Bologna, addio al partigiano Lino Michelini, nome di battaglia William

È scomparso Lino “William” Michelini, storica figura della Resistenza (partecipò ad alcune delle azioni più importanti) e a lungo presidente dell’Anpi di Bologna. Con questo testo vogliamo rendergli omaggio e salutarlo. Intanto per il 10 luglio è stato proclamato lutto cittadino e nel video che pubblichiamo parla della battaglia di Porta Lame insieme a un altro partigiano, Renato Romagnoli (Italiano).

testimonianza di William Michelini raccolta dal blog Storie dimenticate

Nato il 29 dicembre 1922 a Bologna. Aderì al PCI nel gennaio 1942, tramite l’organizzazione clandestina presente nell’officina dove lavorava. Svolse attività clandestina contro la guerra e il fascismo in contatto con il gruppo comunista della zona S. Vitale-Mazzini (Bologna). Fu tra i primi dirigenti dei nuclei partigiani di Bologna da cui sorse la leggendaria 7a brg GAP Gianni Garibaldi in cui militò con funzione di comandante di dist. Partecipò all’azione che portò alla liberazione di 240 detenuti politici antifascisti dal carcere di S. Giovanni in Monte (BO) il 9 agosto 1944, rimanendo ferito alle gambe. Dopo un solo mese di cura e nonostante le menomazioni postume, riprese l’attività di gappista.

Partecipò alla battaglia di Porta Lame, del 7 novembre 1944, con la responsabilità di commissario politico della base di via del Macello. Sostituito il comandante di btg, rimasto ferito, portò gli uomini più volte al contrattacco e a spezzare il cerchio nemico. Gli è stata conferita la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione:
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Io sono l'ultimo. Lettere di partigiani italiani

“Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani”: i protagonisti raccontano la Resistenza

di Andrea Liparoto, curatore del volume Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani (Einaudi) con Stefano Faure e Giacomo Papi

“Guai a far naufragare la Resistenza nelle parole encomiastiche. Basterà dire che un tempo lontano c’erano dei giovani. E poi iniziare a raccontarla da quel punto. Ritrovo con commozione i compagni persi nelle boscaglie, nei greti dei fiumi… Se potessero parlare direbbero: non vogliamo essere celebrati, ma amati”.

Non usa mezze parole Nello Quartieri, 91 anni, ventenne comandante di Brigata durante la Guerra di Liberazione. Se la Resistenza deve continuare ad essere una risorsa per il futuro va fatta scendere dai palchi della retorica per circolare nelle coscienze e nei cuori in tutta la sua vitalità civile e umana. La Resistenza va amata. Una appassionata raccomandazione questa che attraversa – a mo’ di filo conduttore – tutte le 128 testimonianze contenute nel volume “Io sono l’ultimo – lettere di partigiani italiani” ed. Einaudi da pochi giorni nelle librerie.

Un progetto nato nel 2010, quando Giacomo Papi, giornalista, innamoratosi delle parole di una partigiana, Annita Malavasi “Laila”, venne a bussare alle porte dell’ANPI Nazionale per chiederci di collaborare ad una raccolta di racconti degli ultimi protagonisti viventi della Resistenza: un messaggio corale alle ragazze e ai ragazzi di oggi. E i nostri partigiani hanno colto immediatamente l’importanza e la necessità di “darsi”, ancora una volta, forse l’ultima. Un antico senso di responsabilità mai sopito.
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