Una comunicazione per non piangere

di Sergio Caserta

La vicenda della frase di Travaglio sull’acido e l’attacco di Lucia Annibali, diventato un “caso” come tanti altri della giornaliera polemica politica, mi ha fatto venire in mente,ci rimuginavo da tempo, che in quest’ambito delicato della comunicazione pubblica su temi sociali forti, quali sono le violenze subite, le ferite nel corpo e nell’anima, i portatori di handicap handicap menomanti che, in modo più o meno grave, affliggono una parte della società, a differenza di un tempo oggi la televisione non fa più velo, si è dissolto quel riserbo che prima escludeva dall’immaginario della “visione pubblica”, persone sfortunate considerate ingiustamente “diverse”.

Era arretratezza, era conformismo, era ossessione per una finta normalità, era tante cose di un modo di fare comunicazione che oggi è stato superato da modelli più realistici e dai cambiamenti nel costume che sicuramente nel complesso rappresentano un avanzamento. Non foss’altro perché fortunatamente, come possiamo felicemente constatare, oggi è possibile anche per chi soffre di menomazioni a causa di traumi o patologie, con la forza di volontà e supporti adeguati della società, vivere una vita del tutto normale non solo pienamente inclusiva e dinamica, perfino all’insegna dello sport competitivo, raggiungendo risultati di grande o straordinario valore.
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