Da Simonino ad Almirante: la culla dell’antisemitismo

di Tomaso Montanari “Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri … Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”. È all’autore di queste […]

E Mussolini gridò: “C’è solo la razza ariana”

di Andrea Cauti La persecuzione degli ebrei in Italia per legge ha una data d’inizio ufficiale: 6 ottobre 1938. Ottant’anni fa il Gran consiglio del fascismo emette la ‘Dichiarazione sulla razza’ – che viene successivamente adottata dallo Stato italiano con un regio decreto legge il 17 novembre 1938 – dove “dichiara l’attualità urgente dei problemi […]

Riflessioni sull'olocausto

A proposito del Giorno della Memoria: perché è importante ricordare

di Claudio Cossu

Ha scritto Elena Loewenthal (Add ed. Torino, 2014): “Appena il treno giunse ad Auschwitz – erano circa le ore 21 del 26 febbraio 1944 -, i carri furono rapidamente fatti sgombrare da numerose Ss, armate di pistola e provviste di sfollagente; e i viaggiatori obbligati a deporre valigie, fagotti e coperte lungo il treno. La comitiva fu tosto divisa in tre gruppi: uno di uomini giovani e apparentemente validi, del quale vennero a far parte 95 individui; un secondo di donne, pure giovani – un gruppo esiguo, composto di sole 29 persone – e un terzo, il più numeroso di tutti, di bambini, di invalidi e di vecchi… Si ha ragione di credere che il terzo sia stato condotto direttamente alla camera a gas di Birkenau e i suoi componenti trucidati nella stessa serata…”

Come si fa a scendere a patti con una storia così? Come si fa a farci i conti? A togliersela dalla testa, a non trasformarla in un’ossessione, a evitare che ti si aggrovigli dentro? A pensare che possa lasciarti in pace anche soltanto per un momento, per tutti i giorni della tua vita? Rimuovere la Shoah dall’universo della mia coscienza e del mio inconscio, soprattutto.

Ebbene, a questa tentazione, a questa volontà di rimozione, io dico con determinata fermezza: no. Voglio che il ricordo di tutto questo orrore resti incatenato a una perenne immobilità, voglio incatenare la visione di quei vagoni piombati, la sofferenza di quelle torture, quel numero tatuato sul braccio di ognuno, quelle urla disumane dei guardiani, quel latrare di cani, quelle fucilazioni di massa.
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La persecuzione di rom e sinti

Leggi razziali 77 anni fa: la persecuzione di rom e sinti

di Claudio Cossu

Cade a breve la ricorrenza, triste e densa di ripercussioni storiche negative, della proclamazione delle leggi razziali, 18 settembre 1938, effettuata a Trieste, piazza Unità d’Italia 77 anni addietro. Per dare più spazio al dittatore vociante, l’amministrazione fascista di Trieste fece spostare, a pezzi, la fontana del Mazzoleni al “lapidario,” accanto alla Basilica di San Giusto. Così il duce potè essere visto e applaudito da una più vasta e numerosa platea, inspiegabilmente gioiosa e frenetica per quella proclamazione insolita.

Ma a subire le conseguenze di quelle leggi enunciate, che hanno rappresentato l’infamia per il diritto italiano e per tutta l’Italia e la sua cultura giuridica, non fu solo il popolo ebraico, quella persecuzione travolse anche le genti rom (chiamati volgarmente zingari) e sinti. Storia rimossa e trascurata da studiosi e ricercatori e che appena ora viene alla luce e indagata quale fonte di ricerca e indagine “La persecuzione di Rom e Sinti: storia e memoria dello sterminio”, a cura dell’Istituto della Resistenza, 25 gennaio 2008 (convegno di Biella).

Noi ci inchiniamo commossi di fronte al martirio ed alle sofferenze degli ebrei, dinanzi alla Shoah, alla discriminazione e al disegno pianificato di eliminare, in un delirio di morte e distruzione, tutta una civiltà ed un popolo. Unitamente a Helmut Schmidt, ci inginocchiamo di fronte ai neri cancelli di Auschwitz, emblema di crudeltà e dolore. Vorremmo farlo fisicamente e in quel luogo. Ma dobbiamo ricordare anche chi venne travolto da quella tempesta malefica di discriminazione e persecuzione che avvolse l’Europa, uomini marchiati dalla stella viola nei campi nazisti, i rom e i sinti.
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