Elezioni regionali in Emilia Romagna: per una lista unitaria antifascista

di Piergiovanni Alleva, Vittorio Bardi e Sergio Caserta L’approssimarsi della scadenza delle elezioni regionali dell’ER, fissate per il 26 gennaio 2020, acquista un significato di straordinaria importanza per i suoi riflessi anche a livello nazionale. Non a caso la destra ha coniato lo slogan “espugnare l’Emilia-Romagna”. Il quadro politico nazionale, di estrema incertezza per gli […]

Facciamo una lista a sinistra del Pd. E non più di una

di Vincenzo Vita

Una lista, non più di una. A sinistra del partito democratico – nelle ormai imminenti elezioni politiche – spazio per avventurose duplicazioni (o peggio) non c’è. Il rischio che numerose aree del disagio e del bisogno siano escluse dalla rappresentanza è altissimo. Al di là dei ceti politici. Il corpo a corpo sembra essersi ristretto, infatti, alla polarità dialettica costituita dal Pd centrista e moderato, nonché dall’eclettico e contraddittorio Mov5Stelle. Interi pezzi di società non si riconoscono in quei poli e ingrossano la vera maggioranza relativa: l’astensionismo.

A parte la destra tuttora divisa tra aziendalisti berlusconiani e sovranisti xenofobi di Salvini, cui però è difficile affidare future magnifiche sorti, la contesa sembra essersi ristretta e rinsecchita. E questo è il problema principale, visto che ampi settori di tradizionale simpatia per la gauche sono già andati a finire nell’imbuto del non-voto o – limitatamente – nel consenso pentastellato. Per mancanza di attendibili alternative. All’origine delle difficoltà sta proprio il forte ridimensionamento di un credibile progetto di e per una sinistra moderna: capace di rilanciare i valori fondamentali della libertà, dell’etica, dell’uguaglianza, del lavoro e della conoscenza: riscritti nella sintassi digitale.

Innanzitutto, dunque, è essenziale ricostruire il filo di culture politiche adeguate, immaginando con creatività contenuti e forme nuovi di organizzazione tra piazze e social, leggendo l’attualità dei conflitti cui non va dato il nome di comodo di “populismi”.
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Coalizione civica: Bologna e il ballo dello sgombero

Bologna
Bologna
di Mauro Zani

Avviso ai naviganti di Coalizione Civica Bologna. Calma e gesso. La strada l’abbiamo tracciata insieme il 21 settembre. Ballo dello sgombero. Indietro non si torna. Semmai si andrà avanti assieme ad altri. Spero molti altri.

Diversi ma uniti da un progetto che è insieme politico e sociale e punta a farsi governo della nostra città. Niente meno di questo. È un progetto civico in un senso particolare. Affonda le sue radici nella lunga storia di solidarietà e giustizia sociale di Bologna. Nella sua tradizione laica di libertà, fin da quando Liber Paradisus abolì la schiavitù e liberò i servi della gleba.

Bologna non merita il suo attuale declino. La sua insignificanza nazionale, la rinuncia, nei fatti, ad essere un punto di riferimento in Europa, insieme alla sua sempre affermata apertura al mondo. Quando la politica è ormai serva di interessi particolari, grandi e piccoli, vuota di ideali, priva di valori forti, incapace di indicare un orizzonte, i cittadini devono reagire.

Un’alleanza tra cittadini di diversa provenienza sociale e fede politica, diversi ma uniti. Capaci di riprendere in mano il destino di un’intera comunità. Se la sinistra battuta e dispersa dal vento neoliberista degli ultimi trent’anni potesse a Bologna, per una volta capire la potenzialità di questo disegno, largamente inclusivo, saremmo già a metà dell’opera.
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Alcune considerazioni a proposito della lista Tsipras

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
di Michele Fumagallo

No, non mi piace come è nata e come è stata presentata la “Lista Tsipras” (poi magari la voterò, perché solidarmente, se non socialisticamente, europeista). Non mi piace neanche come è stato sprecato il primo tempo della sua presentazione: poca “discesa” capillare in Italia, poca verifica di base delle candidature, poca discussione in tempo utile sulla politica generale di una sinistra radicale europea.

Insomma il contrario dei propositi elaborati da Alexis nella prima venuta in Italia in gennaio (se non vado errato). Dulcis in fundo non mi piace il nome (non mi riferisco a quello del compagno greco), intendo il termine “Lista”, parola squisitamente antipolitica, nel senso che codifica l’aspetto elettorale come scadenza pressoché assoluta dell’impegno di compagni e partiti (o, meglio, partitini) che hanno smarrito da tempo l’approccio alla cose nello stile del “partito di massa”. Cos’è quello stile?

È l’aspetto essenziale di una sinistra radicale e critica (e comunista, per quanto mi riguarda) che ha la società, e l’impegno quotidiano in essa, in cima ai pensieri. Ciò che vale per gli altri (destra, centristi, liberali di sinistra), intendo il dominio delle istituzioni sulla società, non vale per la sinistra radicale, socialista o comunista. Per la nostra sinistra abbandonare lo schema opposto (dominio della società sulle istituzioni) è semplicemente mortale.
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