Lettera alla ministra Valeria Fedeli

di Dario Ceccherini, insegnante al liceo di Poggibonsi (Siena)

Gentile Ministra, non Le dispiaccia leggere alcune considerazioni al termine di un’estate in cui più volte si è parlato di scuola anche per effetto di Sue dichiarazioni. Lei ha una responsabilità importante e sa bene che la parola responsabilità, che deriva dal latino responsare, forma intensiva di respondere, implica il potere e la capacità di dare risposte veridiche e fondate a giuste richieste e legittimi bisogni.

Primo movimento: allegretto

Proprio sul finire dell’anno scolastico (9 giugno), a seguito di una sollecitazione di genitori che non sapevano come occupare i figli nel lungo tempo della sospensione delle lezioni, Lei ha preso l’impegno di garantire dal prossimo anno l’apertura estiva delle scuole. Naturalmente l’avrà detto dopo aver fatto verificare la possibilità di diffusi interventi di riqualificazione dei nostri edifici scolastici per dotarli di ambienti ospitali, adatti all’accoglienza, di cortili ombreggiati, di sale climatizzate; senz’altro avrà in mente un progetto di attività adatte al periodo estivo e non v’è dubbio che avrà avuto conferma della possibilità di retribuire nella misura dovuta gli insegnanti e gli educatori che svolgeranno quelle attività.

Perché vede, Ministra, da questo angolo remoto dal quale Le scrivo, per la mia ridotta esperienza di 29 anni di insegnamento, ad oggi, salvo alcune eccezioni, aprire nel periodo estivo le nostre scuole potrebbe consentire nulla più che attività di sauna collettiva, pratica della sofferenza condivisa, osservazioni di specie varie – e fors’anche mutanti – di insetti.
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Se don Milani e il liceo classico sono la causa del declino dell’Italia

Pietro Ichino - Foto Nonciclopedia
Pietro Ichino - Foto Nonciclopedia
di Tiziana Drago, comitato promotore Assemblea Nazionale Università bene Comune (Unibec)

Finalmente scopriamo perché la scuola italiana non è più “competitiva”. A illuminarci è Andrea Ichino sul “Corriere” del 21 ottobre (con strascichi di reazioni e controrepliche sino ai giorni scorsi). Una delle cause del declino è da addebitare niente meno che al liceo classico. Troppo impegno speso «a studiare latino, greco e materie umanistiche invece di dedicare più tempo ed energie a materie scientifiche».

La prova sperimentale – gli ottimi risultati conseguiti nelle lauree scientifiche da tanti studenti e studentesse con formazione classica – non convince il nostro, sopraffatto dal dubbio che «se questi studenti avessero potuto modulare meglio il loro curriculum in preparazione di futuri studi scientifici il loro risultato sarebbe stato ancora migliore»; Ichino dunque persevera e lamenta l’epidemia umanista con affermazioni apodittiche: le ore di lezione sono purtroppo limitate, davvero vogliamo sprecarle con lo studio dell’aoristo passivo?

Occorre rileggere più volte l’intervento per convincersi che gli spazi su cui Ichino si avventa con l’ascia non sono quelli di cui godono le discipline classiche nella cultura e nella società italiane (obiettivo di “svecchiamento” d’ordinanza), bensì quelli attualmente concessi a queste materie nel piano di studi del percorso liceale classico, di una scuola cioè che ha nella propria ragion d’essere lo studio qualificante del latino, del greco e delle materie umanistiche. Vogliamo che il potere e l’ortodossia del pensiero unico sconfinino in modo così pervasivo e coartante nella libertà di scelta individuale? Vogliamo negare diritto di cittadinanza a chi persegue, nonostante tutto, la scelta scellerata di iscriversi a una scuola che per statuto si differenzia dal liceo scientifico o tecnologico?
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Liceo - Foto di Municipalidad Antofagasta

Liceo scientifico sportivo, ma è scuola statale?

di Silvia R. Lolli

Sulla Gazzetta Ufficiale del 16 maggio 2013 è uscito il DPR 52/13 “Regolamento di organizzazione dei percorsi della sezione ad indirizzo sportivo del sistema dei licei, a norma dell’art. 3, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89”. Dopo tre anni si completa il quadro della neo riforma della scuola media superiore di secondo grado. Anche se abbiamo alcuni dubbi sull’opportunità di tale scelta per la situazione sportiva italiana e la sua storia nei confronto dell’educazione fisica scolastica, da alcuni anni ci interessiamo a questa novità, insegnando appunto educazione fisica, anzi scienze motorie, nella scuola media superiore.

Anche se l’articolato ha qualche punto paradossale, che magari affronteremo in un discorso a parte, qui limitiamo l’analisi al depauperamento di risorse e alla trascuratezza istituzionale per agevolare l’operatività ed i compiti costituzionali della scuola pubblica, aggiungiamo statale per evitare qualsiasi fraintendimento. Sappiamo che in provincia di Bologna nell’anno scolastico 2013/14, anno ufficiale di avviamento di questo liceo, non ci sarà nessuna sezione nei licei statali. Non ci sarà per gli studenti un’offerta, da parte dello Stato.

Già nel decreto, comma 5 art. 3 si sono posti dei limiti: “In prima applicazione del presente regolamento, nel rispetto della programmazione regionale dell’offerta formativa, e tenuto conto della valutazione effettuatadall’uffi cio scolastico regionale, le sezioni ad indirizzo sportivo di ciascuna regione non possono essere istituite in numero superiore a quello delle relative province, fermo restando il conseguimento, a regime, degli obiettivi finanziari di cui all’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modifi cazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ed evitando comunque che l’attivazione di tali sezioni possa determinare esuberi di personale in una o più classi di concorso”.
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