La forma-partito non è un participio passato

di Pierfranco Pellizzetti

«L’ultima rivoluzione politica, la rivoluzione contro il clero politico e l’usurpazione potenzialmente iscritta nella delega, resta ancora tutta da fare» [1].
Pierre Bourdieu

«Un partito non è, come vorrebbe la dottrina classica (o Edmund Burke), un gruppo di uomini ansiosi di promuovere il bene pubblico […]. Un partito è un gruppo i cui membri si propongono di agire di concerto nella lotta di concorrenza per il potere politico» [2].
Joseph A. Schumpeter

«Io con un click, semplicissimo, decido se fare la guerra, se uscire dalla Nato, se essere padroni in casa nostra, se avere una sovranità monetaria» [3], sbraitava Beppe Grillo il 25 gennaio 2012.

Ora, cosa dovremmo pensare della clickdemocracy pentastellare, tanto idealizzata dal suo Guru, alla luce della vicenda grottesca, emersa in questo aprile 2018? Il programma elettorale del Movimento, varato nel 2017 con grandi strombazzamenti sulla sua compilazione collettiva on line, grazie al contributo progettuale di militanti a migliaia, e che ora risulta largamente rimaneggiato (o meglio, edulcorato) da manine invisibili; via, via che ci si stava avvicinando alla possibile conquista della Presidenza del Consiglio per il proprio capobranco in piena svolta democristiana. Insomma – scrive Matteo Pucciarelli – «ci sono due programmi elettorali nei Cinque Stelle; uno discusso e votato dagli iscritti, il secondo deciso dai vertici del Movimento. Il primo non conta nulla, sul secondo garantisce direttamente Luigi Di Maio» [4].
Leggi di più a proposito di La forma-partito non è un participio passato

Lavoro senza padroni: viaggio tra lotte e negoziati

Lavoro senza padroni
Lavoro senza padroni
di Angelo Mastrandrea

Finalmente, dopo 1336 giorni di occupazione, una vertenza aspra quant’altre mai e la riacquisizione dei locali dall’Unilever, i lavoratori della ex Fralib di Gémenos, in Provenza, riconvertiti in Scop Ti (Societé Cooperative Ouvriere Provencale), sono tornati sugli scaffali dei supermercati con i loro nuovi prodotti: non più the agli aromi chimici, bensì tisane biologiche alle erbe provenzali. Il 13 agosto è ricominciata la produzione in grande stile e da settembre gli infusi si possono trovare nei Carrefour, negli Auchan e nelle altre grandi catene distributive d’oltralpe. Tra le storie nelle quali mi sono imbattuto nel mio viaggio tra i lavoratori recuperati di tutta Europa e che mi ha portato a tirarne fuori un libro (Lavoro senza padroni, Baldini&Castoldi), questa è di sicuro la più paradigmatica e non solo per l’esito finale, superiore alle più rosee aspettative.

La Fralib di Gémenos, a mio parere, rappresenta un caso di scuola di come si può ricostruire il lavoro nell’Europa della Grande Crisi: quando la multinazionale (l’Unilever, proprietaria del marchio Lipton, la stessa che ha appena acquistato i gelati Grom in Italia) ha deciso di delocalizzare in Polonia, i lavoratori non si sono arresi agli ammortizzatori sociali e hanno occupato lo stabilimento. Nella loro resistenza hanno coinvolto reti di militanti, gli operai delle fabbriche vicine e pian piano hanno allargato il campo ai sindacati e alla politica, costringendo le amministrazioni locali (la Municipalità di Marsiglia) a requisire i terreni, i leader socialisti e della sinistra radicale a incontrarli e il ministero del Lavoro ad aprire un tavolo di trattativa.
Leggi di più a proposito di Lavoro senza padroni: viaggio tra lotte e negoziati

Miguel Hernández: uno di quei morti che diventano grandi

Miguel Hernandez
Miguel Hernandez
di Luca Mozzachiodi

Miguel Hernández è sicuramente tra i meno conosciuti dei pur famosi poeti spagnoli della prima metà del Novecento, la sua stella è un po’ oscurata da molti altri nomi di suoi grandissimi contemporanei, e solo recentemente è stato ritradotto, dopo la storica antologia di Dario Puccini, in Italia e viene guardato con un certo interesse; quello che però è unico in questo poeta è la singolare forza con la quale poesia e vita coincidono in un senso tutto terreno, certamente estraneo alla tradizione italiana, e come il suo triste destino e la sua forza morale lo rendano oggi sempre più necessario.

Nato da famiglia povera Miguel fa il pastore da bambino, gli studi sono occasionali e dettati dalle esigenze familiari più che da un progetto coerente; anche nei suoi versi prevarrà sempre un certo stile sanguigno e popolare che non ha nulla di artefatto né di letterario, le immagini di una Spagna povera e arretrata, i ricordi dei campi e della vita rurale gli resteranno sempre scolpiti dentro e da topos diventeranno via via motivo di una presa di coscienza politica e sociale che ne decise la vita e la morte.

Al paese natale è vicino ad alcuni intellettuali di area cattolica che ricercano in un cristianesimo ispanico travagliato dal dubbio e nella parola dei grandi mistici un rinnovamento della vita morale della nazione, ma dopo le prime prove letterarie la vita nella capitale gli aprirà il mondo intellettuale e politico vivace della seconda Repubblica Spagnola: da lì le amicizie con Lorca e con Aleixandre e con Neruda, che sempre lo ritenne uno dei più grandi poeti del secolo e più volte cercò di salvargli la vita facendolo espatriare in Cile, da lì anche la prima raccolta Il fulmine incessante, fatta di raffinati sonetti d’amore memori della poesia del Siglo de Oro e tutta dedicata all’amore per la moglie, una ragazza di sartoria del suo paese dalla quale non si dividerà mai e che amerà di un amore disperato ai limiti dell’incredulità per chi ne legge i frutti.
Leggi di più a proposito di Miguel Hernández: uno di quei morti che diventano grandi

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi