Andrea Camilleri: un amico, un compagno, un grande scrittore

di Paolo Flores d’Arcais Alcuni milioni di italiani piangeranno in modo sincero la perdita di Andrea Camilleri. Ma accanto al dolore autentico e grande, dovremo assistere anche al carosello delle ipocrisie. A quanti lo hanno detestato innanzitutto come uomo e cittadino, e ora daranno la stura alle perifrasi, all’inzuccheramento dei veleni, alle acrobazie semantiche sugli […]

Il presente di Gramsci: dialettica, pedagogia e letteratura

di Luca Mozzachiodi

Il libro sarà presentato, con l’intervento di alcuni degli autori, il 30 novembre a Bologna nella sede del dipartimento di Filologia Classica e Italianistica in via Zamboni 32, aula Forti, alle 11

Nel recente volume di saggi Il presente di Gramsci: letteratura e ideologia oggi (Galaad Edizioni) sono raccolti dieci saggi di altrettanti studiosi, legati perlopiù all’ambiente universitario non solo italiano ma anzi anche americano, francese o ispanico con un comune intento: riattivare una lettura del pensiero di Gramsci nel suo complesso, e non solo di qualche singola categoria, ormai abusata o corrotta dalle varie forme di uso riduzionistico e indebito cui i concetti gramsciani sono stati nel tempo soggetti, poche parole tra tutte: egemonia, blocco storico, intellettuale organico, nazionalpopolare, questione meridionale, moderno Principe etc.

Come gli scritti di Gramsci siano ancora un continente “esplorato a tesi” e troppo frammentato nella sua ricezione, o ancor meglio nel suo riuso, e ci consegnino un Gramsci a pezzi, secondo l’appropriato titolo di un saggio di Miguel Mellino richiamato da diversi degli autori di questo libro, è cosa abbastanza nota anche ai non specialisti; meno nota o meno analizzata è invece la ragione di questo cambiamento di funzione ideologico culturale dell’opera del pensatore sardo che invece intelligentemente diversi dei saggi in questione richiamano e analizzano.
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Le due tensioni di Elio Vittorini: una teoria lunga della letteratura

Elio Vittorini, "Le due tensioni"
Elio Vittorini, “Le due tensioni”
di Luca Mozzachiodi

Erano decenni, precisamente dal 1981, che si aspettava una riedizione di questo libro, ora per fortuna fornita dalle edizioni Hacca per la cura, filologicamente accurata ma insieme appassionata e tutt’altro che distaccata, di Virna Brigatti. Si tratta della raccolta degli appunti e dei materiali preparatori di Vittorini per un libro rimasto incompiuto e del quale l’attuale sottotitolo dice molto: Le due tensioni, appunti per una ideologia della letteratura.

Via, caviamoci subito il dente ripetendo uno degli ovvi arcana del linguaggio critico, ideologia della letteratura non significa il contenuto dottrinario, politico o no, della letteratura a priori, ma significa il contenuto prodotto a posteriori dalla letteratura stessa senza tenere conto delle forze materiali che lo determinano, rappresentandosi cioè falsamente libero, ovvero con un concetto falso della libertà. La produzione letteraria, e quella critica con essa, sono ideologiche, mistificate, vuole dirci Vittorini con questo titolo che rivela la sua origine e il suo scopo: essere per la critica della letteratura (che è cosa diversa dalla critica letteraria) quello che L’ideologia tedesca di Marx fu per la filosofia del proprio tempo.

Si tratta di notazioni, appunti, riflessioni e schede di lettura che rendono ragione degli ampi interessi di Vittorini e del suo sguardo vasto e penetrante nell’affrontare le questioni che riteneva determinanti (divisione del lavoro, natura e cultura, fantasia, linguaggio e metalinguaggio, architettura, solo per citare alcuni titoli di rubriche).
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E se Cristo fosse solo il soggetto di un grande racconto? Lettera al cardinale Martini (1997)

Umberto Eco
Umberto Eco
di Umberto Eco

Ma Lei dice che, senza l’esempio e la parola di Cristo ogni etica laica mancherebbe di una giustificazione di fondo che abbia una forza di convinzione ineludibile. Perché sottrarre al laico il diritto di avvalersi dell’esempio di Cristo che perdona? Cerchi, Carlo Maria Martini, per il bene della discussione e del confronto in cui crede, di accettare anche per un solo istante l’ipotesi che Dio non sia: che l’uomo appaia sulla terra per un errore del caso maldestro, consegnato alla sua condizione di mortale non solo ma condannato ad averne coscienza, e sia perciò imperfettissimo tra tutti gli animali (e mi consenta il tono leopardiano di questa ipotesi).

Quest’uomo, per trovare il coraggio di attendere la morte, diverrebbe necessariamente animale religioso, e aspirerebbe a costruire narrazioni capaci di fornirgli una spiegazione e un modello, una immagine esemplare. E tra le tante che riesce a immaginare – talune sfolgoranti, talune terribili, talune pateticamente consolatorie- pervenendo alla pienezza dei tempo ha un certo momento la forza, religiosa, morale e poetica, di concepire il modello del Cristo, dell’amore universale, del perdono ai nemici, della vita offerta in olocausto per la salvezza altrui. Se fossi un viaggiatore che proviene da lontane galassie e mi trovassi di fronte a una specie che ha saputo proporsi questo modello, ammirerei soggiogato tanta energia teogonia, e giudicherei questa specie miserabile e infame, che ha commesso tanti orrori, redenta per il solo fatto che è riuscita a desiderare e a credere che tutto ciò sia la verità.
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Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 4

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
di Francesco De Maio

(Prima, seconda e terza parte). Adesso possiamo dire qual è il terzo strumento che Pasolini usa per completare la sua forma. Il terzo strumento è il «SEGNO GRAFICO» che il lettore deve apporre al manoscritto dell’autore. Per comprendere, in questo caso particolare, (ce ne sono altri) come e dove si deve usare questo strumento, dobbiamo ricorrere nuovamente allo schema, ma, questa volta, tracciando tutti i collegamenti fra i duplicati numerici degli appunti. Come faccio di seguito nel terzo schema.

Questo «SEGNO GRAFICO», attuato manualmente dal lettore sul manoscritto di Pasolini, è approssimativamente il seguente:

«III VII».
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Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 3

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
di Francesco De Maio

(Prima e seconda parte). Siccome io, pur ascoltando, non seguo quasi mai i consigli, soprattutto quando si basano su osservazioni prive di stile, vorrei rovinare completamente la mia reputazione aggiungendo alle osservazioni precedenti, che ho definito apparentemente razionali, un’altra osservazione apparentemente irrazionale. Un’osservazione, che se non avessi deciso di non essere nuovamente ironico, definirei quella di una mente malata, ossessivamente e inesorabilmente assuefatta al gioco del lotto. L’osservazione è la seguente.

Gli appunti in questione sono all’interno di uno spazio numerico (14) compreso fra l’Appunto 55 – «Il pratone della Casilina» – con significato di «MUSICA» e i due Appunti numero 70 – «Chiacchiere notturne al Colosseo» e «Chiacchiere al Colos-seo (seguito)» – che ha come significato cabalistico (prendendo sempre il significato dalla smorfia “classica”, quindi, austeramente, con un solo significato per numero) «’O PALAZZO», cioè «IL PALAZZO».

Ricapitolando, oltre ad avere, in tutta la struttura, i numeri del Pratone, di Gennariello e di Patmos, (cioè 5, 7, 14, 20, 55) avremmo anche 70 come PALAZZO, cioè una costruzione architettonica di epoca romana. Dunque avremmo la «MUSICA» (55), ossia la forma perfettamente pura, «pur-puris» (accezione latina di cui potrete trovare la spiegazione nel mio libro), unita al «PALAZZO» (70) come costruzione architettonica. In altre parole: LA COSTRUZIONE ARCHITETTONICA DELLA PURISSIMA FORMA DI PETROLIO.
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Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 2

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
di Francesco De Maio

(Prima parte). Ritornando ai nomi dei 20 spiriti, ecco lo schema creato da Pasolini, partendo dall’ultimo personaggio fino al quinto:

  • 9 Pietro – PIER Paolo (nove lettere)
  • 8 (Gianni) – Pasolini (otto lettere)
  • 7 Erminio – (sette lettere) (settimo personaggio del Pratone)
  • 6 (Gustarello) – Hermes (sei lettere)
  • 5 (Fausto) – Ermes (Guido, cinque lettere)

Nello scioglimento, in Petrolio, Pasolini immagina il mondo dopo la scomparsa dell’autore, ecco perché i numeri 108 (8 PASOLINI) e 109 (9 PIER PAOLO), sono, a differenza della parte prima parte del romanzo, assenti dagli appunti. Anzi, in questa terza parte di Petrolio, sono gli unici numeri assenti dalla successione narrativa. Nello scioglimento, dunque, l’autore è definitivamente assente, cioè presente (.), come nel rito del cerimoniale ufficiale per i caduti in guerra, uno deiduecentomila di Redipuglia. Approfitto di questo per dire che sono proprio i numeri mancanti a creare la parte della struttura misterica e autobiografica dell’unità del romanzo. Il 109 e il 108, il 57 e il 75, il 35 e il 53, 25, 28, 38, 69, 14…

“Il Pratone della Casilina” è l’appunto 55, «’A MUSICA» nella cabala napoletana. Usato dall’autore proprio con questo preciso significato. Infatti l’appunto è un ossessivo «tema» pornografico ripetuto nove volte con appropriate «variazioni» strategiche. La musica, dunque, come forma «perfettamente pura», «pur-puris», (tanto da poter essere accepita come «altro linguaggio» a cui sottende il senso e il significato) è in rapporto di ossimoro con il tema pornografico che la eclissa.
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Pier Paolo Pasolini

Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 1

Sono trascorsi 40 anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto il 2 novembre 1975. Per questo proponiamo, in 4 puntate, questo saggio che rappresenta una chiave di interpretazione del romanzo Petrolio.

di Francesco De Maio

Caro Maestro (Maestri), ho compreso l’unità di Petrolio leggendo Gennariello. Pasolini sintetizza il tutto in un solo personaggio: «Pulcinella». È questo personaggio a costituire l’unità dell’opera, la chiave di tutto il romanzo. Petrolio non è, come molti sostengono, un meta-romanzo, quanto un’opera meta-semiotica.

La conseguenza di questa caratteristica formale è che, prima di poterne comprendere l’unità letteraria, quella comunemente intesa, bisogna comprenderne invece l’unità simbolica e numerica (cabalistica). Infatti è quest’ultima a costituire la struttura portante e primaria del romanzo. Ciò non deve risultare strano, in quanto il poeta-regista è stato il primo a scrivere una «grammatica» della lingua cinematografica, intesa come lingua della realtà, «Empirismo eretico».

Il suo romanzo Petrolio è diviso in tre parti, di cui le prime due sono rispettivamente contraddistinte dall’appunto 41 e dall’appunto 101. Questi due appunti rappresentano i momenti salienti di tutto il romanzo ed entrano in relazione formale tra loro attraverso «Gennariello» (in «Lettere luterane») e il «Pratone della Casilina», l’appunto 55 di «Petrolio». Questo avviene anche attraverso la poesia, e in modo specifico, con la poesia intitolata «Patmos».
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Ragioni di uno sguardo: contro l’assenza della critica e la negazione delle differenze

Alla ricerca della cultura
Alla ricerca della cultura
di Luca Mozzachiodi

Da tempo si usa dire che sono venute meno le funzioni socializzanti dei grandi modelli culturali, dei paradigmi di interpretazione della realtà e parrebbe, anche a storici di alto calibro, uno su tutti Eric Hobsbawm, che il rischio di una sparizione della cultura nella sua dimensione di militanza sia uno dei più grossi rischi in un’epoca che considera una faccenda poco garbata la contrapposizione di idee.

Questo non ci porta solo tutti gli insopportabili cascami del politicamente corretto, che tra gli aspetti della vita assedia propriamente e più ferocemente il linguaggio della comunicazione, sia personale che di massa, ma ha anche i suoi effetti specifici su quel particolare tipo di linguaggio che chiamiamo artistico, letterario, poetico, informandone tanto la produzione quanto la ricezione.

Dire che oggi, parlando di letteratura, tutti debbano essere amici di tutti, che non esistano i brutti libri o che, al più, non se ne debba parlare è anzitutto un fatto di costume, una verità che si avverte nella pratica quotidiana con i libri e i loro autori, qualcosa insomma che ci si può raccontare davanti a un bicchiere di vino o al telefono, ma guai a scriverlo; eppure questo principio ci dice oggi qualcosa anche in termini di sociologia della cultura.
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Jack London: “Yours for the revolution”

Jack London - Foto di Carmilla Online
Jack London - Foto di Carmilla Online
di Valerio Evangelisti

La vita di Jack London è forse il più riuscito dei suoi romanzi: nato illegittimo, figlio di un astrologo ambulante irlandese: William Henry Chaney, adottato da un vecchio reduce della Guerra Civile, John London, che sposa la madre Flora Wellman e gli dà il suo nome, è costretto dai dissesti familiari a confrontarsi subito con gli orrori della fabbrica e della condizione operaia: a 13 anni già si rompe la schiena dalle 12 alle 18 ore il giorno.

Si ribella: conosce i bassifondi della Costa dei Barbari californiana, prima come contrabbandiere poi come guardiacoste; percorre l’America con gli hobos e i vagabondi; viene arrestato; si imbarca come marinaio verso il Mar del Giappone a caccia di foche; partecipa senza fortuna alla corsa all’oro nel Klondike; diventa socialista e rivoluzionario – membro dal 1896 del Socialist Labor Party che lascerà nel 1901 per il Socialist Party of America – e contemporaneamente si iscrive all’Università cercando il suo riscatto attraverso la cultura borghese.

Legge Marx, Spencer, Darwin, Nietzsche che restano i riferimenti costanti della sua filosofia talvolta contraddittoria ma affascinante. Scrive senza requie, quasi con disperazione, attingendo alle sue numerose esperienze di vita. Nel giro di pochi anni realizza i suoi sogni: il ragazzo inquieto dal fisico atletico e dai modi proletari diventa l’autore più pagato e invidiato d’America. Continua a scrivere smodatamente – “per soldi” dice – capolavori indimenticabili insieme a testi meno ispirati o troppo affrettati. Sposa una donna che non ama, Elizabeth “Bessie” Maddern, che gli dà due figlie, poi la lascia per un’altra che ama, Charmian Kittredge, creando uno scandalo mai più perdonato dai suoi lettori benpensanti e puritani.
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