Il dossier Taranto e le proposte Legambiente

di Lunetta Franco Legambiente ha presentato e trasmesso ai ministri competenti il dossier Taranto con le proposte e le richieste dell’associazione. Le proposte sono relative alla VII AS (Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario) ed alla Sicurezza e innovazione tecnologica dello stabilimento siderurgico, alla bonifica delle aree contaminate di competenza dei Commissari straordinari di Ilva […]

Tiri a segno: lo dice una sentenza, non sono abilitati

Tiro a segno
Tiro a segno
del circolo di Legambiente SettaSamoggiaReno

Da molti anni Legambiente si occupa di evidenziare le irregolarità che si compiono in numerosi poligoni di tiri sportivi sparsi nel territorio italiano, in particolare il Regionale Legambiente Emilia Romagna e Circolo Legambiente SettaSamoggiaReno hanno denunciato alle autorità irregolarità sia negli impianti sportivi di Vergato che di Bologna.

Dobbiamo dar atto che gli argani preposti – tribunale, comuni, forestale – che sono intervenuti efficacemente, ma sul tiro a segno di Bologna ci sono ancora resistenze. Quindi le nostre denunce erano e sono fondate, quindi segnaliamo le sottostanti ultime notizie importantissime, che modificano le procedure in atto, non solo per il tiro a segno del bolognese, ma di tutti i tiri a segno italiani.

Il Tar del Lazio ha recentemente emanato una SENTENZA in merito all’agibilità del tiro a segno di Roma, nella quale sottolinea che Uits, l’Unione Italiana tiro a segno, non ha alcuna legittimazione a certificare l’agibilità dei poligoni. Nella sentenza, infatti, si ribadisce che la competenza relativa all’accertamento dell’agibilità dei poligoni (anche di prima categoria) e relative prescrizioni, competono in via esclusiva al ministero della Difesa e al Genio militare.
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Bologna: il Corriere della Sera censura la posizione di Legambiente sul Passante nord

di Legambiente

La redazione bolognese di RCS (Rizzoli Corriere della Sera) ha rifiutato la pubblicazione a pagamento sul Corriere della Sera della posizione ufficiale di Legambiente sul Passante Autostradale Nord.

La pubblicazione a pagamento era già stata concordata e prevista per domenica 7 giugno, ma la redazione del Corriere della Sera ha fatto comunicare all’ultima ora il suo diniego senza sentirsi in dovere di motivarlo e senza nessuna richiesta di modifica al testo.

Nessuna motivazione è stata fornita per questa decisione che costituisce una esplicita censura di una posizione ragionata e fondata su ricerche puntuali che è stata espressa in un documento e dai toni più che corretti.
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Bologna, Legambiente ai sindaci: informate i cittadini sul passante nord

Tracciato passante norddi Legambiente Emilia Romagna

In questi giorni abbiamo scritto ai sindaci e ai consiglieri comunali interessati dal tracciato del passante nord chiedendo con urgenza momenti di confronto e informazione per i cittadini, relativi al progetto. Infatti dopo la firma dell’accordo del 29 luglio scorso tra Regione Emilia Romagna, Provincia, Comune di Bologna e Autostrade per l’Italia, il percorso del “passante Autostradale Nord” ha avuto purtroppo una accelerazione, con l’inizio della progettazione vera e propria da parte di ANSPI.

Poiché, sono già stati avviati i sondaggi per la preparazione del tracciato di dettaglio, e sono in corso incontri tra i sindaci per esaminare il progetto e richiedere eventuali opere accessorie, l’associazione ritiene sia inderogabile la necessità di informare la cittadinanza di questo progetto e delle sue conseguenze sul benessere della collettività. Purtroppo se sui giornali il tema del passante è onnipresente, nessuna azione comunicativa vera è stata messa in campo dai comuni della pianura per dare informazioni basilari, come ad esempio il tracciato previsto, le scelte progettuali, i costi ed i benefici dell’opera.

Certo a noi è chiaro che risulti difficile, da parte delle amministrazioni locali, presentare i presunti benefici del passante, quando la stessa Società autostrade nel 2013, definiva l’opera di “scarsi benefici trasportistici”, dal “consistente impatto territoriale” e rilevano la “mancanza di elementi necessari a garantire la fattibilità tecnico / economica dell’iniziativa”.
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Legambiente: 18 domande ai candidati sindaci di Vergato

Legambiente
Legambiente
di Claudio Corticelli

Legambiente, il Circolo Setta Samoggia Reno che opera nella Valle del Reno, ed anche a Vergato, in vista del rinnovo dell’amministrazione comunale, che avverrà nel prossimo mese di maggio, sui temi ambientali propri della nostra associazione, formula le seguenti considerazioni e le conseguenti domande ai candidati sindaci che si presenteranno nella prossima competizione elettorale.

Premessa. In questi ultimi vent’anni Vergato è stato caratterizzato da una forte espansione edilizia che non ha tenuto neppure in considerazione il più esteso progetto urbano, che riteniamo criticabile sotto diversi aspetti. È stata edificata l’area industriale della ILM senza considerare la possibilità di favorire altri insediamenti industriali-artigianali in quella zona o di utilizzare questi spazi per lo sviluppo o il rinnovo delle edilizie scolastiche obsolete. Per le scuole si è poi pensato di utilizzare zone verdi e periferiche, in terreno instabile, con percorsi stradali senza marciapiedi e tratti in forte pendenza, distanti dai servizi pubblici.

Il piano regolatore si è spinto oltre, programmando per gli anni futuri altri importanti insediamenti edilizi in zone verdi attorno al paese. Ma neanche gli spazi aperti rimasti all’interno del paese, dove si sarebbero potuti creare spazi verdi, pedonali e ciclabili, sono stati risparmiati. Piazza IV Novembre è stata dimezzata con la costruzione di un altro orribile “grattacielo”.
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Appennino tosco-emiliano: meno capitalismo dei rifiuti e più ambiente sostenibile

Sistema Cosea
Sistema Cosea
di Legambiente SettaSamoggiaReno

In tema di rifiuti abbiamo recentemente letto dell’invito che il ministro allo sviluppo economico Zanonato, che ama l’energia nucleare, ha rivolto a livello nazionale alle 4 grandi multi utility, protagoniste negli ultimi anni di importanti fusioni, affinché nelle proprie politiche espansionistiche diano la priorità all’assorbimento delle piccole e medie aziende di proprietà pubblica. Come Legambiente, lo consideriamo un messaggio inquitante e sbagliato nella forma e nei conteniti.

Negli ultimi giorni è apparsa inoltre sulla stampa locale la notizia che 24 Comuni dell’Appennino tosco-emiliano, proprietari del consorzio e delle società che costituiscono il cosiddetto “Sistema-Cosea” che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti sulla montagna Bolognese e Pistoiese, in vista della scadenza dell’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti a Cosea Ambiente SpA, e di un ormai prossimo esaurimento della discarica del Co.Se.A. Consorzio Servizi Ambientali, sono chiamati a valutare il futuro di queste realtà (circa 100 dipendenti diretti e altrettanti nell’indotto) ipotizzando la cessione dell’attività, in tutto o in parte, alla mulitutility Hera.
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Nuovo centro sportivo del Bologna FC: Legambiente deposita un esposto in procura

Granarolo e il Bologna Calcio
Granarolo e il Bologna Calcio
di Legambiente Emilia Romagna

Legambiente ha depositato nei giorni scorsi un esposto alla procura della Repubblica di Bologna, in merito al progetto di nuovo centro sportivo del Bologna FC. Un intervento da 22 ettari in piena campagna di Granarolo, che prevede il cambio di destinazione d’uso dell’area (oggi agricola), variando gli strumenti urbanistici del Comune grazie ad un accordo fortemente voluto dalla giunta Draghetti.

Come già segnalato fin dall’estate scorsa, per Legambiente si tratta dell’ennesima forzatura delle regole urbanistiche che questa Regione si è data, oltre che un ennesimo danno al territorio. Sono numerosi i tecnici e gli stessi addetti ai lavori che in questi mesi hanno segnalato disagio e sdegno riguardo le modalità e i contenuti dell’operazione.

Un intervento di modifica dei PSC che viene giustificato formalmente dalla presenza di “rilevante interesse pubblico”, secondo l’articolo 40 della legge regionale 20/2000. Un interesse pubblico poco evidente per Legambiente, secondo cui i dati certi della vicenda sono una perdita di suolo agricolo in piena campagna, operazioni immobiliari e cambi di destinazione di terreni appartenenti a privati.
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Granarolo e il Bologna Calcio

Il consumo del territorio in Emilia Romagna: il caso Granarolo e Bologna Calcio

di Legambiente Emilia-Romagna

Sulla necessità di un freno al consumo di suolo negli ultimi anni sono state spese molte parole dalla giunta regionale, a partire dal Piano Territoriale Regionale, passando per i programmi elettorali. Purtroppo a oggi su questo versante gli unici rallentamenti sono stati messi in atto dalla crisi dell’invenduto, mentre dalla Regione non un atto politico riconoscibile è venuto in questa direzione, a riprova di una chiara mancanza di volontà politica.

Ultima conferma di questi silenzi, è il caso paradigmatico della variante al Psc di Granarolo, nel bolognese, per la realizzazione del polo sportivo e polifunzionale del Bologna calcio. Un progetto che coinvolgerà 22 ettari in piena campagna, con una scelta opposta ad ogni sensata strategia urbanistica, che oggi dovrebbe puntare a contenere la dispersione abitativa, ridurre il consumo di suolo e creare nuovi poli attrattivi solo lungo le principali assi di mobilità pubblica di massa. E come spesso accade un progetto attuato in deroga agli strumenti urbanistici, con l’opinabile argomento della “pubblica utilità”.

Invano Legambiente, Italia Nostra ed esponenti della minoranza in consiglio regionale hanno chiesto all’Assessore Peri e agli uffici regionali di esprimere un parere sulla procedura, giudicata non corretta. Un parere che non è mai arrivato, a testimonianza di una impermeabilità ormai consolidata. Ed intanto mercoledì si è chiusa la conferenza degli enti che ha espresso parere favorevole sull’intervento.
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