Predazione del territorio: i liquami della provincia di Belluno

Dalla provincia di Belluno
Dalla provincia di Belluno
di Raffaela D’Attilio e Leonardo Daddabbo
 
Scriviamo per sollecitare l’attenzione su un caso, che noi riteniamo significativo, di consumo del territorio e di predazione ambientale a danno dei beni comuni delle popolazioni locali. I fatti avvengono nella parte più debole ed emarginata del profondo Nord, ossia nella provincia di Belluno, che è un territorio lontano dai grandi centri della pianura veneta, duramente colpito dalla crisi economica e sostanzialmente ignorato dagli organismi politici regionali.

La Confindustria di Belluno, attraverso una delle sue società, il Cipa (Consorzio industriale protezione ambiente), ha presentato un progetto per riadattare un vecchio impianto per lo smaltimento dei liquidi di colorazione dei tessuti. L’impianto, che si trova nel comune di Lentiai, un piccolo centro di 3 mila abitanti accanto alla Piave, appartiene alla San Marco, società del gruppo tessile Orlandi, e fu costruito essenzialmente con i soldi erogati alla provincia di Belluno dopo il Vajont.

L’impianto, dopo la chiusura della fabbrica, è rimasto in disuso per molti anni, fino al momento in cui il Cipa ha presentato alla regione Veneto il progetto di trasformazione in un depuratore. In realtà, l’esame del progetto ne ha rivelato subito la mostruosità. Non si tratta di un depuratore, ma di una “piattaforma dei veleni” per il trattamento, lo stoccaggio e la diluizione nell’acqua della Piave di una serie immensa di rifiuti tossici e pericolosi (l’intero elenco prende otto pagine e lo si può leggere sul sito della regione Veneto).
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