Europa, come ti vorrei

di Vincenzo Vita

Prima di tutto sconfiggere le destre, populiste o meno, alle prossime elezioni. È questo l’imperativo categorico. Guai a dar vita ad un arcipelago di liste nei settori del progressismo e della sinistra. L’onda nera può essere fermata da dighe forti, non da mille piccole palafitte. E non si possono logorare anche i santi, che già sono pochi. Non è compito delle associazioni “dare la linea”, ovviamente. Lo spirito generale, però, conta e il contesto è importante.

All’ARS e al CRS – come sempre ricordano Aldo Tortorella e Maria Luisa Boccia – spetta se mai la funzione di offrire luoghi aperti e mai faziosi per l’elaborazione creativa delle culture politiche, dei punti fondamentali preliminari rispetto ad ogni azione concreta.

La questione dell’Europa è oggi, per di più, una straordinaria metafora del nuovo mappamondo. Che, ormai, si è girato rispetto alla visione della centralità occidentale: la Cina è davvero vicina e sta vincendo la “guerra fredda” della lotta per la supremazia scientifica, a cominciare dalla regina delle tecniche perché integra e supera tutte le altre: l’intelligenza artificiale.

Trump e il suo regime, Putin e suoi oligarchi, la Brexit come epifania del “sovranismo” (più difficile uscire dall’Europa che rimanerci) danno il tocco politico-estetico della geopolitica contemporanea, la cui visione d’insieme sembra scomparsa dal talk politico, esasperatamente provinciale, prima che nazionale o “sovranista”. E poi la profonda trasformazione dell’intero sub-continente asiatico, con l’India in progressione elevata. Non solo.
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Niente per noi, tutto per tutti: dissipare le zone d’ombra della democrazia

Il palcoscenico vuoto della politica
Il palcoscenico vuoto della politica
di Sandra Bonsanti

Fino ad ora, ognuno andava per la sua strada. Una sintonia ideale, che in certi momenti è riuscita a creare mobilitazioni importanti e risolutive, che il giorno dopo però rischiavano di lasciare ciascuna associazione sola come prima. Ognuno con lo spazio che pensava di dover presidiare, largo o stretto, e comunque di per sé decisivo nel difficile compito di attuare la Costituzione. “Ma,oggi, quando la politica entra in una zona d’ombra e con essa la democrazia, il compito si allarga e diventa più impegnativo…” ha scritto Gustavo Zagrebelsky nel suo documento di analisi sulla democrazia e sul “compito” che spetta adesso a Libertà e Giustizia.

Ed è stato proprio attorno a quell’ombra che sentiamo stendersi su di noi, pesante, minacciosa quanto basta ad allarmare chi si preoccupa ancora della politica nei giorni del pensiero unico, che si è concentrata l’attenzione della due giorni di Libertà e Giustizia a Firenze. Studiata e organizzata con la passione che lo caratterizza da Paul Ginsborg e tanto partecipata da dover constatare con un certo rammarico che molti non sono potuti entrare negli spazi pur grandi che avevamo a disposizione. Non solo gufi e professoroni, ma tantissimi ragazzi, molti cittadini mossi da un desiderio profondo di voler riflettere, di riconquistare a se stessi la libertà di ragionare e decidere.

In quella sede Zagrebelsky è dunque andato oltre la sua analisi del presente e delle azioni del governo Renzi, rivendicando il ruolo di “Cassandre impenitenti”, che denunciano coloro che dicono di esser dalla parte della democrazia, ma sostengono che non c’è nulla “per cui non stare tranquilli”: a costoro il messaggio diZagrebelsky è molto esplicito: “A questi si può dire ch’essi non vogliono vedere la semplice realtà che a noi pare evidente per se stessa”.
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La democrazia minacciata / 2

Libertà e Giustizia a Firenze
Libertà e Giustizia a Firenze
di Silvia R. lolli

(Prima parte). Rispetto alla corruzione sistemica di mani pulite, in cui c’era la soglia invisibile (al disopra di una certa soglia la corruzione è inevitabile) e che era disciplinata dalle segreterie dei partiti, oggi è cambiata la natura dei soggetti: la debolezza della politica ha reso il sistema corruttivo policentrico; la delega ai soggetti privati permette alla rete di adattarsi alle esigenze. C’è un capacità di trasformazione adattativa, la differenza dei sistemi corruttivi fra Mose (una società privata (consorzio Venezia nuova) che acquisisce poteri molto discrezionali dal pubblico (corruzione centripeta), Expo (tanti faccendieri per seguire i tanti privati – corruzione centrifuga) e Roma capitale, dove si costituisce una cooperativa di servizi da impresa criminale che può minacciare coloro che nell’ente pubblico devono rilasciare appalti per i servizi.

Questo cambiamento nella legalità dell’illegalità è documentato nell’intercettazione di Lorenzo Frigerio, già in affari negli anni Novanta; a pag. 30 dell’ordinanza di custodia cautelare si legge: “La legalità non è un valore è una condizione quindi…se tu la tratti come unico valore che un paese ha scassi tutto…bisogna trattare come legalità l’illegalità”.

Cosa possiamo fare? La corruzione si può curare con un antibiotico, ma la strategia vincente è quella di rafforzare le immunità. Allora oltre ad avere strumenti come dice Cantone simili a quelli utilizzati per la criminalità organizzata (pentiti…) occorre indirizzare più risorse pubbliche ai settori che portano ameno corruzione: scuola, ricerca, cultura e Welfare e meno alle grandi opere strutturali. Gesualdo Bufalino disse che a sconfiggere le mafie sarà un esercito di maestri elementari, di professori e anche di studenti (ai lavori della mattinata erano presenti un buon numero di studenti del Liceo classico Michelangelo di Firenze).
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Libertà e Giustizia a Firenze

La democrazia minacciata / 1

di Silvia R. lolli

Libertà e Giustizia ha ancora una volta dal 2002, momento della sua nascita, svolto il suo compito di associazione di cultura politica, in un momento in cui la democrazia si perde. Comincia ad avere una lunga storia questa associazione vigilante sulla Costituzione. Il convegno, dal titolo “La Democrazia minacciata”, aperto a Firenze il 27 febbraio all’auditorium di S. Apollinare è proseguito all’aula Battilani dell’Università di Firenze. Aula storica quest’ultima, come ha ricordato il padrone di casa, il prof. John Gilbert, rappresentante di FLC/CGIL dell’università: nel 1378 i battilani, i cardatori della lana, la cui corporazione, detti i Ciompi, aveva sede in questa chiesa decisero la rivolta chiamata appunto Il Tumulto dei Ciompi.

Oggi, dopo 637 anni questo convegno di LeG può rilanciare la democrazia. Sabato ha aperto i lavori, coordinati dal proponente Paul Ginsborg, Gustavo Zagrebelsky con la relazione “Tempi esecutivi?”. A lui sono seguite altre due relazioni (dovevano essere tre, ma Stefano Rodotà purtroppo non ha potuto essere presente e spiegarci l’attuale “Lotta per i diritti”): l’europarlamentare Barbara Spinelli “Il vuoto democratico dell’Unione Europea” e Tommaso Fattori direttore di Transform!Italia che ha descritto le “Forme della postdemocrazia in epoca di austerità”.

Il giorno dopo ci sono state vere e proprie lezioni e si sono analizzati i vari aspetti che ci stanno portando verso una società meno democratica con i pericoli che si stanno delineando, anche a causa della corruzione sistemica, sia con l’ennesima riforma Costituzionale sia con la legge elettorale, ma passando dal servilismo dell’informazione e dei media: Alberto Vannucci “La corruzione e la sopravvivenza affannata della democrazia italiana dal Mose a Roma capitale”; Nando Dalla Chiesa “Giustizia e democrazia: la questione italiana”; Arianna Ciccone e Fabio Chiusi “E-democracy: la politica 2.0 alla prova dei fatti”; Lorenza Carlassare “L’attacco alla Costituzione”; Marco Travaglio “Il servilismo dell’informazione nella crisi della democrazia”; Paul Ginsborg “Democrazia, passioni, vita familiare”; il convegno si è conscluso con una tavola rotonda partendo da libro di Donatella Della Porta “Can Democracy be saved” con sandra Bonsanti, Gustavo Zagrebelsky, sergio Labate e Elisabetta Rubini Tarizzo.
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Elezioni - Foto di Davide e Paola

Le amministrative: nessuno canti vittoria

di Arturo Meli

Ma non si era detto che c’è stato l’inciucione, il golpe o, quanto meno, il golpettino ? E, allora, il governo delle larghe intese, che di questo è l’espressione, non avrebbe dovuto alimentare la crescita dell’opposizione, tanto più se impetuosa e radicale? Invece, il voto delle amministrative ci mostra una realtà ben diversa. Il Pd, malgrado tutto, è ancora vivo.

Il Movimento 5 Stelle subisce un brusco arretramento. Una sconfitta, quella dei grillini, che finisce per mettere in ombra la secca battuta d’arresto del fronte berlusconiano. Su tutto prevale, alla fine, la nuova crescita dell’astensionismo. Quando, su sette milioni di votanti, quattro elettori su dieci restano a casa, e a Roma, addirittura, diserta le urne un elettore su due, nessuno può cantare vittoria. E tutti dovremmo interrogarci sulla crisi della democrazia rappresentativa.

Certo, le elezioni amministrative hanno una loro inconfondibile specificità. Ma quest’appuntamento, dopo tutto quello che è accaduto dalla fine di febbraio in poi, era stato caricato di significati che trascendono il voto locale. Lo sappiamo bene che le amministrative rappresentano un’arena poco propizia al Movimento 5 Stelle, che diversi fattori giocano a suo sfavore, che può venire a mancare la grande cassa di risonanza offerta dall’ex comico genovese.
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