Il mostro di Modena

di Giovanni Iozzoli Giovanni Iozzoli, Il Mostro di Modena. Otto femminicidi ancora irrisolti, Edizioni Artestampa, Modena, 2020, pp. 208, € 18,00. [È uscito in libreria Il mostro di Modena, sesto romanzo di Giovanni Iozzoli. Si tratta di una trasposizione narrativa delle drammatiche vicende che insanguinarono Modena tra il 1985 e il 1995: otto femminicidi, presumibilmente riconducibili allo stesso […]

In questo tempo sospeso mi sono tuffato negli ‘Amori comunisti’

di Sergio Caserta   Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto. Nâzim Hikmet   In questi tempi di Coronavirus, […]

Andrea Camilleri: un amico, un compagno, un grande scrittore

di Paolo Flores d’Arcais Alcuni milioni di italiani piangeranno in modo sincero la perdita di Andrea Camilleri. Ma accanto al dolore autentico e grande, dovremo assistere anche al carosello delle ipocrisie. A quanti lo hanno detestato innanzitutto come uomo e cittadino, e ora daranno la stura alle perifrasi, all’inzuccheramento dei veleni, alle acrobazie semantiche sugli […]

Libri contro il fascismo: iniziò dal linguaggio, si fece Stato e non l’abbiamo mai rimosso

di David Bidussa Nella discussione sul senso del Novecento, il fascismo italiano, rispetto ai grandi sistemi totalitari carichi di morti, appare come un elemento di contorno, per certi aspetti un governo illiberale (una roba di provincia, quasi a denuncia della sua “italianità”). Un’approssimazione per difetto rispetto ad altre realtà (Germania nazista, Russia sovietica) che, invece, […]

I segreti dell’elemosina: il mendicante-scrittore che offre una partita a scacchi in cambio di una moneta

di Ruggero Tantulli Un’autobiografia senza filtri, ma anche un viaggio nel sottobosco dei clochard, tra invidie e nuove opportunità: è il libro I segreti dell’elemosina – La vera storia di un insolito mendicante, del bolognese Rafael Antonio Quevedo, senzatetto laureato e scacchista di strada. Presenza stabile nell’elegante via D’Azeglio, a due passi da piazza Maggiore […]

Matera 2019: un maestro elementare in difesa dei libri e dell’uguaglianza della cultura

di Michele Fumagallo C’è un modo del tutto commovente di promulgare la cultura ed è quella che porta avanti da ormai tanti anni (venti) il lucano Antonio La Cava, con il suo bibliomotocarro. Duecentomila chilometri e tantissimi paesi attraversati non solo per diffondere il libro e la cultura (ci sono anche corsi di animazione, cinema, […]

L’occasione mancata del Sessantotto

Un Sessantotto di Michele Battini (Università Bocconi Editore, 129 pagine, 15,50 euro) sarà presentato a Bologna lunedì 11 febbraio

di Adriano Sofri

Passato l’anniversario del Sessantotto, gabbatu più o meno lu santu, se ne può riparlare a piede libero, per così dire. Michele Battini ha pubblicato un libro agile, intitolato a “Un Sessantotto”. Il concetto è replicato nel titolo del primo capitolo, “Un Sessantotto, tra i tanti”. Ma non è una storia personale, come nel bel libro di Pierluigi Sullo, sottotitolato appunto Un romanzo nel ’68.

È piuttosto una interpretazione generale del Sessantotto fondata su una scelta particolare di situazioni e documenti, in cui prevalgono l’esperienza studentesca (e operaia) pisana e teorica torinese, e svolta poi in un ampio confronto con la vicenda americana degli anni Sessanta, quella dell’Sds tedesco di Dutschke e Krahl, quella complementare e opposta della lotta per la libertà contro il sedicente socialismo a Praga e a Varsavia – Kuron, Modzelewski, Michnik… La ricerca torinese di Raniero Panzieri e dei Quaderni Rossi aveva anticipato il rapporto fra controllo operaio, democrazia “rivoluzionaria” e democrazia costituzionale in cui Battini riconosce la possibilità più promettente del cosiddetto Sessantotto (perché la sua datazione esorbita da quel solo anno e non a caso la metafora spodestò presto gli eventi) e il limite contro il quale si ruppe la testa.
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Splendori e miserie del sindacalismo: i crimini degli intellettuali di Édouard Berth

di Luca Mozzachiodi

Certo, ripubblicare oggi, e traducendolo per la prima volta, un libro manifesto del sindacalismo rivoluzionario francese del primo Novecento è a suo modo una scelta coraggiosa, tanto più se si pensa che si tratta non dell’in qualche modo canonizzato Sorel, ma del molto meno noto Édouard Berth (1875-1939) che di Sorel fu discepolo, interprete e in parte continuatore in quel miscuglio di suggestioni tra marxismo, socialismo, nietzscheanesimo e rivalutazione della tradizione che costituisce il terreno di coltura tipico di queste riflessioni.

Berth stesso ha un itinerario complesso e a tratti contraddittorio nelle posizioni, passando da un’inziale vicinanza ai socialisti all’adesione all’Action Française di Maurras, alla fondazione dei Quaderni del circolo Proudhon nel 1911, alla rottura con i nazionalisti e all’entrata nel Partito comunista, fino alle dure critiche all’URSS degli scritti degli anni Trenta. Questo libro però risale al 1914 e costituisce il suo tentativo più articolato di fondare socialismo e tradizionalismo in una prospettiva rivoluzionaria.

Riassumere il contenuto del libro è un’impresa difficile alla quale Berth stesso ha posto consapevolmente e dichiaratamente alcuni ostacoli: anzitutto lo stile vibrante e oratorio spesso più incline all’invettiva che alla dimostrazione; infatti i vari capitoli sono intessuti di ampie citazioni dai suoi autori, Sorel, Bergson, Nietzsche e Proudhon soprattutto (così il libro ha anche il pregio non del tutto trascurabile di essere un breviario proudhoniano), da Berth connessi tra loro sempre in polemica con le opzioni politiche allora esistenti in Francia e cioè, per rimanere in ambito progressista o rivoluzionario, con il socialismo riformista, con quello marxista ortodosso o con l’anarchismo.
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“La rivoluzione dei piccoli pianeti: un romanzo nel ’68”: ovvero come eravamo

di Silvia Napoli

Pierluigi (Gigi) Sullo è una penna militante, qualunque cosa voglia oggi dire questa espressione, di indubbia vaglia. La direzione del Quotidiano dei Lavoratori, la lunga collaborazione con Luigi Pintor alla guida del Manifesto della fase più fulgida, l’esperienza del periodico Carta, da lui fondato, inchieste e reportage su tutti i temi più caldi dei movimenti vecchi e nuovi, lo rendono figura credibile e certificata per continuare a dire la sua sullo stato delle cose. Certe volte si può legittimamente riflettere e lottare in modalità oblique, alla ricerca di rivoli carsici di pensiero e sentimento che sembrano al momento occultati e silenti, in attesa di un ciclo nuovo di mutamenti.

Non facile naturalmente a questo punto,parlare senza inanellare banalità, di un libro – “La rivoluzione dei piccoli pianeti. Un romanzo nel ’68” – che ha già raccolto recensioni lusinghiere ed importanti(una su tutte quella di Adriano Sofri) e ha avuto in giro molte presentazioni. Sottotitolo cui io aggiungerei un come eravamo o avevamo sognato di essere, riferito ad un panorama emotivo e attitudinale, uno state of mind di una fetta generazionale, prevalentemente studentesca, ma non solo, e forse anche al suo lascito ereditario culturale. E qui il discorso interpretativo diventa fatalmente sdrucciolevole.
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Karl Marx impigliato nel futuro

di Benedetto Vecchi

Due secoli separano il presente dall’anno di nascita di Karl Marx. In termini di anni (duecento), l’immagine evocata è quella di un uomo e di un’opera di altri tempi, ottocentesca. Eppure la sua critica all’economia politica, la sua antropologia filosofica, la sua militanza politica hanno condizionato gran parte del Novecento. Era quindi prevedibile che studiosi – marxisti e non solo – facessero i conti con la sua eredità teorica. Molte sono state le pubblicazioni dedicate al Moro. Difficile individuarne contorni netti, tuttavia. Ne esce semmai una costellazione tematica, talvolta sfuggente.

In primo luogo, emergono quelli che David Harvey ha chiamato i «punti di stress» dell’opera marxiana. La teoria del valore lavoro, la distinzione tra lavoro produttivo e improduttivo, la definizione della necessità di una organizzazione politica che valorizzasse l’autonomia della classe operaia. La polarità tra una tendenza globale del capitale (la formazione di un mercato mondiale, o per usare una espressione di Etienne Balibar di «capitalismo assoluto») e una «nazionalizzazione» della base economica del capitalismo stesso.
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