrare. Un buon segno.

Gli interventi aperti da Enrico Panini autorevole esponente della giunta De Magistris e responsabile nazionale del movimento DEMA, sono stati svolti da rappresentanti del variegato mondo dell’associazionismo, del volontariato, delle esperienze civiche, da sindaci in prima linea nella lotta alle mafie e per la solidarietà. Insomma l’Italia che resiste esiste ed è molto più grande e articolata di quel che si può credere, dato il clima di silenzio ed ostilità che impera nei media ai tempi di Salvini (e non solo da ora).

La mattinata è volata veloce anche perché la regia accorta ha saputo far mantenere gli interventi nei cinque minuti, cosicché siamo arrivati alla fine avendo ascoltato tanti spunti interessanti e nient’affatto ripetitivi o rituali, come purtroppo non poche volte è accaduto, proprio perché la selezione degli invitati sul palco è stata articolata e innovativa.

De Magistris prepara la lista e lancia l’Opa sui delusi M5S

di Salvatore Cannavò

Il progetto politico che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha lanciato ieri a Roma, non è una riedizione dell’unità a sinistra. Per lo meno non nelle forme che abbiamo visto finora. De Magistris punta al bersaglio grosso e lo dimostra l’obiettivo principale dei suoi attacchi lanciati in un Teatro Italia gremito ieri in tutte le sue parti: il Movimento 5 Stelle.

Attacchi diretti a Roberto Fico che non sta facendo nulla per rispettare gli impegni storici, come l’acqua pubblica, e attacchi violenti al ministro Danilo Toninelli che aveva dichiarato la scorsa estate di voler chiudere i porti contro i migranti: “Lancio un appello alle navi, venite a Napoli, abbiamo due gommoni e quando ci sarà da salvare dei migranti sulla prima barca ci salirò direttamente io. Vediamo se vorranno spararci: Toninelli vergogna”.

L’attacco è scagliato in nome di un bene superiore, costruire l’opposizione contro il “nemico numero uno”, l’onda nera che avanza in Europa e che in Italia ha il volto del ministro “più a destra della storia della Repubblica, il fascista e razzista Matteo Salvini: non sarà il ping pong Fico-Di Maio a risolvere i problemi”, scandisce. E quindi, fa capire, la vera alternativa alla Lega sono io perché il “M5S ha tradito i suoi valori: Fico quand’è che rendi l’acqua un bene comune?”.

Luigi De Magistris: “Il mio obiettivo è candidarmi alla guida del Paese”

di Stefania Rossini

Luigi De Magistris è un uomo senza mezze misure. Nelle scelte di campo e negli scontri che hanno segnato la sua vita di magistrato e di politico, ha avuto sempre un atteggiamento frontale: io sono nel giusto e voi no. E, come in uno specchio, non ci sono mezze misure nei suoi confronti. Lo si ama o lo si odia questo sindaco che si atteggia a guappo ma ha alle spalle una famiglia borghese con ascendenze nobili. Lo si ama perché, come diceva Ermanno Rea, non è un moderato, e lo si detesta per lo stesso motivo. Se molti napoletani sostengono che con la sua amministrazione la città ha ritrovato lo splendore, altri lamentano il caos urbano e la violenza nelle strade. Se lui stesso invoca il bene comune e rivendica di essere stato l’unico a far rispettare il referendum sull’acqua pubblica, gli si risponde che è il sindaco dei centri sociali e non della città.

Ma a 51 anni, con un’avvenenza virile intatta di cui fa un uso consapevole e con una padronanza politica ormai allenata, l’ex magistrato è pronto a lanciarsi in nuove sfide politiche. Ce le racconta in questo colloquio quasi confidenziale dove mostrerà anche un’inaspettata duttilità.

È noto che si sta preparando alle elezioni europee di primavera e anche alle regionali del 2020. Davvero vuole fare tutto?

«Candidarmi alla Regione è inevitabile. Mi ci costringe l’atteggiamento del governatore De Luca, talmente ostile da non permettere neanche un minimo di dialogo istituzionale. Se mi sentirò appoggiato da una forte spinta popolare, lo sfiderò con il solo rammarico di lasciare Napoli un anno prima della fine del mandato».

Luigi De Magistris: “Abbiamo bisogno di un fronte popolare paneuropeo contro l’estrema destra”

di Argiris Panagopoulos

“Per sconfiggere Salvini, il razzismo e il neoliberismo abbiamo bisogno di un fronte ampio e aperto con una visione condivisa dai strati popolari, gente di diverse culture e religioni, la diversità per la quale combattiamo e che va oltre gli orizzonti ristretti degli sconfitti del Centro sinistra e della sinistra radicale. La nostra patria è l’Europa e dobbiamo vedere se ci sono le condizioni per affrontare l’estrema destra che ci governa nelle elezioni europee del maggio” ha detto ad “Avgi” il movimentista Luigi De Magistris, il sindaco di Napoli, che ha dichiarato che i porto della sua città rimane aperto agli immigrati.

L’Italia è tornata ad essere un terreno di sperimentazione politica dall’estrema destra, come abbiamo visto dal “Fronte della libertà”, annunciato da Salvini e Le Pen.

Salvini è sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Orban e Le Len. Lo fa nel modo più chiaro. Sta lavorando per le elezioni europee in vista di un’Europa “nera”, del nazionalismo, del neofascismo, dei recinti, dell’odio, della persecuzione della diversità, l’ Europa dell’insicurezza. L’Europa di Salvini non è l’Europa della sicurezza e della prosperità. I suoi alleati rendono questo messaggio politico e sociale in modo ancora peggiore.

Da un lato c’è il “fronte nero”, e dall’altro il sindaco di Riace Lucano vien messo agli arresti domiciliari…

Napoli, la città obbediente di De Magistris

di Bruno Giorgini in collaborazione con Amalia Tiano

Quando dopo mezz’ora di discussione (25 giugno 2018), a Luigi De Magistris chiedo di Napoli città ribelle, che è, tra l’altro, il titolo di un suo libro, risponde a sorpresa: sì ho coniato io questa definizione, ma oggi, beh oggi direi piuttosto Napoli città ubbidiente.

Con Amalia siamo in città da un paio di giorni, per cercare nei limiti del possibile di capire, o almeno guardare, come si svolgono le dinamiche di strada, specie nella parte più popolare: i quartieri spagnoli. Uscendo da casa scendiamo in via della Pignasecca, col suo mercato dove trovi di tutto, aggirandoci nell’intrico dei vicoli. Dove la criminalità camorristica è ben visibile, ma anche molti turisti si muovono, tutti stranieri. Il rinascimento culturale di Napoli, anch’esso ben visibile, porta infatti in città molti turisti soprattutto non italici coi relativi soldi al seguito, e là dove arriva il denaro la camorra si dispiega.

Turisti che conoscono Gomorra, e non hanno paura, anzi la camorra se la vanno a cercare, nei luoghi di Gomorra, e/o dell’Amica Geniale, la quadrilogia di Elena Ferrante. Camorra che produce anche innovazione tecnologica: un microcellulare, leggerissimo, piatto, lungo pochi centimetri, intestato a ignare utenze straniere, con pochissimo metallo, perciò invisibile ai metal detector, che si può nascondere nelle suole di un paio di scarpe da tennis. Lo si trova completo di scheda per 150 euro al mercatino della Duchesca, e si dice sia stato inventato a Poggioreale da qualche detenuto di genio per le comunicazioni dei boss con l’esterno.

Napoli in ripresa: non è un fuoco fatuo

di Sergio Caserta

Chi come me – partenopeo che non vive più a Napoli da molto tempo – tornandoci periodicamente per insopprimibile amore, non può non registrare con soddisfazione un costante cambiamento della città e soprattutto dei napoletani. Siamo abituati alla cautela e collaudati dalle tante delusioni: flussi e soprattutto riflussi in quest’ultimi trentanni ne abbiamo visti tanti, perciò nessuna esaltazione, né lodi a ennesimi rinascimenti.

Napoli in realtà muore e rinasce ogni giorno: questa nuova fase, che coincide con il secondo mandato di Luigi De Magistris, mi sembra mostri chiari elementi di evoluzione. In primo luogo e alla base, c’è il consolidamento del flusso turistico imponente ancor più per qualità che per la notevole quantità. Turismo straniero, ma anche tantissimo italiano cui corrisponde una crescita di servizi, ristorazione, arte, artigianato, cultura non più come fenomeni marginali ed effimeri.

No, sta crescendo una cultura imprenditoriale autoctona, rivolta a soddisfare domande più esigenti e diversificate, basti osservare l’offerta gastronomica e gli apprezzabili miglioramenti nell’imponente rete museale e culturale.