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Bologna, lettera aperta al sindaco Virginio Merola: prima educare, poi punire

di Claudio Corticelli, ambientalista

Le recenti contravvenzioni ai ciclisti mi hanno sorpreso, in un primo tempo condivise, poi le ho considerate inadeguate, cosi le scrivo un po’. Sono pedone, ciclista elettrico, passeggero-bus, trenista, automobilista, quindi mi muovo per la città, la provincia e la regione, conoscendo e applico le regole della buona mobilità e vedo in generale comportamenti corretti ma anche molto scorretti da parte di tutte le categorie, generi. Età.

Sindaco, le sanzioni non andrebbero rivolte solo ai ciclisti, anche se una parte di essi compiono parecchie infrazioni: passano con il rosso, vanno sotto i portici, in contromano, di notte senza luci e catarifrangenti, ecc. ma le infrazioni, sono di TUTTI gli utenti della strada, ma mi chiedo, le domando, perché solo ai ciclisti? Perché i ciclisti possono fare ciò che vogliono non avendo la targa? Perché lei non vuole tanta libertà di circolazione per la città? Perché a lei sono antipatici solo i ciclisti? Perché loro non utilizzano appieno le ciclabili che ha fatto costruire?

So già che Lei risponderà che sono perché un po’ sciocchi, sarà vero, eppure se leggiamo i dati sugli incidenti nella Città Metropolitana, sulle strade e sui marciapiedi, migliaia di incidenti in questi ultimi 10 anni, con migliaia di feriti e centinaia di morti, di auto-camion-furgoni contro bici, bici contro pedoni, di bus contro pedoni, bici, moto. Una bolgia.

Rosatellum, la lettera di un cittadino: presidente Mattarella, non firmi questa legge

di Valerio Coppola

Gentile Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, io so che in questi giorni arriverà sulla Sua scrivania un testo di legge inerente le regole elettorali con cui si dovrà formare il prossimo Parlamento, per rappresentare tutti noi. Signor Presidente, io so che, come la Costituzione della Repubblica italiana prescrive, Sua sarà la scelta di firmare il testo o rimandarlo alle Camere.

Signor Presidente, io so che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sancito che modificare la legge elettorale in prossimità delle elezioni costituisce un gravissimo vulnus ai diritti dell’uomo, e mina la salute democratica dello Stato. So pure che le sentenze della Cedu fanno diritto nella nostra Repubblica. Dunque so che se non vogliamo svuotare la legittimità della nostra architettura democratica e istituzionale, non dovrebbe essere affatto possibile approvare leggi elettorali, di alcun tipo, in questo momento.

Signor Presidente, io so che la legge è stata approvata dalle Camere solo in virtù di una lunga serie di strappi alle norme. So che il governo ha posto la fiducia su un provvedimento di iniziativa parlamentare. So che esistono validissime ragioni (che Lei certo conosce meglio di me) per cui molti ritengono che le leggi elettorali non potrebbero in assoluto essere approvate ricorrendo alla fiducia. So che alla Camera dei Deputati una contraddizione sostanziale nel testo è stata sciolta senza ricorrere al voto dell’Assemblea.

Scuola e guerra: lettera aperta al senatore Emilio Floris

di Cristiano Sabino

Gentile senatore Floris, le scrivo in merito all’interrogazione parlamentare urgente, di cui anche lei è firmatario. Immagino la sua sorpresa nel ricevere questa mia lettera, ma le scrivo da sardo a sardo, perché sono realmente curioso di capire alcune cose. Non scrivo agli altri senatori perché non provengono da questa terra e quindi leggono le vicende legate alla Sardegna con filtri esterni, giusti o sbagliati che siano. Però mi sorprende che un sardo, proprio un figlio di Sardegna, possa aver sottoscritto una simile interrogazione. Se me lo concede le spiego brevemente perché.

L’iniziativa che ho avuto il piacere di coordinare faceva parte di un progetto più ampio dedicato a “Sa die de sa Sardigna” e che contempla incontri su temi di attualità, cultura e storia relativi alla Sardegna. Perché chiede la sospensione degli altri appuntamenti previsti su questi temi? Non ritiene opportuno che nelle scuole sarde si parli della storia della Sardegna che normalmente viene ignorata in nome dello svolgimento del Programma (quello con la P. maiuscola)?

Da docente di storia e da lettore accanito della storiografia degli Annales credo sia profondamente sbagliato insegnare la storia veicolando l’idea che essa sia corsa sempre altrove e ben distante dalla Sardegna. Per esperienza le posso dire anche che i ragazzi si svegliano dal torpore libresco quando gli si parla del Nuraghe, della chiesa giudicale o bizantina e di avvenimenti importanti che sono accaduti a due passi da casa loro. È un principio base della didattica quello di partire dalla prossimità per interessarsi al generale, non capisco proprio perché dovremmo ignorarlo. Anzi mi farebbe piacere che il prossimo 31 marzo venisse a trovarci a scuola per vedere come lavoriamo e quali risultati portiamo a casa in una terra prima per dispersione scolastica.

Dario Vassallo, il fratello del sindaco ucciso: “Caro segretario del Pd, al Sud ha stravinto il No per De Luca & C.”

Angelo Vassallo

di Dario Vassallo

Gentile segretario del Partito democratico Matteo Renzi. “Al sud abbiamo perso, perché abbiamo delegato ai notabilati”. Lei al Sud ha perso perché ha avallato una politica feudale che imperversa da oltre 40 anni e che si tramanda da padre in figlio, come una dote, una carica nobiliare, avendo un solo scopo, mantenere il potere. Lei non ha rottamato niente e nessuno, da quando è diventato segretario tutto è rimasto come prima e le sue promesse sono diventate un miraggio.

Ma lei conosce veramente Vincenzo De Luca? Egli è il presidente della Regione Campania, al quale io avevo chiesto il riconoscimento del giglio marino come specie protetta, visto che la Campania è l’unica regione del Sud a non riconoscerlo.

È il presidente al quale avevo chiesto di attuare, praticamente, nella sua regione e a favore dei pescatori, il progetto “Pulizia dei fondali marini”. Non è una cosa strana: è un progetto scelto dal Dipartimento di Stato a rappresentare l’Italia alla Conferenza Mondiale sugli oceani organizzata da John Kerry, e tenutasi a Washington il 15-16 settembre 2016.

Egli è il presidente che ha nominato Franco Alfieri, consulente personale per Caccia, Pesca e Agricoltura, dandogli poteri ampi. Ma Lei conosce Franco Alfieri? Egli è il sindaco di Agropoli, incandidabile alle elezioni regionali del 2015. Lorenzo Guerini, mi rispose “chi lo vuole candidare dovrà passare sul mio corpo”. Chapeau al suo vicesegretario.

Coalizione civica: lettera aperta ai bolognesi

Coalizione civica per Bologna

Coalizione civica per Bologna

di Coalizione civica per Bologna

Care amiche e care amici, il tempo corre veloce verso le prossime elezioni amministrative. Le vicende che hanno segnato in modo così forte la vita cittadina nelle ultime settimane hanno mostrato in modo ancora più evidente come l’amministrazione comunale sia allo sbando. All’esterno si muovono in modo pericoloso poteri che non rispondono agli organismi eletti democraticamente dai cittadini e hanno di fatto commissariato la politica su alcuni temi cruciali. All’interno la scena è dominata da un partito di maggioranza dilaniato da una guerra per bande e ormai definitivamente orientato verso politiche di matrice neo-liberista. Un partito che ha perso la propria anima, se mai ne ha avuta una. Un partito che cerca di recuperare il consenso perduto con goffe e strumentali operazioni di facciata.

Il tempo corre e la nostra responsabilità è grande. Abbiamo di fronte a noi la possibilità concreta di mandare a casa questo ceto politico inetto e trasformista. Per raggiungere questo obiettivo difficile e ambizioso, ma al tempo stesso concreto e possibile, occorre fare un passo indietro per poi percorrerne due in avanti.

Il passo indietro è quello che deve fare ciascuno di noi: spogliarsi delle proprie appartenenze partitiche. I due passi avanti sono quelli che potremo fare subito dopo tutti insieme: mescolarci e inventare nuove idee e nuovi linguaggi politici. Un passo indietro è necessario perché le confederazioni di soggetti politici diversi, siano essi partiti o movimenti o gruppi, non hanno mai funzionato in passato e non potranno funzionare in futuro: troppo grande è il peso delle identità di soggetti strutturati perché non prevalgano alla fine logiche di supremazia e prove di forza.

Lettera aperta a Saviano: noi, lavoratori campani scaricati dalla Coop, chiediamo uno spazio per far sentire la nostra voce

Foto del Fatto QuotidianoQuesta storia, a cui dà dato spazio l’Unione sindacale di base, viene da lontano. Si vedano gli articoli pubblicati da Domani di Arcoiris Tv

di Roberto, Lucia e Carlo, ex lavoratori Unicoop Tirreno Campania

Caro Roberto,

siamo dei lavoratori, tanti lavoratori, che per anni hanno lavorato in Coop Campania poi passata negli anni 2000 alle dirigenze di una Coop Toscana, la Unicoop Iirreno, che oggi è in difficoltà, in grave difficoltà per tutto quello che è accaduto già 4 anni fa e continua ad accadere ora, ci rivolgiamo a te perché ai tanti “politici, giornalisti, programmi tv” ai quali abbiamo esposto la nostra voce, ci volgono le spalle, noi vorremmo avere un po’ di visibilità, non per demolire o denunciare un sistema, ma per far si che le cose cambino e ci sia rispetto per la nostra dignità.

Le Coop nascono più di 150 anni fa (prima nel nord e centro Italia, più tardi al Sud), dalla dinamicità e dalle lotte delle classi operaie per salvaguardare il potere di acquisto dei ceti più deboli; l’etica, la solidarietà, la centralità delle persone, sono le fondamenta sulle quali si è costituito il pilastro della cooperativa.

La Coop fino agli anni Novanta ha mantenuto integri gli obiettivi di espansione e crescita creando lavoro e rispetto economico sociale un po’ in tutta Italia compreso il Sud, ma nel corso degli ultimi anni, forse con la sostituzione di un modello sempre più grande di mercato (le ipercoop), risultati poi negativi alle esigenze dello stesso mercato che si avviava pian piano a quella che oggi viviamo cioè “la recessione”, ed i troppi coinvolgimenti bancari, hanno subito un certo “mutamento biologico” che ha creato una voragine economica in alcune di esse dimenticandosi dei valori e dell’etica’ e rincorrendo sempre più le logiche del profitto.

Casalecchio di Reno: educatori contro i tagli. Quando gli appalti non garantiscono il lavoro nel welfare

Foto di Mkarco

Educatori contro i tagli

di Massimo Corsini

In periodo di crisi, si dice, si taglia ciò che è superfluo. Accade così che a Bologna l’associazione degli Educatori contro i tagli di Casalecchio di Reno si chieda se qualcuno non ritenga il lavoro dell’educatore superfluo, appunto. Questo qualcuno sarebbe ASC Insieme, ovvero l’ASP costituito dai comuni del distretto di Casalecchio, a cui è stata indirizzata una lettera aperta intitolata: Il welfare è servito: dopo lo spezzatino alla bolognese ecco la tagliata all’ASCInsieme.

A dire il vero la lettera è stata indirizzata anche a partiti politici, alle cooperative sociali, ai sindacati firmatari dell’accordo della gara d’appalto in questione ed infine, per conoscenza, indirizzata anche “alla cittadinanza tutta”. Ed il perché è presto detto. Con la nuova gara d’appalto (di tredici milioni circa di euro), che si è tenuta quest’estate a luglio, si sperava si potessero scongiurare eventuali tagli cominciati già l’anno precedente e in ragione dei quali erano state portate avanti da educatori, ma anche dai genitori stessi, numerose proteste. La lettera recita infatti: “Appalto nuovo, gestione vecchia del welfare”.